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Studio di Psicologia e Psicoterapia (logo)


Contenuti centrali

Abusi
Qui di seguito troverai alcuni racconti.

Annamaria


Ho subito per anni maltrattamenti: se non mi alzavo in orario mia madre mi picchiava sulla schiena, dovevo lavorare, avevo appena 13 anni non mi facevano andare alla scuola media M** sezione *.Tutto incominciò con l’ infarto che mio padre ebbe, avevo 11 anni appena compiuti il ****
già mi affaccendavo per casa lavavo ogni cosa dalle scale ai forni, preparavo dolci e biscotti con le mie mani ero tanto brava che tutti in famiglia mi incoraggiavano a continuare così, finalmente mi sentivo accolta tra loro, ma, non dovevo parlare, mai lamentarmi del duro lavoro che durava tantissimo. Mi facevano assentare dalla scuola media per mesi e mesi, ma poi venivo promossa con sufficienza dai miei professori.
Avevo 15 anni e gia lavoravo 16-18 ore sia di notte che di giorno, facevo tutto quello che serviva: preparavo degli impasti per anticipare il lavoro notturno, sollevavo sacchi interi da 100 kg di farina che andava messa nelle impastatrici, poi c’era la lavorazione di taralli: bisognava impastarli, farli a forma di grissino, arrotolarli su se stessi, bollirli, infornarli, imbustarli, pesarli, chiuderli e stivarli nel furgone per la solita tentata vendita.
Lavoravo tanta pasta che mi venivano quelle escrescenti definite lenticche (piccole e nere ma dolorosissime). Ma devo parlarLe degli abusi sessuali che continuamente ho subito per anni.
Ho una sorella maggiore di 5 anni e un fratello maggiore di 4 anni.
Tutto parte da qui mentre io contribuisco per il mantenimento della famiglia, i miei genitori avevano prospettato per mia sorella un carriera luminosa, partendo dalla scuola elementare con la maestra V. e dalle scuole medie dove tutti i professori la potevano introdurre con professionalità nel suo futuro.
Mio padre la accompagnava tutte le mattine perché la scuola O** S** era tanto distante che a piedi ci volevano più di sessanta minuti. Poi il liceo classico e poi l’università, Le racconto questo perché l’uscita di mia sorella per gli studi di Bari ha creato in me un grave problema mai risolto: (LE ATTENZIONI SESSUALI DI MIO FRATELLO).
La stanza dove io dormo era la stessa di mia sorella, allontanandosi per me fu l’inizio delle mie violentissime sofferenze.
Io avevo 13 anni quando mio fratello veniva a notte fonda, (i suoi orari erano dalle ore 1,30 alle 4,30).
Lui attendeva che tutti fossero assorti nel sonno, si presentava nella mia stanza bloccandomi la bocca con la mano, mi succhiava i seni con forza, mi baciava il mio seno per diversi minuti e sprofondava nella mia vagina allungando all’interno parte della sua mano, faceva lo stesso nel mio ano e continuava così per diversi minuti, poi spingeva sulla mia bocca le sue natiche e faceva scivolare al suo interno il suo pene, costringendomi ad avere rapporti orali che puntualmente finivano con la mia bocca piena di sperma. Se gli rimaneva del tempo si applicava costringendomi sempre seduto su di me ad avere continui rapporti orali sprofondando il suo pene nella cavità orale fino alla trachea causandomi spasmi di vomito, dovevo applicarmi con tenacia: prima aveva l’orgasmo prima mi lasciava in pace, poi mi veniva tra il collo mi impregnava i capelli e il seno di sperma. Provai a chiudermi a chiave, ma mia madre veniva sempre a chiamarmi per lavorare al mattino presto e mi gridava di tutto e mi picchiava con nervosismo senza motivo, solo perché avevo bloccato a Lei l’entrata.
Qualche volta sono riuscita a svegliarmi in tempo ad aprire la porta chiusa da me a chiave, ma dopo un pò non trovai più nessuna chiave che mi permettesse di proteggermi.
Se capitava che fossi in macchina con lui, riusciva ad allontanare tutti ed ad abusare di me dovunque. Mio fratello ha continuato così per anni sino al suo matrimonio nel 2000 e al suo normale allontanamento.
Ora io subisco da lui continui oppressioni sul lavoro: mi urla, mi dice che gli faccio schifo e lo grida davanti a chiunque, io non riesco nemmeno ad odiarlo ma voglio che mi lasci in pace. A soli 10 anni ebbi il mio bel seno e la mia bellezza fuoriusciva serenamente, e lui si avvicinava con la scusa di coccolarmi ma mi palpava con maestria, lui aveva solo 14 anni.
Mi ribellavo invano, ma mia madre non permetteva di ascoltarmi e continuavo a lavorare ogni giorno della mia vita, non dovevo dir nulla perché potevo far morire di crepacuore il mio povero papà.
Dopo una visita presso l’ambulatorio di un psichiatra di G*** dopo le mie continue perdite di conoscenza, io confidai gli abusi subiti, lui mi consigliò di lasciare la mia casa e la mia famiglia, per un futuro migliore. Ovviamente per Me non fu semplice parlarne in casa e mia madre in un momento raro di lucidità mi confidò che mio padre da diversi anni sapeva dei continui maltrattamenti e abusi di mio fratello e convinse mia madre a mandarlo fuori casa ma lei all’ultimo momento si ribellò e non se ne fece nulla. Mio padre affidava su di me il futuro della famiglia sul mio lavoro, ed io non ho mai disatteso le sue aspettative.
Ho pianto per anni sola di notte nella mia stanza confidavo nel futuro, che la mia intelligenza mi avesse permesso di vivere, ho scritto per anni di tutti i maltrattamenti che ripetutamente in famiglia subivo, ma mia madre con la mania di non vedere e sentire mi ha tolto ogni cosa, ogni piccolo riferimento.
Con la società che mio padre mi costrinse a fare prima con mio fratello nel 1993 e dal 2001 con mia sorella, è palese l’enormità di lavoro che io ho dovuto svolgere su tutti i settori sia produttivi che organizzativi e infine commerciali.
Ora a i miei 36 anni finalmente riconosco la mia professionalità che potrò mettere dovunque io voglia applicarmi professionalmente. Finalmente dr. Burdi la mia vita inizia grazie all'analisi intrapresa con Lei.
 
