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Studio di Psicologia e Psicoterapia (logo)


Contenuti centrali

Attacchi di panico (o DAP)

Qui di seguito troverai alcuni racconti.

Claudio I


Salve, sono un ragazzo di 27 anni, e fin dall'età di 5 anni, quando ho cominciato ad avere i primi rapporti sociali, sentivo una leggera sensazione di disagio ed avevo difficoltà di integrazione con i compagni di scuola. Quando incontravo un amico o anche solo quando mi veniva rivolta la parola o fatta una semplice domandava mi emozionavo a tal punto da diventare rosso, sorridere, e rispondere con un fievole s-i ii/n-o oo/come? (a volte non capivo nemmeno la domanda che mi veniva posta). La mattina ho avuto da sempre difficoltà ad alzarmi, e fin ricordo perfettamente che quando ero a scuola/in compagnia ero agitato, sudavo le ascelle anche quando era freddo, e tendevo ad isolarmi. Anche quando tornavo a casa dalla scuola generalmente pranzavo e poi mi chiudevo in camera da solo a giocare/studiare. Il mio ambiente familiare era una cuccia comoda ma al tempo stesso molto immersa in un'atmosfera di tensione ed ansia. Sono l'ultimo figlio di quattro, due maschi e due femmine, le mie due sorelle hanno 42 e 37 anni e mio fratello ha 39 anni. La mia tenera età vissuta nell'ambiente familiare ha sperimentato le crisi di mio fratello, 18enne quando avevo 6 anni, che sovente litigava con i miei genitori e rompeva mezza casa. A volte, durante queste crisi, i miei genitori mi portavano a casa di mia sorella, all'epoca appena sposata. Oggi mio fratello è ha un'invalidità permanente dell'80% ed è in cura per schizofrenia dovuta a sostanze psicoattive. Mi vergogno e mi fa male parlare di queste cose, e, come all'epoca mi sentivo a disagio quando mi venivano poste domande dai miei amici del tipo "ma tuo fratello si droga?", oggi mi fa piacere pensare che tutto ciò sia stata solo una parentesi della mia famiglia, ma in realtà forse provo ancora vergogna verso i vicini di casa per le grida che uscivano da casa tanto tempo fa. La coscienza di questi ricordi, inoltre, è venuta a galla dopo anni ed anni di meditazione sulle possibili cause della mia condizione, che le espongo in seguito. All'età di 14 anni i miei genitori hanno preferito, forse per evitarmi ulteriori sofferenze familiari (mio fratello stava molto male), farmi frequentare le scuole superiori in convitto in centro/nord Italia. A 16, quindi dopo un'esperienza che oggi reputo seppur un po' sofferta, molto formativa, sono ritornato a casa ed ho ripreso gli studi superiori nella mia città di residenza. All'età di 17 anni, mentre ero a scuola, fui preda di una crisi di panico, la prima di una lunga serie. Cominciai quindi la terapia con ansiolitici ed antidepressivi, terminata nel 2005. La condizione di ansia mista a depressione mi impedì di continuare la scuola regolarmente, e mi diplomai a 22 anni in una scuola serale. Quindi a 24 anni trascorsi un anno come studente universitario fuori sede, diedi solo 4 esami, ma fu una specie di piacevole vacanza dove potei anche meditare sul mio problema, "sociale" che mi accingo ad esporle. Quando sono con altre persone che non siano la mia famiglia in senso stretto o pochissimi amici, sempreché non sopraggiungano altre persone, provo un senso di come di "paura" mista ad emozione, e molto spesso inevitabilmente mi sopraggiunge un senso d'impotenza e di irritazione, perdo la calma e comincio ad essere ansioso, sento il bisogno di allontanarmi e se non lo faccio in fretta comincio ad andare in tachicardia, a sentire caldo, e dal mio viso cominciano a gocciolare fiumi di sudore. Si è quindi innestata una sorta di fissazione, un'abitudine ad aspettarmi questo sintomo ogni qualvolta debba avere un'interazione con altre persone, che aimé, anche se tento di evitare per quanto possibile, non solo non posso farne a meno (di interagire con altre persone), ma non sarebbe nemmeno una soluzione pensabile! E quindi cerco in tutti i modi di mascherare questo mio disturbo, magari allontanandomi con la scusa di fumare una sigaretta e frequentando poco o per nulla le amicizie, e limitando al massimo i rapporti di lavoro/visite a parenti, ecc. Mi dispiace di essermi dilungato, ma l'ho ritenuto l'unico modo per permetterle fare una diagnosi e magari darmi un appuntamento per un colloquio iniziale dove poter cominciare un'eventuale terapia. Vorrei aggiungere per completezza che all'età di 1-2-3 anni (non lo so con precisione ma posso informarmi) pare che quella "brava disgraziata" di mia sorella mi abbia fatto cadere non so dove mentre mi teneva in braccio, provocandomi quindi un probabile trauma cranico. Grazie e saluti, Claudio I.

Ciao Claudio, leggo con molta attenzione la tua interessante storia molto carica di sofferenze. Hai maturato lungo il tuo percorso una fobia sociale, come conseguenza della paura di essere giudicato. Tale paura ti ha portato ad un graduale isolamento, tanto da provare enorme fastidio nello stare con gli altri e da questo la conseguente formazione degli attacchi di panico. Si puo' fare tantissimo. E' necessario che tu faccia psicoterapia. Ti suggerisco di leggere alcune delle tante storie simili alla tua che ho trattato con notevole successo. Un caro abbraccio, dr burdi .
 
 

Francoise


Il risultato di mesi di terapia mi hanno portato a questa conclusione: che un uomo raggiunge il successo quando: Ride spesso di gusto,ottiene il rispetto di persone intelligenti e l’affetto dei bambini, presta orecchio alle lodi di critici sinceri e sopporta i tradimenti dei falsi amici,apprezza la bellezza,scopre negli altri gli aspetti positivi,lascia il mondo un pochino migliore si tratti di un bambino guarito un aiuola o del riscatto di una condizione sociale,sa che una sola esistenza è stata più lieta del fatto che tu sia esistito. con stima e affetto Francois.
 
