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Studio di Psicologia e Psicoterapia (logo)


Contenuti centrali

Storie di disturbi alimentari
Qui di seguito troverai alcuni racconti.

Abbuffate


La mia vita è stata fin dall'adolescenza un continuo alternarsi di diete e di abbuffate. Ogni volta riesco a seguire in maniera rigida la nuova dieta, ma basta che non la rispetti per un giorno per farmi ricadere nell'abbuffata. È questo un momento in cui sono capace di ingoiare qualsiasi tipo di cibo in quantità incredibili, allo scopo di dare una risposta a quel mostro che è dentro di me. Arrivo poi ad un punto in cui sono completamente piena e quindi passo alla fase di "depurazione" attraverso il vomito che mi provoco da sola. Alla fine una vocina ironica dentro di me mi dice che ci sono ricaduta un'altra volta e mi ritrovo nella più nera depressione. Mi vado a pesare e malgrado "la depurazione" avvenuta mi accorgo che continuo a pesare sempre di più. Quindi, rassegnata, so già che appena uscirò da casa qualcuno dirà che sta passando la "cicciona". Tutto ciò è più forte di me e sono consapevole che non riuscirò mai a smettere.
 
 

È tutto cominciato con una dieta


Buona sera, sono una ragazza di 25 anni e... per non farla troppo lunga, perché è pesante ricordare, voglio raccontarvi la mia storia. Ho cominciato con una dieta per piacere ad un ragazzo e sono finita per cadere in un incubo, quale è l'ANORESSIA. Ho subito quindi problemi, depressione, solitudine. Tutto ciò mi toglieva praticamente la vita. Successivamente, dopo tanti sacrifici, ragionamenti e fregature, anche da parte delle amiche, che purtroppo non riuscivano a capirmi, forse anche perché io a loro non ne avevo mai parlato, sono riuscita a superare tutto questo. Successivamente però, facendo una dieta troppo povera di tutto e presa dalla fame più totale, sono caduta come per magia nella maledetta morsa della bulimia. Dopo anni e anni di duri sacrifici, sono riuscita, piano piano, a limitare il vomito, che ormai era diventato come fumare le sigarette. Due, tre e anche più volte ogni giorno... ma... non finisce qua. Da due, tre anni, anche se sono donna, ho cominciato a bere, ma bere vino, alcolici e tutto quello che mi capitava. Dosi che avrebbero spaventato tutti e tutte. Insieme al bere e al vomitare, sono cominciati a sorgere anche problemi di tipo fisico, cioè dolori allo stomaco e sensazioni che non auguro a nessuno.
Con la paura di avere qualche cosa di inguaribile, da sola, ho eliminato piano piano l'alcool, ridotto ormai da cinque mesi di vomitare e ultimamente sto un po' meglio. Però, siccome non è facile smettere di bere, ogni tanto ci ricasco e sorgono quei problemi... lo so... sono una cretina ma, chi è passato come me in tutto questo, può capirmi.
Comunque, chi leggerà questa storia, deve capire che con molto sacrificio e un po' di stima di se stessi, tutto si può fare, quindi... non abbattetevi (gli amici sono molto importanti, non vi fate abbandonare). Ora vi saluto. Ciao e auguri a tutti e tutte.
Ricordate che... nessuno si cerca queste cose, ma sono tante circostanze a farcele capitare.
 
 

