Claudio I
Salve, sono un ragazzo di 27 anni, e fin dall'età di 5 anni, quando ho cominciato
ad avere i primi rapporti sociali, sentivo una leggera sensazione di disagio
ed avevo difficoltà di integrazione con i compagni di scuola. Quando
incontravo un amico o anche solo quando mi veniva rivolta la parola o fatta
una semplice domandava mi emozionavo a tal punto da diventare rosso,
sorridere, e rispondere con un fievole s-i ii/n-o oo/come? (a volte non
capivo nemmeno la domanda che mi veniva posta). La mattina ho avuto da
sempre difficoltà ad alzarmi, e fin ricordo perfettamente che quando ero a
scuola/in compagnia ero agitato, sudavo le ascelle anche quando era freddo,
e tendevo ad isolarmi. Anche quando tornavo a casa dalla scuola generalmente
pranzavo e poi mi chiudevo in camera da solo a giocare/studiare. Il mio
ambiente familiare era una cuccia comoda ma al tempo stesso molto immersa in
un'atmosfera di tensione ed ansia. Sono l'ultimo figlio di quattro, due
maschi e due femmine, le mie due sorelle hanno 42 e 37 anni e mio fratello
ha 39 anni. La mia tenera età vissuta nell'ambiente familiare ha
sperimentato le crisi di mio fratello, 18enne quando avevo 6 anni, che
sovente litigava con i miei genitori e rompeva mezza casa. A volte, durante
queste crisi, i miei genitori mi portavano a casa di mia sorella, all'epoca
appena sposata. Oggi mio fratello è ha un'invalidità permanente dell'80% ed
è in cura per schizofrenia dovuta a sostanze psicoattive. Mi vergogno e mi
fa male parlare di queste cose, e, come all'epoca mi sentivo a disagio
quando mi venivano poste domande dai miei amici del tipo "ma tuo fratello si
droga?", oggi mi fa piacere pensare che tutto ciò sia stata solo una
parentesi della mia famiglia, ma in realtà forse provo ancora vergogna verso
i vicini di casa per le grida che uscivano da casa tanto tempo fa. La
coscienza di questi ricordi, inoltre, è venuta a galla dopo anni ed anni di
meditazione sulle possibili cause della mia condizione, che le espongo in
seguito. All'età di 14 anni i miei genitori hanno preferito, forse per
evitarmi ulteriori sofferenze familiari (mio fratello stava molto male),
farmi frequentare le scuole superiori in convitto in centro/nord Italia. A
16, quindi dopo un'esperienza che oggi reputo seppur un po' sofferta, molto
formativa, sono ritornato a casa ed ho ripreso gli studi superiori nella mia
città di residenza. All'età di 17 anni, mentre ero a scuola, fui preda di
una crisi di panico, la prima di una lunga serie. Cominciai quindi la
terapia con ansiolitici ed antidepressivi, terminata nel 2005. La condizione
di ansia mista a depressione mi impedì di continuare la scuola
regolarmente, e mi diplomai a 22 anni in una scuola serale. Quindi a 24
anni trascorsi un anno come studente universitario fuori sede, diedi solo 4
esami, ma fu una specie di piacevole vacanza dove potei anche meditare sul
mio problema, "sociale" che mi accingo ad esporle. Quando sono con altre
persone che non siano la mia famiglia in senso stretto o pochissimi amici,
sempreché non sopraggiungano altre persone, provo un senso di come di
"paura" mista ad emozione, e molto spesso inevitabilmente mi sopraggiunge un
senso d'impotenza e di irritazione, perdo la calma e comincio ad essere
ansioso, sento il bisogno di allontanarmi e se non lo faccio in fretta
comincio ad andare in tachicardia, a sentire caldo, e dal mio viso
cominciano a gocciolare fiumi di sudore. Si è quindi innestata una sorta di
fissazione, un'abitudine ad aspettarmi questo sintomo ogni qualvolta debba
avere un'interazione con altre persone, che aimé, anche se tento di evitare
per quanto possibile, non solo non posso farne a meno (di interagire con
altre persone), ma non sarebbe nemmeno una soluzione pensabile! E quindi
cerco in tutti i modi di mascherare questo mio disturbo, magari
allontanandomi con la scusa di fumare una sigaretta e frequentando poco o
per nulla le amicizie, e limitando al massimo i rapporti di lavoro/visite a
parenti, ecc. Mi dispiace di essermi dilungato, ma l'ho ritenuto l'unico modo per
permetterle fare una diagnosi e magari darmi un appuntamento per un
colloquio iniziale dove poter cominciare un'eventuale terapia.
Vorrei aggiungere per completezza che all'età di 1-2-3 anni (non lo so con
precisione ma posso informarmi) pare che quella "brava disgraziata" di mia
sorella mi abbia fatto cadere non so dove mentre mi teneva in braccio,
provocandomi quindi un probabile trauma cranico. Grazie e saluti, Claudio I.
Ciao Claudio, leggo con molta attenzione la tua interessante storia molto
carica di sofferenze. Hai maturato lungo il tuo percorso una fobia
sociale, come conseguenza della paura di essere giudicato. Tale paura ti
ha portato ad un graduale isolamento, tanto da provare enorme fastidio
nello stare con gli altri e da questo la conseguente formazione degli
attacchi di panico. Si puo' fare tantissimo. E' necessario che tu faccia
psicoterapia. Ti suggerisco di leggere alcune delle
tante storie simili alla tua che ho trattato con notevole successo. Un
caro abbraccio, dr burdi .