 

Pietro


Sono entrato in analisi di gruppo per lo stesso motivo per il quale ci entrano moltissime persone: ansia e attacchi di panico. Soprattutto attacchi di panico. Con tutto il corollario di piccole e grandi manie e rituali magici che caratterizzano chi è affetto da questi disturbi. In principio non ero molto contento di dover fare questa esperienza. Figuriamoci. Dover parlare in pubblico, e per di più a dei perfetti sconosciuti, delle mie cose più intime, dei miei segreti e delle mie debolezze mi metteva a disagio. Anzi, mi spaventava a morte. Ma mi sono ricreduto subito, sin dalla prima seduta. In gruppo ho scoperto di non essere solo, che ci sono tante persone con gli stessi miei problemi, che non sono pazzo e, soprattutto, che avevo trovato la strada giusta, la via per la “guarigione”.Non è molto che faccio terapia, pochi mesi, ma ho già notato (dovrei dire sentito) i primi progressi. Una serie di piccoli grandi traguardi sono stati raggiunti con l’aiuto del gruppo.L’ansia non mi stringe più in quella morsa opprimente che mi paralizzava e gli attacchi di panico sono “ospiti” molto meno invadenti. Insomma, sto molto meglio. Soprattutto ho raggiunto una migliore coscienza di me stesso. Certo, non mi illudo. Ci saranno delle ricadute, ma ho la consapevolezza che saprò rialzarmi e riprendere il cammino ed arrivare al traguardo. Prima parlavo dei rituali che accompagnano questo tipo di disturbo. Ebbene, io ne avevo diversi. In particolare uno era diventato assolutamente asfissiante. Avevo, infatti, un vero e proprio rituale magico: solevo grattarmi i testicoli (la classica grattata di palle!!!) e poi farmi il segno della croce. Lo facevo in continuazione: prima di uscire, ogni volta che cambiavo strada con la macchina quando mi trovavo fuori città, prima di andare a dormire. Un rituale che ho ripetuto circa 50 volte al giorno per moltissimi anni, sempre attento che nessuno mi vedesse, nell’illusione che mi proteggesse da ogni pericolo. Evocare, con quel gesto, “forze superiori” mi dava sicurezza. Poi è capitato che abbiamo affrontato l’argomento in gruppo. E’ venuto fuori per caso, quasi naturalmente. Ho scoperto che tutti noi avevamo qualche gesto “liturgico” che accompagnava la nostra quotidianità. Mi sono fatto coraggio e ho raccontato il mio. Non è stato facile, non lo avevo mai detto a nessuno. Ho riflettuto a lungo su quanto ci siamo detti in quella seduta. Poi ho capito. La magia non centra nulla con la mia vita, la magia non esiste e quel gesto di grattarmi e poi farmi il segno della croce non mi poteva aiutare in nessun modo semplicemente perché era una sciocchezza. Una settimana dopo quella seduta, ho smesso di farlo. Un piccolo passo ed un piccolo progresso ma quanto mi fa sentire bene e libero! Grazie ragazzi.
 
 

Olga


Caro dr Burdi, le mie vacanze le ho trascorse abbastanza bene, rilassandomi e godendomi il paesaggio toscano e il fresco dell'Abruzzo. Dal giorno in cui ci siamo salutati, le cose sono andate complessivamente bene, ho cercato nelle mie attività, rapporti (lavorativi e familiari) di metterci passione, una buona dose di aggressività e un sano egoismo....difficile adesso tapparmi la bocca quando le cose non mi vanno a genio!! Però ogni volta che torno a lavoro, seppure con uno spirito indubbiamente più allegro e vitale, finisco per avere, seppur moltissimo affievoliti, i miei classici sintomi di ansia... ma forse non solo sul lavoro, perchè qualche volta li ho avuti anche durante le vacanze. Sicuramente ho imparato a gestirli e come lei dice "le ricadute o le manifestazioni di ansia bisogna aspettarsele non spariranno magicamente e possono essere un’occasione per individuare taluni disappunti nascosti; pertanto cui non mi spaventano più ma capisco che dietro c'è da analizzare, le cd. MATRICI da approfondire....spero e sono sicura che nel cammino che riprenderò a settembre con il suo aiuto io possa avere dei benefici "vitali x la mia persona", come sono stati quelli che mi ha dato nei tre mesi trascorsi di analisi. In questo momento sentivo di comunicarle il mio stato di benessere fisico e mentale e la mia serenità; si, volendo descrivere il mio stato d'animo attuale direi che mi sento molto serena, e lo sono non perchè abbia risolto i problemi che mi assillano e che lei conosce sicuramente meglio di me, ma perchè sto imparando a guardarmi intorno con un'ottica più ampia ( a 360°), a carpire il più possibile dagli altri e ad apprezzare maggiormente me stessa; infatti, riesco, adesso a stare bene con me stessa accettandomi maggiormente e facendomi valere anche nei confronti degli altri nel mondo lavorativo, nell'ambito familiare e in genere nelle mie relazioni. Ho come la sensazione nelle mie relazioni che gli altri mi apprezzino di più e mi vogliano più bene senza la necessità di richiedere il loro affetto, credo che questo sia la conseguenza del fatto che io stessa mi guardo con occhi diversi e per questo devo ringraziare lei e il mio fantastico "gruppo" che adoro. Sono sicura che questo che le sto dicendo le fa molto piacere, perchè sento che lei mi è molto vicino come mi sono vicini tutti i membri del mio gruppo. Mi ha fatto molto piacere scriverle queste poche parole, sentivo di farlo e lo fatto!!! Sono felice di averle scritto questa mail mi aiuta a sentirla vicino e a sentire vicino i miei cari amici del gruppo a cui voglio già tanto bene, come ne voglio a lei. l'abbraccio forte!!
 