Una storia non facilissima da raccontare


La mia è una storia lunga e non facilissima da raccontare...
Raccontandola sinteticamente attraverso le varie fasi e i vari cambiamenti di peso, mi ricordo che a 10 anni il mio peso era di 70 kg e che decisi di voler dimagrire in tre mesi.
Persi 20 kg e poi per tre anni riuscii in qualche modo a mantenere un peso abbastanza costante. Una volta iniziate le superiori ricominciai ad ingrassare e per altri 3 anni mantenni più o meno un peso intorno ai 70/75kg, che mi faceva soffrire moltissimo.
Poi intorno ai 17 anni, senza nemmeno rendermene conto, entrai in un periodo di anoressia (allora non sapevo proprio cosa fosse) e arrivai a pesare 30 kg. Mi ero ridotta a letto senza quasi più parlare ecc.. Poi, da li, dopo un anno cominciarono (il grandissimo incubo) le abbuffate. Ero capace di aumentare anche 10 kg in una settimana. Col tempo sono tornata a pesare intorno ai 70 kg e poi per altri 3 anni circa ho fatto continuamente su e giù con il peso, alternando periodi di restrizioni a periodi di abbuffate, fino a che arrivai a pesare 93 kg. A quel punto mi decisi per un ricovero in clinica (nell'arco di tutti questi anni passati ho sempre fatto psicoterapia, cambiando però spesso terapeuti, consultato vari psichiatri e prendendo anche molti farmaci). Feci 6 mesi di ricovero a xxxxxxxxx e 6 mesi di day hospital...... tornai a pesare 60 kg.......ma il problema era ancora li (anzi)........ Conobbi in quel periodo un ragazzo ed andai a vivere con lui a xxxxxx, ma col tempo stavo sempre peggio, tanto che, in meno di 3 anni, arrivai a pesare 132 kg........... A quel punto... altra grande decisione......tornai a casa dai miei e dopo circa 6 mesi decisi di fare un'intervento di diversione bilio-pancreatica...... Dopo circa 10 mesi dall'intervento ( e siamo a fine agosto di quest'anno) avevo perso 80 kg, ma negli ultimi tempi sono rientrata in piena anoressia, iperattività ecc.. Poi .........sono ricominciate le abbuffate sempre più spaventose e angoscianti, ho perso praticamente il controllo in meno di un mese, ho ripreso oltre 10 kg e oramai sto sempre chiusa in casa a mangiare e a dormire. Loro (le abbuffate) hanno proprio preso il sopravvento, sono molto più forti di me, mi sembra proprio che sia un'altra persona che mangia. Ho proprio questa sensazione quando sento le mie mani che portano il cibo alla bocca e ne ho una paura folle...

 
 

Morirò così?


Sono bulimica da 13 anni e mi abbuffo e vomito in media 3/4 volte al giorno. L'alimentazione al di fuori delle crisi bulimiche è scarsa e caotica. Mi peso almeno 2 volte al giorno e se mi scopro aumentata, sono crisi di pianto, incapacità di portare a termine i compiti quotidiani, resto in ansia e depressa finché non vedo l'ago scendere nuovamente. Ho iniziato a curarmi praticamente subito dopo l'esordio delle abbuffate. Inizialmente ero seguita da un neurologo, che si limitava a prescrivermi il xxxxxxxx, farmaco che semplicemente mi faceva dormire. Ho successivamente scoperto l'esistenza di una casa di cura, dove sono stata per 3 mesi,di cui 1 in regime di ricovero. In clinica facevo 3 volte per settimana psicoterapia, educazione nutrizionale e mangiavo controllata dalla dietista. Il responsabile mi aveva somministrato una dieta da 1500 calorie. E' stato l'unico mese, in 13 anni, in cui non mi sono abbuffata, per impossibilità pratica, ma appena mandata in day-hospital, ho ricominciato e mai smesso. Dopo la dimissione, con risultati nulli, ho intrapreso un'analisi junghiana, portata avanti per quasi 3 anni. Nessun risultato sul sintomo, anzi leggero peggioramento. L'analista mi consigliò una terapia più mirata. Altri 3 anni di psicoterapia dinamica e contemporaneamente, assunzione di 20 mg/gg di XXXXX. Intanto venivo seguita da dietologo esperto in disturbi del comportamento alimentare, che mi prescriveva dieta a 1600 kal. Non sono mai riuscita a seguirla perché mi faceva mettere peso, cosa che mi gettava nel panico e peggiorava ancora le crisi bulimiche.Un altro anno di psicoterapia cognitivo-comportamentale.....zero anche qui, non sono riuscita ad applicare le strategie e ad automonitorarmi con costanza. Sono due anni che non vado più in terapia: sono stanca, sfiduciata e anche rimasta senza denaro! Le crisi bulimiche assorbono tutto il mio tempo libero e i soldi che ho. Spendo circa 1 milione al mese solo in cibo che poi vomiterò. La situazione familiare (sono sposata da molto tempo, non ho figli) è chiaramente drammatica e conflittuale. Tengo sotto controllo la depressione con la XXXXXXXX, prescrittami dallo psichiatra. Ho frequentato i gruppi di XXXXXXXXXXXXXXXXX, che usano il programma dei 12 passi degli A.A. Le riunioni mi deprimevano e inoltre, l'enfasi sul concetto di malattia aggravava il mio stato d'animo. In agosto ho visto tracce di sangue nel vomito e corsa in pronto soccorso, dopo gastroscopia, mi è stata diagnosticata la sindrome di Mallory Weiss, con forti raccomandazioni a diradare gli episodi di vomito, ma il giorno dopo riprendevo. Ho paura di mangiare perché ingrasso immediatamente. Il grasso mi fa orrore ma ho una fame perenne, enorme e sono costretta a liberarmi della grande quantità di cibo che ingurgito. Morirò così?
 
 

Ma gli amici cosa possono fare?


