
*Scollamento dai modelli imposti*
Estratto da
“ Il Numero Uno e il Numero Due “
C’è un capitolo nel libro del dottor Burdi:“Bisogno di rinnovare le relazioni”. Questo è un capitolo che leggi in un soffio perché estremamente fluido, ma che necessita una seconda lettura e perché no, anche una terza.
Ogni volta che lo rileggi senti dentro il peso di quelle domande che la coscienza già ti poneva, ma che non erano mai state espresse a parole. Il dottor Burdi ha la capacità di rendere reali i pensieri, le sensazioni, tutto ciò che prima era informe diventa reale, leggibile.
Forse il desiderio di molti è essere capiti, essere letti come un libro. Ma non tutti parliamo la stessa lingua e pretendiamo sempre di essere letti e capiti da stranieri. Stranieri d’anima s’intende.

Il dottore e la dottoressa Burdi sono poliglotti. Partecipare ad una seduta di gruppo con loro è come guardare due interpreti, in una stanza piena di gente proveniente da ogni parte del mondo, dialogare fluidamente con tutti, passando da una lingua all’altra senza il minimo sforzo.
In questo capitolo la domanda che forse più ha messo la mia persona in crisi è stata: “quanto di ciò che sono è frutto di ciò che mi è stato chiesto di essere?”
Non ci pensiamo mai abbastanza o ci pensiamo troppo.
Io ho dato una risposta sincera a questa domanda: “un buon 70%”. Crediamo, ci appigliamo all’idea di essere artefici del nostro destino, padroni delle nostre scelte, ma in fin dei conti non siamo che la somma di tutte quelle aspettative che ci hanno appiccicato addosso. Abbiamo appreso un ruolo e ci impegniamo come attori holliwoodiani per interpretarlo al meglio. Siamo così bravi che quasi ci convinciamo di essere esattamente così. E invece no che non lo siamo. Come posso accorgermi di star interpretando un ruolo se ormai la mia persona è un tutt’uno con esso?
Ascoltandoti. Quando prendiamo una decisione, anche piccola, due voci riecheggiano in noi: il numero uno, i nostri istinti, ciò che d’impulso faremmo e il numero due, quel moralista, perbenista che se potesse annienterebbe i nostri pensieri e li sostituirebbe con quelli della società, della famiglia, della cultura, della religione.

Ci si aspetta di seguire la voce del numero uno, ma la verità è che l’uno si rimpicciolisce sempre di più, messo in ombra dal numero due, che detta legge in maniera così rigida che sembra impossibile non seguirne le direttive. Le persone più arroganti diranno: “io faccio sempre quello che voglio, a me non frega niente della legge”. SBAGLIATO. Non fai quello che vuoi nel momento in cui il numero due, astutamente, gioca con i sensi di colpa.
Può non essere aggressivo, ma è facile si insinui nelle pieghe più delicate dei nostri sentimenti. Rimorsi, sensi di colpa, paura di non essere accettati. Ed è così che rimette in riga la nostra persona. “Se lo fai nessuno ti vorrà bene”, “se lo fai ferirai le persone che ti circondano e a cui vuoi bene”, “fallo e te ne pentirai per sempre”.
Questa è una voce che dobbiamo contrastare con tutte le nostre forze, facciamolo sfogare un po’ il nostro numero uno e facciamola qualche follia, se è ciò che desideriamo davvero. Ascoltiamolo, sa fin dove può spingersi, ma mettiamo un collare al numero due o ci inghiottirà.
federica alfonso
tirocinante di psicologia università di foggia presso lo studio burdi
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