 

Giuseppe


E’ strano come ci si sente quando una cosa come la DAP ( sindrome Depressiva con Attacchi di Panico ) ti colpisce all’improvviso, è un fulmine che non ti aspetti, è un colpo basso senza preavvisi. Ho 38 anni, vita sempre movimentata piena di viaggi, sport , vari interessi, serenamente coniugato, un buon lavoro….vita normale come tante, poi un giorno… Un giorno prima di andare al lavoro mi ritrovo nel mio garage solo, mi siedo, mi mancano le forze, una strana forma di malessere generale mi pervade, perdo l’uso della parola non riesco a chiedere aiuto, l’aria mi manca, sono cosciente ma le mie braccia e le mie mani non riesco più a muoverle, le gambe sono di piombo. Mi dico ecco stò morendo è la fine è la mia ora, perdo la nozione del tempo, non so da quanto tempo sono in quello stato, ma poi riesco nuovamente a muovere una mano e poi piano piano tutto il corpo riprende nuovamente le sue funzioni, sono di nuovo in piedi ma la strana sensazione di malessere non mi lascia ancora. Da quel giorno io non sono più io. Si è rotto dentro qualcosa, almeno nell’io interiore, quello che aveva accettato tante sfide con la paura e le aveva vinte, quello che non si tirava indietro di fronte alle scariche di adrenalina che ti potevano provocare una folle corsa in moto o una discesa di rafting in un fiume in piena,o attraverso un volo jumping . Ho fatto proprio di tutto, ma ora tutto è cambiato, ora tutto mi spaventa e penso che la corazza che avevo un tempo si è frantumata. Mi sono rivolto dal Dottore, il quale mi ha diagnosticato la famigerata DAP . Mi consiglia di entrare in terapia di gruppo . Sulle prime sono un po’ diffidente, non mi ero mai rivolto prima d'allora da uno psicoterapeuta . Mi fido, ed accetto di far parte del gruppo a maggioranza femminile. Il primo giorno di seduta con il gruppo, stò malissimo, una forma di ansia mi fa stare muto per la prima ora; ad un tratto poi riesco a liberarmi da quella morsa che mi attanaglia e parlo con gli altri……una liberazione. Il secondo giorno già mi sembra di conoscere gli altri da tempo, parlo con loro discuto ed addirittura riesco a ridere , mi dico “rieccomi sono tornato” ma tanta strada devo ancora percorrere per ritrovare me stesso. Ora sono entusiasta del gruppo. Ringrazio particolarmente il Dr. e i miei amici di gruppo che in così breve tempo mi hanno fatto sentire uno di loro, li ringrazio perché insieme mi hanno indicato la strada da fare che per quanto irta di ostacoli e faticosa sò ora essere quella giusta. Non sono miracolosamente guarito anzi, la sensazione di angoscia e di ansia delle volte ritorna ma stò imparando a non temerla, a convivermi che essa è un eccesso di vitalità che andrebbe meglio orientata. Credevo erroneamente che quello che mi stava succedendo mi avrebbe vinto, sopraffatto, annientato come persona ed invece parlando con il gruppo ho compreso che molto puo’ dipendere da come ho impostato le mie relazioni . Trovare in altre persone che ti ascoltano e capiscono ciò che stai attraversando è un sollievo, un balsamo per il mio io avvilito. Adesso mi fanno dire che “ce la posso fare”.
 
 

Sento di stare per morire


I miei primi attacchi di panico sono iniziati quando avevo diciotto anni. Ricordo ancora oggi quella cena tra amici durante la quale all'improvviso mi sentii molto male. Ebbi per la prima volta la sensazione di stare per morire, insieme a dei sintomi tipo il tremore, la sudorazione, le palpitazioni e la mancanza d'aria. Subito i miei amici mi portarono a casa e da quel periodo iniziò il mio tentativo, tramite molteplici consulenze specialistiche, di trovare un perché a questo apparente malessere inspiegabile. Col tempo, anche attraverso l'aiuto di diverse letture sono arrivato a capire che si trattava di D.A.P. Attualmente ho 30 anni, lavoro in una fabbrica molto vicina alla mia abitazione e mi sono anche sposato. Gli attacchi si sono ripetuti nel frattempo con scadenze medie di qualche mese l'uno dall'altro. Sono stato fortunato perché mia moglie é molto comprensiva, ma a tutt'oggi la mia vita risulta notevolmente vincolata da questo tipo di disturbo che mi crea notevoli difficoltà nell'allontanarmi da casa e nel sentirmi a mio agio con gli altri. Mia moglie è da alcuni mesi in stato di gravidanza e spero vivamente di non trasmettere al mio futuro figlio questa malattia.
 
 

Il mostro dietro le spalle


Scrivo anch'io per il problema degli attacchi di panico! Non avrei mai immaginato che nella vita si potesse stare così male, perché tutto sommato, mi ritengo una persona libera, ma da quando soffro di DAP vivo come rinchiusa in un carcere dal quale non riesco a fuggire! Tutto è iniziato nel settembre del '97, in seguito al terremoto in XXXXXX! Durante la seconda scossa ho avuto il primo attacco. Sapevo che dovevo uscire di casa, ma non riuscivo a muovermi. Il secondo attacco l'ho avuto sei mesi più tardi, mentre ero dalla parrucchiera (dove avevo sentito un'altra scossa) e poi il più terribile in macchina in una galleria (ancora mi chiedo come ho fatto ad uscirne, visto che ero sul punto di svenire!).Di lì, a susseguirsi, ansie anticipatorie e un nuovo attacco l'anno scorso in vacanza,fino a quel momento meravigliosa (mi sentivo guarita!)mentre ero a cena: non riuscivo più a deglutire e mi sentivo soffocare!!!! Per mia fortuna, sono stata subito curata da una brava psichiatra con XXXXXXX da 0,25 e dal XXXXXXX e gradualmente ho smesso tutto in un anno per poi ricominciare, col XXXXXX per due mesi, dopo l'episodio estivo. La dottoressa, mi ha spiegato che se non funziona la terapia farmacologica, bisogna andare ad indagare nel profondo e così, nel novembre del '99 ho iniziato una psicoterapia. A Natale, ho avuto una fortissima depressione (volevo morire) che, ho poi qualificato, come una profonda crisi esistenziale che mi ha molto avvicinato alla fede, vista non come ancora di salvataggio, bensì come una seria analisi sul senso della vita anche, se poi, mi è stata di grande aiuto una mezza pasticca di XXXXXXX (un altro antidepressivo) che sto iniziando a non prendere più. Sono stata anche da un simpaticissimo agopuntore che mi ha prescritto i fiori di Bach. Ho alle spalle una litigiosissima famiglia, con una mamma malata per ben sei anni, di un linfograniloma, quando io avevo 11 anni e poi guarita. Un matrimonio durato tredici anni, dal quale ho avuto una figlia di 11 anni, sfociato poi in un divorzio da un marito anaffettivo al massimo. Dal '96 ho cambiato città ed ora ho un compagno molto affettuoso e molto forte di carattere e lavoro in casa per seguire la famiglia. Stranamente, nel momento in cui dovevo finalmente stare bene.......mi sono scavata la fossa da sola!!!!! So per certo, che è solo questione di tempo, ma che prima o poi uscirò fuori da questo problema, come ne sono uscite molte mie amiche e amici (sembra proprio che ne soffra molta gente!). Mi sono state di grande aiuto alcune letture, ma altre mi hanno totalmente terrorizzato!!! Per cui, penso che sia giusto fare molta attenzione a cosa si legge quando si è affetti da DAP. Ora, non mi resta che trovare il bandolo della matassa, per poter finalmente eliminare questo mostro che mi alita da dietro le spalle, anche se ho capito che quel mostro non sono altro che io e che devo imparare ad amare anche questa parte di me, che non mi piace (per il momento) affatto...
 