Il mio nome è XXXXXXXXXX e sono molto preoccupata. La mia migliore amica è affetta da Vomiting da quasi 4 anni. È in cura da uno psicologo, ma le crisi che la colgono giornalmente, non le danno tregua. Mi telefona in lacrime e spesso viene a casa mia in preda alle crisi. Spesso mi domando che cosa bisogna fare in questi casi. All'inizio, credendo che la malattia fosse un cercare l'attenzione altrui, facevo sentire la mia presenza con paternali fiume, ma poco a poco mi sono accorta che il problema risiedeva, e risiede tuttora, soprattutto nella sua famiglia. Resta comunque il fatto che il suo carattere la spinge a non sentirsi mai soddisfatta di se stessa, a non trovare mai qualcosa di sufficientemente importante, che la distolga da quel... non so neanche come definirlo... è come se avesse un buco dentro. Se le chiedo cosa le piace fare, mi risponde che non saprebbe dirlo. Non si piace, ma parliamoci chiaro.. chi è che si piace così com'è? Però a un certo punto della vita uno deve pure accettarsi così com'è. Questo inverno mi telefonava tutte le mattine e parlando capivo che stavo parlando con una persona morta dentro... e non so perché. Ma caspita, ci conosciamo da quando siamo nate, conosco la sua storia per intero, so bene quale è il suo valore... e non riesco a capire. Soprattutto non riesco a capire il modo giusto di rapportarmi a lei.
Quando mi telefona, quando usciamo, lei mi racconta di cose che fatico a comprendere e quindi non apro quasi bocca, eppure vorrei veramente esserle utile.
Ma come? Ho cominciato a pensare che lei soffra di una specie di vuoto progressivo, cioè che qualunque cosa sembri alleviare il suo dolore, che sembra riempirle la vita, poi in realtà provoca uno "sbraco anche peggiore" nel suo essere. La vita di tutti i giorni la soffoca, ma anche uscire dalla routine, e poi quel volere a tutti i costi controllare tutto quello che le succede ( ma come le và?!). Certe volte penso che anche io dovrei avere un supporto, per affrontare questa situazione nel modo più costruttivo per lei e meno distruttivo per me (vederla e sentirla in quello stato mi sta distruggendo dentro).
 
 

Come aiutarla?


il mio non è un problema diretto, nel senso che non sono io a soffrire di anoressia.
Lavoro in una palestra, frequentata anche da M. una ragazza di 19 anni, che due anni fa fu ricoverata in ospedale per anoressia.
Adesso lei è ancora visibilmente sotto peso, mi ha confidato di non avere le mestruazioni, è ossessionata dalla palestra e ci passa minimo 3 ore al giorno.
Poco tempo fa io ed altre ragazze (frequentanti la palestra) abbiamo notato una sua "particolare stanchezza", inoltre, ad una cena di compleanno, dopo essersi mangiata una pizza intera e una fetta di torta, è andata 2 o 3 volte in bagno. Dicono di averla sentita vomitare più volte anche nel bagno della palestra. Lei dice che ora sta facendo una cura ormonale. Sono sinceramente preoccupata, non sappiamo come aiutarla. Possiamo noi amiche intervenire in qualche modo?
 
 

Il cibo è il cardine delle mie giornate


Ho 34 anni e da un anno a questa parte il cibo é diventato un problema per me. E' il pensiero principale della giornata, se devo incontrare gli amici o il fidanzato, non sono contenta tanto di questo, quanto del fatto che queste occasioni mi daranno la possibilità di mangiare; quasi sempre la sera, dopo cena, "aggredisco" il mio frigorifero e, anche se non mangio molto, ho la sensazione che non voglio e non posso fermarmi. Spesso quando c'é il mio fidanzato non vedo l'ora che se ne vada per poter mangiare in santa pace. Infatti prediligo le mangiate in solitudine, davanti alla tv. Il fondo l' ho toccato l'altra sera, quando, dopo cena, in un locale con lui, ho chiesto un piatto di polenta e cinghiale e me lo sono "spazzolato". Mi sono sentita molto in colpa, un po' per la sua disapprovazione e un po' perché capisco che il cibo adesso è per me un problema. Non metto in atto meccanismi compensatori come vomito, lassativi e iperattività, ma alterno abbuffate e digiuni. Attualmente sono circa 10 chili in sovrappeso. E' come se solo il cibo potesse darmi soddisfazione e piacere, e dire che non mi manca niente.....lavoro, ho una persona che mi vuole bene e a cui voglio bene.... Fortunatamente, se così si può dire, quando sono depressa mi scappa la fame.....................Questa é la mia storia, non grave come tante altre, ma per me problematica, non tanto per le quantità di cibo che ingerisco, ma per il fatto che il cibo è il cardine delle mie giornate e dei miei pensieri e questo... non é giusto.
 
 

Come posso fare per uscire da questa situazione?


Sono una ragazza di 22 anni, vivo sola per motivi di studio e il mio problema è iniziato circa 8 mesi fa. Ho iniziato a mangiare sempre meno e a pesarmi più volte al giorno. In passato avevo iniziato diverse diete, ma dopo i primi risultati smettevo e ogni volta riprendevo tutti i kg persi. Questa volta volevo invece farcela. Ero lusingata dai commenti degli amici che mi dicevano che ero dimagrita e questo mi spingeva a mangiare sempre meno. Non appena vedevo qualche etto in più sulla bilancia correvo ai ripari con intere giornate di digiuno. Durante l'estate ho iniziato a vomitare perché dopo un giorno di digiuno avevo attacchi di fame, mangiavo e poi mi sentivo in colpa. Vomitare è diventata la mia ossessione! A volte non vedo l'ora di restare sola per mangiare tutte le leccornie di cui ho voglia e poi ...vomitarle! In questi mesi ho perso 18 kg, ma ora ho paura...voglio uscirne, ma non voglio ingrassare! Il problema è che mi sto isolando, la mia vita sociale si riduce sempre più e poi non è possibile vivere con l'ossessione delle calorie. Ho provato a mangiare regolarmente (soprattutto ora che sono a casa) perché non voglio che mia madre sappia, ma la bilancia ha cominciato a segnare cifre più alte e sto male...mi vedo troppo grassa! Come posso fare per uscire da questa situazione?
 
 

Se quella è l'unica strada... l'affronterò


Buongiorno, il mio problema si riassume in un acronimo, soffro di B.E.D. : insomma mi abbuffo in solitudine poi sto malissimo , fisicamente, ma soprattutto psicologicamente. Non sono comunque ancora arrivata all’obesità e non ci voglio nemmeno arrivare. E’ un problema che ho sempre avuto, ma di cui ho preso coscienza solo da poco. Ciclicamente ho questo rapporto particolare con il cibo. Poi non lo so... scatta qualcosa e mi disintossico. Chi mi sta vicino non si accorge mai di nulla. In quei giorni non vado a lavorare, evito la gente, tuttavia, quando le circostanze proprio non mi permettono di evitare le persone, mi rendo conto di sentirmi bene con la gente, e dentro di me penso che sarei potuta stare ancora meglio se non avessi mangiato così tanto. Che altro dire, a parte questo, che per me è un enorme problema per tutte le conseguenze che ne derivano. Non posso comunque definirmi una ragazza con problemi: ho 26 anni, sono single e nonostante una laurea, non ho un ruolo ancora definito in società, ma non dispero. I miei sono separati, ma chi non lo è al giorno d’oggi? Spesso mi chiedo cosa devo fare per non mangiare più. Devo proprio andare dallo psicologo? Mi fanno un po' paura, anzi, se nell’immaginario infantile il medico che incute più paura è il dentista, a me la categoria degli scrutatori della psiche umana mi terrorizza ancora di più. Tuttavia se per guarire quella è l’unica strada... l’affronterò.
 
 

Se riuscissi a dimagrire starei molto meglio


Sono una ragazza di 26 anni che soffre di disturbi alimentari. Di sera e poi durante la notte, mi abbuffo. Riesco ad evitare tale abitudine solamente se dormo dove non c'è niente da mangiare... che non è cosa facile.
Infatti, sono riuscita a calare di peso dormendo fuori casa, ma poi, quando sono andata a vivere con il mio compagno, ho ripreso tutti i chili.
La cosa peggiore succede se sto a casa di mia madre. Lei, si, mi prepara le verdure, ma poi cucina tutte pietanze ipercaloriche e me le propone... sembra lo faccia apposta... Sono al punto che vederla mangiare mi innervosisce! Ora, che ho ripreso a dormire da sola di notte, sogno di mangiare e a fatica rimango a dieta. Infatti, appena vado a casa di mia madre... mi abbufferei subito.
Ho proprio la fissa del cibo, lo vedo come un balsamo dell'anima. So comunque che, se riuscissi a dimagrire, starei molto meglio...
 
 

Ma come?