 

È stato bello raccontarsi un po'


Sono XXXXXXX, soffro di D.A.P., sono ipocondriaca, depressa, ma giuro, ho tanta voglia di sconfiggere tutto. Il primo attacco si manifestò nel 98, quando, insieme al mio ragazzo, decidemmo di farci una canna (adesso ho 28 anni e al momento non avevo tutta questa voglia di condividere un qualcosa, che a tempo debito, ritenevo superflua). Il mio ragazzo aveva 6 anni meno di me e questo era già fonte di insicurezza. I miei, sembrava non volessero saperne di accettare quel nuovo amore, così vivevo conflitti sia con l'anima che con il resto del mondo . Torniamo a quel benedetto stupefacente...in me ha avuto un effetto pazzesco (tachicardia, senso di soffocamento, sensazione di perdita di controllo, paura di morire). Tutte queste "splendide sensazioni" si ripetono a tutt'oggi. Ho preso diversi farmaci, ma continuo a stare male. Mi fidavo degli psicologi, ma il primo attacco si e' verificato proprio durante il periodo della terapia, che e' iniziata nel 94. Adesso ho deciso di mettermi nelle mani di uno psichiatra, ma nonostante le cure, sto tanto male.... cerco di darmi forza, ma in quei momenti il controllo non e' possibile. Ho scoperto per caso questo sito e penso che è stato bello raccontarsi un pò.
 
 

Perché il sintomo mi si ripresenta sempre quando sto meglio?


Sono una ragazza di 23 anni e da 7 anni soffro di crisi di attacco di panico con fobie. Le mie crisi nel corso degli anni sono state variabili, con disturbi maggiori o minori, senso di svenimento ecc. In tutto questo tempo sono stata anche bene , però nel momento in cui stavo meglio e avevo fatto dei progressi, superando anche parecchie fobie, subito dopo mi ritornava l'attacco di panico, facendomi precipitare nella più totale disperazione. Perché il sintomo mi si ripresenta sempre quando sto meglio? Malgrado sia venuta a conoscenza della psicoterapia cognitivo comportamentale, non sono mai andata in terapia per problemi economici . Finora mi sono curata con l'omeopatia, ma so che ciò non basterà.
 
 

Come sarà il mio futuro?


Sono FXXXXXXXX ed ho 25 anni e da qualche mese soffro di attacchi di panico. Li sto curando con una terapia farmacologica che sta funzionando bene, anche se mi è rimasta molta paura addosso e non riesco ancora ad affrontare senza traumi i supermercati. In questo periodo, fra l'altro, sono ingrassata e questo mi crea dei problemi, visto la mia insicurezza di base. A volte penso che questa cura possa aver contribuito a questo aumento di peso e che mai mi toglierò di dosso questo disturbo che, nel suo piccolo, ha cambiato la mia vita e l' ha resa più difficile. Dovrò affrontare tante cose nella vita... mi voglio sposare... voglio avere dei bambini ed ho paura anche ad andare al supermercato. Come sarà il mio futuro?
 
 

Prendo vari farmaci


Sono MXXXX, ho appena visitato il vostro sito e in molte cose ho trovato un po' di conforto. È circa 11 mesi che soffro di panico. Tutto è cominciato una notte... che non riuscivo a prendere sonno, poi sudorazione, nausea e soprattutto un grande dolore davanti al petto. La mattina sono andata dal mio medico curante, che mi ha detto:- È stress!!!- Soltanto che, tornata a casa, i sintomi non cessavano, anzi... Sono tornata dal mio medico, il quale mi ha fatto un elettrocardiogramma e mi ha mandata di corsa al Pronto Soccorso, dicendomi che forse potevo avere una lesione al cuore(anche se lui sosteneva di mandarmi solo per precauzione, per scrupolo). In effetti la lesione al cuore non c'era, o meglio non era mai esistita, ma io sono rimasta spaventata a morte... e adesso... da circa 1 mese... ho paura di soffrire di una malattia incurabile alla testa (il dottore dice che gli attacchi di panico, mi provocano i mal di testa e la sensazione di vuoto), ma io sono terrorizzata; ho paura di morire. Sto prendendo vari farmaci, ma gli attacchi continuano a venire...
 
 

Mi voglio sfogare un po'


Soffrire di questa malattia, mi sono resa conto che, è la cosa più brutta del mondo, soprattutto se non hai nessuno vicino... nemmeno il tuo moroso! La prima crisi l'ho avvertita nel settembre 99, il primo giorno di scuola, in una classe nuova dove non conoscevo nessuno, i sintomi provati erano a me sconosciuti: tachicardia, mancanza d'aria, senso di soffocamento. Dopo varie ricerche, ricoveri ospedalieri, esami, mi venne detto che soffrivo di "attacchi di panico" e i dottori mi prescrissero degli psicofarmaci, che io non comprai neppure. E da allora ho vissuto una crisi più o meno forte quasi tutti i giorni. Sono sempre stata una ragazza molto attiva, scalmanata... quasi un maschiaccio! Ero sempre al centro dell'attenzione di tutti, passavo la domenica in pista a girare con la mia moto, mi piaceva la velocità! Mi piaceva divertirmi e far divertire gli altri. Adesso non riesco neppure ad andare in macchina. Io ho 20 anni e da 2 mesi non esco più con il mio moroso, con lui ho passato ben 4 anni e solo adesso che lui non c'è più, mi rendo conto che la causa era lui. Ero innamorata persa, lo so, ero anche molto stupida, più me ne combinava, più me la prendevo e alla fine sono scoppiata. Adesso sto un po' meglio, non prendo più il XXXXXXXX e conosco gente nuova, mi distraggo. Io penso che queste crisi siano un po' un'ingiustizia... tanti giovani della mia età, compreso il mio ex moroso, fanno uso di droghe e abuso di alcool e stanno molto meglio di me, (di noi che soffriamo ingiustamente) che non ne faccio uso. Le guerre che ci sono state tra me e il mio ex, sono state per la maggior parte dovute al fatto che lui fumava. Adesso sono fatti suoi, l'unica cosa che rimpiango è che non me ne sono accorta prima, ma come si dice: "meglio tardi che mai!". Ho sofferto troppo... Ringrazio questo sito per avermi dato la possibilità di sfogarmi un po'!
 