Sono molto golosa e... specialmente nella stagione invernale. Forse il tutto è dovuto ai lunghi pomeriggi passati in casa con il mio bambino di cinque anni. Purtroppo verso le 17.30/18.00 comincio a fare uno spuntino, ma che poi si trasforma in una dolce abbuffata, che proprio non riesco a controllare... Naturalmente dopo sto male e vorrei anche vomitare, ma sfortunatamente non ci riesco,
Il dopo, per me, è il momento in cui sto peggio, in quanto, oltre al male fisico, ho dei sensi di colpa che mi fanno sentire una nullità e un'incapace su tutto.
Ho provato ad analizzare questi momenti e sono giunta alla conclusione che siano dovuti al fatto che mi manca il contatto con il mondo esterno. Il fatto di passare tutte queste ore in casa senza vedere nessuno o parlare con qualcuno, mi deprime molto, anche perché mi manca la voglia di cercare qualcuno o telefonare...
Ci sono giornate durante le quali mi sento molto depressa e non ho voglia di fare niente... altri giorni che invece cerco di smuovermi e il mio malessere passa. Spesso mi domando se devo consultare uno psicoterapeuta o se (ed è quello che vorrei) devo cercare di risolvere da sola questo problema.. .ma come?
 
 

Mi sento ingombrante


Mi chiamo xxxxxxxx e sono in sovrappeso di 15 chili. Penso di avere disturbi alimentari, poiché è solo da qualche anno a questa parte che sono diventata come sono.
Mi sento grassa, ingombrante e per questo... di troppo nel mondo. Ho sempre il terrore di non riuscire a sedermi nelle poltrone e di essere troppo ingombrante da un punto di vista visivo, odio le mie cosce e la mia pancia, le mie braccia, grasse e flaccide, e non mi amo... ma neanche abbastanza per dirmi che è ora di lasciare finalmente a terra questa seconda persona che mi porto dietro.
Ingombrante, rubo lo spazio vitale agli altri e spesso mi sento a disagio, come se io stessa fossi di troppo. Inoltre sono tre mesi che le mie mestruazioni vanno e vengono. Sto seguendo una cura presso il mio ginecologo (ho solo 24 anni) e ho il terrore di restare sterile... perché le mie ovaie si sono rimpicciolite. Ho problemi alla tiroide e prendo tutte le mattine una piccola pillola per stimolarla, ma i risultati mi sembrano scarsi.
Mangio troppo quando sono tesa e nervosa per un esame (studio economia e in un solo anno accademico ho fatto ben 9 esami, uno stress continuo!!). Prima di questi ultimi tre anni pesavo 58 chili e portavo la taglia 44... a volte la 42.....oggi non mi sento bene con me stessa e porto la 46 (o meglio la 48-50) mi sento uno schifo.
Penso che potrò perdere qualche chilo solo dopo che mi sarò laureata. La mia attività di studentessa, penso infatti che possa incidere molto sulla mia attuale situazione... .non esco mai (a volte solo il sabato) e non ho rapporti con l'altro sesso da quando portavo la 42.
Mi vergogno infatti del mio corpo, anche se qualcuno mi ha detto che mi desiderava molto... Insomma, ho davvero bisogno di aiuto, soprattutto psicologico, poiché mi sento sfiduciata e vorrei imparare a rilassarmi e a vivere più serenamente, ad accettare il mio corpo, anche se è deforme rispetto a quattro anni fa, momento in cui tutta la mia vita è cambiata.
 
 

Non lasciatemi sola


A 8 anni inizio a soffrire di tic nervosi. A 16 mi ammalo di anoressia di tipo restrittivo.
Nel giro di 2 anni arrivo a pesare 40 kg (sono alta 165 cm) con dieta perenne, digiuni, ore in palestra. A 18 anni all'anoressia subentra la bulimia, senza condotte di eliminazione.
Nel giro di pochi mesi arrivo a pesare 75 kg. Negli ultimi 12 mesi la patologia "prende una brutta piega": inizio a vomitare (cannucce, spazzolini da denti, mastoli da cucina) e divento farmaco-dipendente. Prendo con modalità "fai da te" vari antidepressivi e ansiolitici.
Vengo più volte ricoverata per attacchi epilettici da abuso di antidepressivi (per mesi interi anche 20 cp al giorno) e rasento il coma per ingestione di psicofarmaci. Ho tentato spesso il suicidio. Fortunatamente da tre anni sono seguita 1-2 volte a settimana da una neuropsichiatra molto competente e dall'anno scorso, con l'inizio dell'università, sono in psicanalisi tre volte a settimana.
Tali trattamenti mi aiutano a stare meglio durante quasi tutto l'anno. I periodi in cui sto peggio sono le vacanza e le feste: mesi in cui la mia attività terapeutica viene interrotta e mi sento particolarmente sola e abbandonata a me stessa...
 
 

Mi sono resa conto del mio disturbo alimentare navigando in internet


Salve! Sono una donna di 36 anni, sposata con 2 figli. Mi sono resa conto da pochi giorni di soffrire di un disturbo alimentare, navigando in internet, leggendo siti sull'alimentazione!
La cosa di cui sicuramente mi rendo conto da almeno 8-9 anni è che la mia felicità dipende dal mio peso e dal mio rapporto con il cibo e questo non mi sembra "sano" e mi fa anche molta rabbia! Ho fatto infinite diete (e continuo a farne) e poi inesorabilmente riprendo tutti i chili con grandi sensi di frustrazione e fallimento.
Attualmente peso 78 Kg (per 1,67 di altezza) peso mai raggiunto prima. Ho preso dei farmaci solo in occasione di qualche dieta (sempre sotto controllo medico)e ho notato che funzionano a meraviglia, nel senso che mi passa la voglia di mangiare a dismisura e riesco a dimagrire... ma come smetto riprendo tutti i chili con gli interessi!!!!!
Ho capito che la risposta non è nei farmaci, sebbene la tentazione di prenderli e dimagrire velocemente a volte è forte!!!! So che la cosa giusta sarebbe adottare un regime alimentare costante ed equilibrato, ma non sono in grado di adottarlo. A
volte cado in quelle "abbuffate" che ho ritrovato in tante storie presenti nel vostro sito. Non mi procuro vomito, non prendo lassativi ne cose del genere. Ingrasso e basta!!! La mia storia non è drammatica come tante che ho letto... ma tutto questo rende le mie giornate piene di rabbia e infelicità e questo mi sembra un affronto alla vita... ma non riesco a cambiare questa situazione. Tra l'altro sto condizionando mia figlia (7 anni) che sta venendo su un po' robusta (i geni non mentono... siamo tutti un po' robustelli in famiglia) e questa cosa mi ossessiona ed ho il terrore di sbagliare il mio comportamento con lei in questo senso... ho il terrore che ingrassi, per cui a volte le impedisco di mangiare alcune cose e poi di nascosto io me ne rimpinzo!!!!
Cosa posso fare? Ho sperperato milioni e milioni in dietologi e diete, non ho disponibilità economiche molto elevate. Mio marito non si accorge di niente (o almeno non sa da cosa dipende il mio malumore). Vede solo una povera pazza che passa da diete a grandi mangiate. Non so se una terapia psicologica mi aiuterebbe e comunque per me sarebbe difficile da affrontare: sicuramenete mio marito non sarebbe daccordo e mi creerebbe un mare di problemi! Tra l'altro non saprei a chi rivolgermi...
 
 

Mangiare per vivere... solo questo vorrei...


Ho 30 anni, sono alta mt 1,63 e peserò all'incirca (è da dicembre che non ho il coraggio di salire su una bilancia e che non ho il coraggio di guardarmi nuda allo specchio) 66/67 chilogrammi.
Da bambina (fino a 4 anni) sono stata inappetente e magrissima, sempre sottopeso, la dannazione di mamma che (con l'aiuto del pediatra) mi ha sempre rimpinzato di vitamine, pappa reale ed altro.
Dai 5 anni in poi ho avuto un repentino risveglio dell'appetito ed in men che non si dica sono diventata una bambina grassa e mangiavo veramente a dismisura.
Ho dimenticato di dire che mio padre è sempre stato un normo-peso, invece mia madre è sempre stata un'obesa (alta mt 1,58 pesa 89 kg).La prima dieta seguita da un endocrinologo l'ho fatta a 12 anni, riuscendo a perdere diversi chili (una decina), ripresi poi alla velocità della luce appena interrotta.
Sono arrivata a 17 anni che pesavo 72 chili ed è stata quella la prima volta in cui mi sono vergognata e sentita diversa dagli altri, brutta, impacciata, stupida.
Con l'aiuto di una dietologa sono arrivata a pesare 60 chili e ad acquistare un po' più di fiducia in me stessa, anche grazie ai primi successi con l'altro sesso.
Comunque i miei attacchi improvvisi di fame (solo la notte ed al lavoro non li ho) non mi sono mai andati via: specialmente quando sono a casa mangio di tutto e di nascosto, sono vorace durante i pasti e mangio ad una velocità spaventosa.
Divoro (soprattutto prima dei pasti) di tutto: salato, dolce, cioccolatini, biscotti, pane, sottilette, affettati... tutto quello che trovo e non riesco a smettere... Poi mi sento una cretina, una smidollata senza volontà e tutto questo mi si ripercuote anche nel lavoro, col fidanzato, in me stessa...
Adesso che sto per sposarmi (tra tre mesi) mi sono giurata di dimagrire almeno 6/7 chili per non dover far allargare il vestito che ho scelto, ma neanche questo mi serve da deterrente... ho sempre fame, fame, una maledettissima fame che non controllo, è lei che mi possiede! Il desiderio più grande che ho è quello di non essere grassa, di smettere di invidiare le donne magre e di mangiare per vivere: mangiare per vivere... solo questo vorrei...
 