 

Vorrei uscirne, ma non so cosa fare


Mi chiamo XXXXX, ho tre figli, un marito e un lavoro. Gli attacchi di panico, che la mia psicologa definiva attacchi d'ansia, sono iniziati dopo la nascita del mio primo figlio e si sono aggravati fino alla nascita della terza figlia. All' inizio non capivo che cosa mi capitava, perché 17 anni fa non sapevo neppure che esistessero e comunque non sapevo neppure spiegare cosa mi succedesse. Solo molto tempo dopo, attraverso i giornali e la televisione, ho capito di cosa si trattasse. Nessuno mi capiva, ne mi credeva, così ho cominciato ad evitare qualunque cosa: uscire da sola per strada, frequentare luoghi affollati, guidare l'auto etc. Dopo la nascita della mia terza figlia, praticamente non vivevo più, mi vergognavo da morire e non sapevo cosa fare. Quando ho capito che cosa avevo e mio marito ha cominciato a credere che stavo veramente male, anche grazie ad alcuni amici, ho avuto una leggera ripresa. Ho ricominciato a guidare (senza andare in autostrada o attraversare gallerie) e sono riuscita ad uscire qualche volta da sola, anche se per brevi tratti. Adesso sono in una situazione di stallo. Esco solo se accompagnata da mio marito o da qualche amica, guido la macchina solo se accompagnata, riesco a fare solo pochi metri da sola e non riesco a stare in mezzo alla folla. Vorrei uscirne, ma non so cosa fare, ne soprattutto a chi rivolgermi.
 
 

Teniamo duro


Ciao, amici accomunati dalla "disgrazia" dei DAP!!! Mi chiamo RXXXXXXXX ed ho 27 anni. Il mio primo incontro con il mostro risale al marzo del '97, quando, entrata in un ristorante, mi sono sentita male (voi già conoscete i sintomi). Da quella sera tutto è cambiato: non sono più uscita da sola, non ho più guidato ecc. ecc. Dopo tanti sacrifici, terapie psico-farmacologiche (mai terminate) sono migliorata molto, ma che fatica!!! Vivo dei momenti terribili, ma mi sforzo, anche se la mia vita è completamente cambiata. D'altronde la bacchetta magica non esiste e... speriamo che presto Dio e i medici ci possano aiutare... CE LA DOBBIAMO FARE... CASPITA!!!! Comunque sono sollevata del fatto che ci sia qualcuno con cui parlare dei DAP (intendo qualcuno che sappia cosa realmente si provi).TENIAMO DURO, ciao RXXXXXX.
 
 

Imparate ad accettarvi


Sono un uomo di 38 anni, il mio primo attacco di panico è arrivato all'età di 18 anni. Da allora molte cose sono cambiate (in meglio), ho una famiglia e due stupendi bambini. L'incubo degli attacchi è sempre rimasto, ma la realtà nel vedere il "mostro" è notevolmente cambiata. Attualmente sono nella condizione di poter comandare le situazioni. Tutto ciò è frutto di tanto sacrificio e molta pazienza. Questa mia lettera vuole essere solamente un messaggio a chi, purtroppo, si trova oggi, davanti a questo problema. Il messaggio è di coraggio, forza e fiducia nei propri mezzi, la lotta non serve, perché lottare contro se stessi è la cosa più difficile al mondo. Imparate ad accettarvi e ad accettare con estremo ottimismo ciò che la vita vi riserva. Un grosso in bocca al lupo!
 
 

Ho cominciato a pensare a me stessa


Sedici anni fa, una mattina verso le 05,30, stavo andando in macchina a lavorare, all'improvviso mi sono sentita assente e non riuscivo a capire dove ero. Un forte terrore mi aveva colpito, riuscivo a ritornare a casa, ma ero disperata. Da allora e' cominciato il mio calvario, perché, per andare al lavoro dovevo sempre avere qualcuno che mi accompagnasse. Sono passati mesi e poi anni, in cui purtroppo non riuscivo a stare da sola. Allora decisi di accettare l'aiuto di mia cognata che era disponibile a tenermi compagnia. Poi 12 anni fa, ho incontrato un ragazzo. La nostra storia e' stata un colpo di fulmine, perché dopo un mese abitavamo già insieme ( con me abita anche mia madre che e' vedova e che non ce la farebbe a vivere con le 700.000 lire al mese di pensione, anche perché deve usarne una buona parte per le medicine). Successivamente mio marito mi ha aperto gli occhi, facendomi notare che i piaceri che mi faceva mia cognata erano causati dal fatto che io, giorno dopo giorno, le davo un piccolo compenso in soldi. Quando le ho chiesto se aveva bisogno anche lei di me, mi ha risposto che sono solo un' handicappata e che non servivo di certo a lei che sapeva fare tutto. È stato brutto aprire gli occhi, però sono riuscita a tirare fuori tutta la rabbia che c'era in me e soprattutto ho cominciato a farmi rispettare. Da quel momento ho cominciato a sentirmi forte, a non preoccuparmi per gli altri, e a pensare soprattutto a me stessa.
 
 

Il mio fidanzato ha gli attacchi di panico


Ho trentasei anni, sono fidanzata con un ragazzo trentatreenne, che da almeno 4 anni non riesce ad entrare in una autostrada, una galleria o un ponte, perché soffre di attacchi di panico. Prima di quella data tutto era regolare, poi... il lavoro nuovo molto impegnativo, la fidanzata dell'epoca (ora ex) che insiste per partire per le vacanze e dopo alcuni litigi la successiva partenza. Imboccano l'autostrada e alla prima galleria lui blocca la macchina, scende e dice che non ce la fa a proseguire. Così, di punto in bianco... Quando lo conosco, mi racconta di questi episodi, ai quali, al momento io non do molta importanza, anche se percepisco il suo disagio per non riuscire ad affrontare nemmeno un week-end in montagna. Una domenica, siamo in gita in collina e mentre ci troviamo vicino ad una scarpata, lui ferma lo scooter, è bianco come un lenzuolo, le mani sono sudate... .Decidiamo di tornare a casa e comincia a vedere uno psicologo, col quale risalgono a problemi di rapporto col padre, da sempre troppo esigente con i figli. Dopo 10 mesi di terapia settimanale, senza ausilio di farmaci, decide (tutte decisioni prese senza pressioni da parte mia) che dobbiamo andare a xxxxxxx per il matrimonio della sorella (a cui tiene molto): guido io naturalmente, rigorosamente su strada statale, quindi senza costrizioni e mi rendo conto che comunque, per lui è una agonia. Il medico prescrive lo xxxxx, da prendere al bisogno: ne ha presi 4 ma non gli hanno fatto il minimo effetto. Ora ha deciso che andremo a xxxxxxxxx per un'altra ricorrenza (400 km circa) anche perché in questo lasso di tempo ha perso di vista la nonna novantenne a cui è sempre stato molto legato ed è terrorizzato dall'eventualità che possa mancare senza che lui l'abbia rivista. Che succederà questa volta?
 