 

Come la posso aiutare?


Ho 25 anni ed esco da un anno con una ragazza bellissima di 23 anni. Solo ora mi accorgo che quando mangia parecchio... dopo si infila le dita in bocca (con una facilità estrema!!) per provocare il vomito, perché... mi dice... che se lei mangia fuori orario (e questo capita due volte a settimana) ha bruciori di stomaco e solo il vomito può risollevarla da questo dolore atroce. Diciamo che la ragazza ha dei rapporti forse un po' tesi coi genitori (lei dice che il padre non capisce niente e la madre le rompe sempre le scatole, inoltre che sia colpa di sua madre se ora ha la cellulite per un motivo collegato alla gravidanza, ma che ora io non ricordo bene), inoltre dice sempre di fare schifo (ma non è vero!) che la gente appena la vede vomita e via dicendo... la notte inoltre digrigna i denti.
È una ragazza molto nervosa, ha paura per qualsiasi cosa e trema come una foglia se ha paura e si innervosisce se viene svegliata brutalmente. Ha avuto una relazione con un altro ragazzo prima di me (che l'ha maltrattata in tutti i sensi per 5 anni tradendola con un'altra) e dice di aver inoltre paura che io la molli prima o poi (anche se io sono consapevole che ciò non succederà mai!). Dice poi che io sono la persona più dolce che esista al mondo. La nota dolente è che più volte le ho detto... cosi per scherzare... "cicciona" e lei, malgrado non pesi niente, se la prendeva seriamente. Prima che la sua situazione si aggravi, che cosa posso fare per aiutarla?
 
 

Si sarà accorto anche lui che ho qualche chilo di troppo?


Chi sono?? Difficile da spiegare! Diciamo una bimba di 30 anni che tempo fa è riuscita a superare "piccoli problemi" come gli attacchi di panico e la bulimia. Ma ahimè la bulimia si sta riaffacciando!
L'anno scorso, come un fulmine a cielo sereno, il mio ragazzo mi ha lasciato... (dopo qualche mese tutto si è risolto) mi sono sentita morire ho pensato come molto tempo prima, di essere io la causa di tutto, che il mio fisico non avesse tutti i requisiti necessari per essere una donna amata e desiderabile.
Ho iniziato a digiunare, ho raggiunto i 47 kg, ma per fortuna una vocina dentro di me mi ha fatto notare che il baratro era li ad un passo e sono riuscita a reagire. Ora peso 52 kg e sono alta 1.64 (sono più o meno normale)... ma il desiderio di ingurgitare cibo mi ossessiona. Quando mi ritrovo sola apro il frigorifero, mando giù qualsiasi cosa e mi dico: "posso mangiare di tutto, tanto dopo vomito!"
Purtroppo la cosa si sta ripercuotendo sulla mia vita affettiva e sessuale: non riesco a lasciarmi andare, ho paura che il mio ragazzo noti quel chilo di troppo sui fianchi e la cosa mi rende nervosa, soprattutto in quelle situazioni in cui ogni essere umano dovrebbe lasciarsi andare per godere di momenti felici... che per un attimo ti fanno sentire in pace con il mondo e con te stessa. Ho voglia di equilibrio, di serenità, ma purtroppo non ricordo più come si fa ad amare se stessi.
La mattina, quando vado a lavoro e qualcuno mi guarda mi domando : "si sarà accorto anche lui che ho qualche chilo di troppo??... o sta solo guardando il mio viso??"
Come al solito opto per la prima soluzione e le paranoie tornano come i vecchi fantasmi... come è possibile far si che scompaiano...?
 
 

Anche quell'opportunità mi è stata negata


Sono una studentessa universitaria, 19enne... che oramai da 4 anni vive con l'incubo del cibo.
Dal mattino alla sera, penso costantemente e delle volte, inconsciamente, a quello che dovrò ingurgitare, quando, dove e cosa... per poi rigettare tutto selvaggiamente.
Ho girato psicologi di ogni tipo, sono stata anche ricoverata per un un check-up... i miei genitori, per un breve periodo, si erano allarmati, quando videro il callo che mi è comparso sulla mano destra, a forza di vomitare. Tutto è cominciato piano piano...senza che io me ne accorgessi, ma con le molte ore di psicoanalisi che ho fatto, credo di poter collegare l'inizio del mio "vivere grigio" con la crisi di coppia dei miei, con l'uscita da casa di mio padre (e il successivo rientro), e con il mio aborto clandestino. Anche mia madre è stata "bulimica" (odio questo termine), e tutt'oggi, di tanto in tanto, la incrocio quando esco dal bagno con gli occhi rossi e lucidi per lo sforzo che ho appena fatto, e, a testa china, fuggo via, sapendo che anche lei andrà a vomitare. Sono una ragazza che vorrebbe essere solare come caratterialmente è nata, dovrei essere bella, almeno come gli altri dicono, ma io non mi piaccio fuori, perché non riesco a piacermi dentro.
Sono 1.67 di altezza e peso 57-58kg... dunque, in teoria, dovrei pesare giusto, ma io mi vedo costantemente cicciotta, ingombrante, scoordinata, sento il grasso scorrere nelle mie vene... Non riuscendo più neanche a piangere... sono diventata così insensibile nei miei confronti e verso il mondo intero.
Non riesco più a provare sensazioni belle o brutte... percepisco solo una gran rabbia... che non sono in grado, ahimè, di tirare fuori...
Più il tempo passa, più capisco che i problemi e le paure dentro di me si accavallano e stratificano... Mangio e vomito 2-3 volte al dì... sono "depressa" perché faccio fatica a vivere... sono esausta, anche di respirare.
Ho provato tutti i modi per uscire dal mio grigiore o comunque per trovarne rimedio. Ho pensato anche alla morte, ma anche quell'opportunità mi è stata negata.
 
 

È anoressia?


Ieri sera, al Maurizio Costanzo Show, hanno parlato di anoressia e così ho deciso di cercare su internet qualche sito che si occupa di tale argomento. Ho trovato così questo sito.
Ho 30 anni , peso 42 kg, mangio, non vomito e sono stata ricoverata in un centro dieci anni fa. Quando feci la mia prima visita, il primario scrisse sulla cartella clinica "anoressia?" e mi fece subito ricoverare. Il punto di domanda era dovuto al fatto che io presentavo tutte le caratteristiche di un'anoressica, tranne la scomparsa delle mestruazioni. Feci 40 giorni di ricovero in questo centro, devo dire bello e confortevole, dove però l'unica magra ero io.
Controlli su controlli , esami della tiroide, dell'ipofisi, della surrenale, sangue che mi prelevavano a tutte le ore, ma non risultò niente, ero sana come un pesce. La mia richiesta di ricovero era stata inoltrata perché in quel periodo pesavo 32 kg.
A quei tempi non mangiavo. Parliamo infatti di 12 anni fa, quando ebbi il mio primo fidanzato. Davanti a lui mi vergognavo a mangiare, e cosi passavano i giorni, e io perdevo peso. Nella mia vita non sono mai stata al di sopra dei 44 kg, ma 32 erano decisamente preoccupanti. Litigavo con lui e non mangiavo.
Sapevo che lui soffriva nel vedermi così, allora io avevo adottato questa tattica per farlo tornare, ogni volta che eravamo in lotta.
La storia però, era iniziata qualche tempo prima con il suono di un campanello d'allarme. Avevo infatti attacchi di panico quando mi trovavo nei bar, nei ristoranti, e continui sensi di disagio quando mi trovavo in contesti diversi (che poi di diverso non avevano niente). Comunque, al Centro, nelle due sedute di psicoterapia che feci, la dottoressa, mi rideva in faccia quando le raccontavo queste cose... Io pensai: "vorrà sdrammatizzare"... e mi disse, che il senso di vomito che avevo, era come se io vomitassi il mondo intero, il rifiuto di certe persone.
Va bè ..pensai, avrà ragione lei... Nel frattempo sono trascorsi 10 anni e più, ma questo senso di disagio nel mangiare davanti agli altri, io non l'ho mai superato.
Con quel ragazzo la storia è finita, ma ne sono venute altre, e puntualmente anche gli stessi problemi.
Sono stata da un dietologo, per ingrassare naturalmente... Da 38 kg, in una settimana, sono arrivata a 43 kg, dopo di che, blocco... l'ago della bilancia non andava più avanti. Il dietologo mi consigliò allora la psicoterapia associata alla mia dieta. Dopo 4 mesi di colloqui, mi ritrovai a chiedermi: " ma io sono anoressica?" Ho cambiato 3 psicologi in tutti questi anni, ma nessuno mi ha dato una risposta finora... Sono stanca... di rendere la mia vita così limitata.
Probabilmente l'artefice di tutto ciò sono io, forse so anche le risposte alle mie domande, ma non riesco a trovarle o ad ammetterle.