 

Panico e altre brutte compagnie


Ciao a tutti! Volevo testimoniarvi la mia lotta di 15 anni con il panico e la depressione. Il primo attacco di panico l' ho avuto a 25 anni ed e' stato drammatico.
Successivamente ho fatto le consuete analisi, che non hanno dato però nessun risultato. Il mio medico mi ha parlato di stress e mi ha dato un blando ansiolitico. A distanza di tre giorni il secondo attacco, poi il giorno dopo, il terzo, in una escalation drammatica.
I miei genitori conoscevano bene una psicologa freudiana e ho cominciato la terapia. Ma i risultati non venivano, anzi peggioravo e al panico si associarono diversi tipi di somatizzazione (nausea, cefalea, mal di pancia, dolori muscolari). Cambiai psicologo, ma non cambiarono i risultati: stavo sempre peggio.
Subentrarono altri problemi: insonnia, inappetenza e depersonalizzazione. Provai da un altro psicologo e neanche lui mi dette farmaci. Cominciai a cadere in depressione e a perdere giornate di lavoro. Quattro anni fa mi decisi e andai da uno psichiatra che mi somministrò le prime pastiglie. Ma i risultati non vennero. Fui ricoverato per tre mesi in XXXXXXX e sottoposto a bombardamento farmacologico senza risultati soddisfacenti. Cambiai 3 psichiatri: ognuno mi diede cure diverse, ma io continuavo a star male. Fui ricoverato altre 3 volte e alla fine credo di aver provato una trentina di diversi psicofarmaci. Nel novembre dello scorso anno, ormai senza speranza, tentai il suicidio coi farmaci: fui salvato per caso perché mia moglie rincasò prima del previsto. Ennesimo ricovero lungo in ospedale e ennesimo psichiatra consigliato da un collega che era stato guarito da una grave forma di depressione bipolare. Il 3 gennaio mi recai, senza molta fiducia, da questo neuropsichiatra che mi fece una visita di due ore (rispetto ai 20 minuti cui ero abituato). Disse a me e a mia moglie che ero in una situazione grave, ma che ce la potevo fare abbinando ai farmaci (che mi cambiò) la psicoterapia cognitiva. Uscii dal suo studio con una strana fiducia. Cominciai la terapia farmacologica e la psicoterapia e dopo un mese e mezzo, incredibilmente, panico, somatizzazioni, depersonalizzazione e insonnia sparirono. La depressione continuò a tormentarmi per altri mesi, ma in misura sempre minore. Ultimamente il panico non è più comparso nemmeno per un secondo e la depressione è assolutamente tollerabile. Prendo ancora medicine, ma sto diminuendo lentamente i dosaggi. Spero che questo mio messaggio possa servire come speranza per tutti coloro che ancora soffrono di queste malattie. Un abbraccio a tutti!
 
 

Nonostante quest'apparente situazione positiva...


Sono una ragazza con una situazione familiare ottimale, un lavoro gratificante, anche a livello sociale e un rapporto di coppia meraviglioso. Nonostante quest'apparente situazione positiva, da qualche tempo mi ritrovo a convivere con un "male oscuro" che mi vincola in ogni cosa. Al solo pensiero di andare in un luogo chiuso (ristorante, discoteca, ...) mi prende il panico... e, armata di coraggio... quando, mi decido ad andarci, passo il tempo a "parlare" con me stessa convincendomi che il tremore, la sudorazione alle mani, l' accellerata palpitazione del cuore, sono solo cose che mi metto in testa... eppure mi fanno star male e mi perseguitano. In quegli attimi vivo in un mondo mio, osceno e nulla mi consola... e tutto mi sembra ruotare intorno a quel mondo: un INCUBO! Sono stata in terapia (breve!) da uno psichiatra il quale mi ha diagnosticato l'attacco di panico, unito a ciò che lui definisce senso di irrealtà, perché alle volte non mi sembra di vivere le cose in prima persona, ma di smaterializzarmi e guardare le cose al di fuori del mio corpo: come se vivessi in un film... estranea alle sensazioni dirette. Mi ha così prescritto una cura a base di xxxxxxx, da me interrotta più volte: appena mi sentivo meglio, smettevo... al ritorno del problema, riprendevo: da vera incosciente!!! Ci tengo ad informarvi che ho passato un anno della mia vita con una persona violenta, la quale scaricava su di me la sua rabbia e le sue frustrazioni... picchiandomi e violentandomi psicologicamente: avevo il terrore di lui, eppure non riuscivo a lasciarlo. Geloso, morboso, mi riempiva di sensi di colpa e per la paura che usasse forza su di me o che mi facesse fare brutte figure davanti a terzi, non frequentavo più nessuno e cercavo di evitare di incontrare persone amiche (uomini) perché temevo che mi si avvicinassero dandomi confidenza (magari un semplice bacio o una stretta di mano) e che lui, sapendolo o vedendomi, mi massacrasse (termine da lui usato spesso). Minacciava la mia famiglia e, nonostante il profondo amore che ai miei familiari mi lega, era riuscito ad allontanarmi da loro... e io lo facevo per tutelarli e proteggerli (insomma, se con qualcuno doveva prendersela, con me, e non con altri!!!). Ora che non è più nella mia vita, mi chiedo spesso se il disagio che ora provo, può essere derivato dai postumi di quella brutta situazione... magari l'ansia, la rabbia e la paura accumulati.
La mia vita attualmente avrebbe tutte le caratteristiche per essere meravigliosa... anche un matrimonio alle porte con la persona che amo tantissimo... solo che, l'attacco di panico mi fa troppo spesso cadere in uno stato devastante.
 
 

Sarei disposto a tutto!


Mi chiamo XXXXXXX e ormai da 3 anni soffro di attacchi di panico ogni volta che mi trovo a guidare da solo (in compagnia mai) l'automobile, soprattutto la notte, al ritorno a casa (quasi mai quando esco) in autostrada, e... con attacco certo in caso di maltempo. Questa cosa mi ha condizionato la vita!!!!!..... Ho il terrore, in tali condizioni... che l'attacco si manifesti... ed evito di uscire!!! Se esco devo avere il cellulare carico e pronto... ai primi sintomi chiamo qualcuno per chiacchierare... è il mio unico metodo, per placare (almeno in parte) il disturbo. Svolgo l'attività di promotore finanziario (libero prof.) e mi occupo soprattutto di BORSA (dal 94)... succube di tutte le fluttuazioni (anche emotive del mercato e dei clienti) che la contraddistinguono... (non ho costruito un gran che...). Da diversi anni mi sento passivo e insoddisfatto di tutto ciò che mi accade... .(con la ragazza compresa... visto che cerco gratificazioni da altre ragazze...). A volte ho tuttavia dei momenti di euforia, quando mi sento apprezzato e in compagnia. Dormo pochissimo la notte, al mattino sono uno straccio, crollo dalle 18.30 fino alle 20.00, poi divento un grillo fino alle 3-4 del mattino. Non ne posso proprio più!! Ho pensato di rivolgermi ad un medico, ma ho paura che la prescrizione di farmaci mi renda dipendente, visto che se trovassi un rimedio a tale disturbo non lo lascerei MAI! Sarei disposto a tutto! Anche alla cocaina per capirci...e...io sono uno che non ho mai fumato uno spinello in vita sua per principio!!!!! DETTO TUTTO!!!
 
 

È possibile che sia tutta colpa della tiroide?


E ormai un anno che che ne soffro, almeno cosi' mi dicono... I primi sintomi furono, insufficenza respiratoria, il cuore che sembrava pronto per fermarsi e il tremolio.Il mio medico mi mandò a fare tutta una serie di analisi compreso RX, ma i risultati andavano bene: la diagnosi fu di stress. Durante l'estate queste crisi si sono accentuate, fino ai giorni nostri. Nei negozi e specialmente a casa, la sera, quando mi stendo sul divano... Mi è diventato impossibile dormire tranquillamente,sono aumentata di peso, ho inziato a perdere i capelli, ma il peggio è che tutte le mie giornate sono condizionate da questi sintomi passeggeri. Pensando di farcela da sola a superare il tutto, non mi sono più rivolta a nessuno. Purtroppo sbagliavo... Dopo una crisi che mi ha fatto vivere due giorni da schifo, sono ritornata dal mio dottore.Mi ha rifatto fare tutte le analisi e in più quella del controllo ormonale e mi ha mandato da un neurologo.Mi domando: è possibile che un cattivo funzionamento della tiroide causi questi sintomi? Si possano confondere con ansia o attacchi di panico?
 
 

Comunque tengo duro...


Mi chiamo xxxxxx e ho 27 anni.
Soffro da circa sei anni di attacchi di panico, con i quali, bene o male, oggi riesco a convivere.
Sono stato in cura da uno psichiatra, che tutt'ora vedo nei momenti del bisogno, e che mi ha aiutato moltissimo... dandomi degli input sui quali lavorare, per cercare di rendere la mia vita normale o quantomeno migliore rispetto al giorno del mio primo attacco.
Nei periodi caldi la mia vita e' quasi normale, mentre con l'arrivo dell'inverno la situazione si fa un po' più critica... Il mio grosso problema (che mi ha anche spinto a cercare aiuto via PC) è l' influenza, che annualmente mi becco, malgrado il vaccino... Per essere più chiaro, 3 giorni fa (e la stessa cosa e' successa anche negli scorsi 2 inverni) ho beccato una forma virale intestinale alla quale purtroppo, il mio organismo reagisce in modo stranissimo... Per essere ancora più chiari... basta un semplice virus, come quello che ho avuto, senza vomito, ma con un normale mal di pancia e stomaco, a farmi soffrire l' inverosimile... Una leggera febbre (37.5) e piano piano, il leggero tremore o agitazione che ho di solito, e' cresciuto, ho iniziato ad avere difficoltà di respirazione e sono arrivato al punto che... facendo 2 passi per cercar sollievo, ho visto il mio corpo irrigidirsi... più mi muovevo (anche nel letto) più mi paralizzavo... sono andato un attimo al bagno e il solo tentativo di fare pipi mi ha fatto calare la pressione immediatamente e mi ha fatto venire il formicolio. Dapprima su braccia, gambe e faccia... poi mi sono irrigidito fino ad arrivare alla quasi paralisi totale del corpo... Questo è anche ciò che mi e' successo nel primo attacco, nel lontano 94, ma allora avevo anche tutti i sintomi del normale attacco di panico... dalla paura incontrollabile, all'incapacità di concentrare la mia attenzione altrove, ecc... Paralisi totali del corpo, con incapacità di parlare e con le pupille degli occhi che orbitano vertiginosamente, le ho avute solo nel 94... .mentre gli altri attacchi, fino a oggi, sono riuscito a controllarli (con l'aiuto dei farmaci e della mia testa). Paradossalmente, all'attacco di martedì scorso, non ho opposto nessuna resistenza psichica (non avevo paura) perché, malgrado la paralisi, trovavo sollievo... Avevo infatti smesso di essere in perenne stato di grande agitazione a livello nervoso... e poi con una 30 gocce di xxxx ho trovato tranquillità, tutto e' passato... la febbre nel pomeriggio e' salita , ma poi si e' risolto tutto li... Lo scorso anno, quando ho avuto anche il vomito, sono stato 16 ore con una grandissima agitazione (...quella che io paragono alla crisi d'astinenza tipica dei tossici...) con il cuscino tra i denti per non urlare dal dolore e i pugni contro il muro;... quest'anno e' andata meglio, ma giuro che vorrei tanto che qualcuno mi aiutasse... Non ho mai trovato nessuno che abbia attacchi (con paralisi) uguali ai miei. Il mio psichiatra li chiama isterici, qualcun'altro li vede simili agli epilettici... La Tac che feci diede un esito negativo, anche se l'elettroencefalogramma di quest'anno non era propriamente perfetto... non so davvero dove sbattere la testa... Comunque tengo duro...
 
 

Vorrei andare alla radice del male


Sono un ragazzo di vent'anni, soffro da un paio di mesi di attacchi di panico, o meglio soffrivo, dato che dopo le prime volte, ho imparato a prevenirli e stroncarli sul nascere, anche grazie all' uso del farmaco che lo psichiatra mi ha prescritto.Questi primi attacchi mi hanno lasciato però come strascico una costante iper-vigilanza emotiva, che non so se definire ansia.... Inoltre, quando compio sforzi fisici sportivi, il battito del cuore accellera molto e mi sono trovato molte volte sull' orlo di una crisi, anche se prima ero tranquillo e rilassato. Insieme agli sport evito alcool e caffé, perché ho paura che possano portarmi alla perdita del controllo.
Spesso mi domando se, per combattere e vincere l'ansia che gli attacchi di panico comportano, è necessario rivolgersi anche allo psicoterapeuta, oltre che allo psichiatra: infatti mi sembra che i farmaci combattano solo i sintomi, mentre io vorrei andare alla radice del male che mi ha colpito...
 
 

Ho perso tempo e felicità


La prima crisi da d.a.p. l'ho avuta a 20 anni. Dopo un'estate d'inferno, ho ripreso una vita diciamo normale, ma mai più come prima, nel senso che, pur non avendo avuto attacchi di panico per otto anni, ho sempre vissuto nella paura che potessero ripetersi.
Quindi, per esempio, ho evitato di allontanarmi più di tanto da casa (es. viaggi all'estero, aerei e così via).
A 28 anni (ora ne ho 33) è arrivata la seconda crisi, dopo una banale influenza curata con antibiotici: sono stata malissimo per cinque mesi, durante i quali riuscivo a fatica ad alzarmi dal letto. Successivamente sono stata bene....sono riuscita persino a viaggiare da sola( grande impresa!).
A 32 anni la terza crisi e spero che sia l'ultima. E' durata tre mesi, durante i quali non riuscivo a camminare per l'ansia di svenire. Attualmente sono in uno stato di profonda prostrazione perché mi rendo conto di aver perso anni della mia giovinezza, senza averne avuto la possibilità di goderne appieno.Le mie coetanee hanno girato il mondo ed io sono come un invalida, pur essendo molto sportiva e dinamica, ho perso tempo e felicità, registrando ritardi con l'università e nel mondo del lavoro.In famiglia ho mio padre che soffre di ansia da sempre, che io mi ricordi...anche lui agli "arresti domiciliari" per tanto tempo: da pochi anni prende alcuni farmaci e sembra che stia meglio. Lo sto incominciando ad odiare perché lo ritengo responsabile di questi miei handicap...
 
 

Che cosa mi succede?


sono un ragazzo di 25 anni che non capisce cosa gli sta accadendo.
Tutto è cominciato qualche settimana fa quando, in occasione di una nascita in famiglia, mi sono recato all'ospedale per fare visita al familiare. All'interno del reparto ho cominciato ad accusare un senso di vertigini, palpitazioni e debolezza.
Nei giorni seguenti ho avuto inappetenza e stanchezza fisica ingiustificata, perché non avevo fatto sforzi fisici. Ho cominciato ad aver paura che fosse qualche malattia, così mi sono recato dal medico che non mi ha riscontrato alcun male organico (nemmeno dagli esami del sangue che mi aveva prescritto risultava qualche cosa). Mi ha diagnosticato uno stato d'ansia dovuto a stress e mi ha prescritto un medicinale. Anche nei giorni successivi il senso di stanchezza non si era alleviato, allora sono andato da un altro medico e questo invece mi ha diagnosticato un primo stadio di depressione misto al dap.
Dopo aver accusato dei dolori al torace ho fatto anche un elettrocardiogramma per paura di avere qualcosa al cuore, ma tutto è risultato regolare. La stanchezza è quasi passata, ma ho ancora palpitazioni e dolori al torace, soprattutto quando mi trovo in una situazione di stress, quando sono in un luogo chiuso (cinema), in un luogo affollato o quando con me ci sono persone particolarmente nervose. Non riesco veramente a capire cosa mi stia succedendo, ma comincio ad avere il morale sotto le scarpe.
 
 

Per fortuna che ci sono le scale!


Sono divorziata e ho due figli. Ho un lavoro abbastanza soddisfacente e la mia condizione, nel suo insieme, posso considerarla piuttosto positiva.
In passato, essendo stata malata di depressione, mi sono rivolta ad un medico, il quale mi ha curata a lungo e, l'occasione mi è servita, anche per far luce su svariati sintomi, che il medico in questione, con estrema "serenità", ha identificato con il nome di "attacchi di panico". Sintomi che ricordo di aver avuto fin da piccola, ma ai quali nessuno era stato in grado di dare un nome, benché fossi seguitissima dalla mia famiglia; è pur vero comunque, che io stessa non sapevo descrivere ciò che provavo, perché mi vergognavo, a tal punto che ero arrivata a convincermi di avere una tara mentale (pazzia) che mi sarei trascinata per tutta la vita.
Poi, a 30 anni, ho avuto il mio secondo figlio, il parto e un insieme di situazioni (madre possessiva e matrimonio assolutamente insoddisfacente) mi hanno fatto cadere in una depressione reattiva dalla quale ne sono uscita solo dopo circa 6 anni.
In questa fase molto dolorosa, ho preso importanti decisioni che hanno totalmente stravolto la mia vita e di cui sono a tutt'oggi soddisfatta e sempre più convinta.
Il mio problema però resta l'ansia, che si manifesta, secondo le circostanze della vita, in svariati modi, ma quasi sempre abbastanza gestibili, tranne in alcuni casi. Ad es. gli aerei, gli ascensori e circostanze in cui, sola in macchina, devo raggiungere località, anche se di breve distanza.
È' ovviamente superfluo sottolineare quanto tali occasioni siano difficili da affrontare, ma ancor più limitative: ad es. la programmazione di un'eventuale vacanza in un luogo lontano, dove l'aereo costituirebbe l'unico mezzo di trasporto, oppure un semplice spostamento in macchina (in estate-città/mare). Fortunatamente, almeno per quanto riguarda l'ascensore, la situazione è molto più sopportabile, anche perché qualunque stabile è dotato di scale!