 

Lucia


Prima di cercare di spiegare le mie dinamiche relazionali vorrei approfittare per dirle alcune cose che vorrei conoscesse anche se poi non so in realtà se saranno utili a lei o a me o a nessuno dei due. Quando ero piccola (dai 3 agli 8 anni) ero con uomo, oggi direi un giovane di forse venti anni. Questa persona mi portò in una fattoria che ricordo bene. Rispetto a tutto quando dirò o dei ricordi molto chiari.
C’era una specie di grande cono rovesciato tipo pozzo molto largo e poco profondo,lui prese una gallina e la buttò dentro. Questa gallina nella caduta si era sicuramente spezzata una zampa perché zoppicava e tentava di risalire, ma la parete di questo “cono” era liscia per cui la gallina riscivolava indietro. Questo giovane mi aveva preso in braccio per sporgermi affinché io vedessi la gallina e in tutto questo tempo e per tutto quello a venire aveva sempre un sorriso sulle labbra. Io percepivo che la situazione era pericolosa, capivo che c’era del pericolo anche per me, ”sentivo”che era meglio per me non reagire e stare zitta e assecondarlo, ma provavo una grande pena per quella povera gallina che si sforzava tanto e inutilmente a risalire. Poi questa persona mi ha portato in una piccola stalla dove c’era una o due mucche, si è seduto e sempre con quel sorriso sulle labbra ha iniziato a mungere la mucca. Io vedevo questa mammella dalla quale schizzava una striscia di latte e mi disturbava quel gesto che il ragazzo faceva. Poi mi ha detto di provare. Ricordo che io ho tentato di rifiutarmi (non ricordo se parlavo, ricordo solo il tentativo di sottrarmi ad avvicinarmi alla mucca), ma poi anche in questo caso intuivo che dovevo assecondarlo e così ho fatto. Il latte non usciva allora lui si è avvicinato e ha preso la mia mano e insieme abbiamo toccato la mammella della mucca che ricordo ancora essere viscida, disgustosa sensazione per me. Poi mi ha portato in stanzetta accanto alla stalla, c’era un lettino, mi ha adagiato sopra e si è messo su di me, sempre con quel sorriso impietrito. Aveva il suo viso sul mio si muoveva, ma io non capivo. All’improvviso ho sentito un gran dolore, dello stesso tipo di quando stava nascendo mia figlia. Poi più niente. (Oggi direi che forse ero svenuta) Ma ho capito solo dopo, negli anni cosa era accaduto. Ricordo ancora di essere salita sul calesse insieme a lui e il ragazzo portando il dito alla bocca mi ha sussurrato” non lo dire a nessuno” ed io ho fatto così per tutto il resto della mia vita.
Stranamente di quel ricordo ciò che mi turba ancora oggi non è mai stata la violenza sessuale quanto la sofferenza di quella povera gallina che io non ho potuto salvare. Mi scusi se ho abusato della sua richiesta per dirle questa cosa, ma non avrei avuto il coraggio nemmeno se fossimo stati da soli a confidargliela. Rispetto le mie dinamiche relazionali preciso che in me vi è uno sdoppiamento nel senso che sul lavoro o in altri contesti non personali, non le ho mai applicate o almeno così credo.
Cerchiamo di spiegarle: quando ero ragazza mi sono spesso innamorata, ogni volta che avevo un ragazzo credevo che questi fosse il mio grande amore. Ero presa totalmente da lui, mi sono sempre annullata per i miei amori.
L’altro di fronte a questo mio modo assolutistico di amare, alla mia devozione (ha presente le gheishe?) veniva disorientata, se si spaventava fuggiva ed io ero nella disperazione più nera avrei voluto morire fino a si e no un paio di mesi poi ero nuovamente attratta da qualcuno o comunque dimenticavo. Se invece la mia passione, la mia dedizione il mio mettere al centro dell’universo l’altro, il mio risvegliare nell’uomo quel senso di maschilismo che credo ancora piaccia molto agli uomini, lo coinvolgevano al punto che io percepivo essersi innamorato di me, allora scattava in me un meccanismo di rifiuto.
Questa persona non mi piaceva più. Si svuotava di contenuti diventava indifferente ai miei occhi e questo accadeva appena percepivo questo senso di sicurezza emotiva. E non ero capace di aspettare, di capire se la relazione poteva ancora funzionare. Diventavo insofferente, volevo la mia libertà,l’altro mi appariva soffocante. Quindi dovevo lasciarlo e subito. Quando però lo avevo fatto, se capivo che lui non pensava più a me, o se stava avendo interessi per altre ragazze, sentivo nuovamente di amarlo con tutto il cuore e cercavo in tutti i modi di riconquistarlo e la storia si ripeteva all’infinito.
In qualunque situazione mi trovassi non ho mai finto. Questa situazione è durata fino a che mi sono sposata e tanto sono riuscita a farlo, perchè me lo sono imposta: avevo deciso di sposare mio marito perché un bravo ragazzo, semplice senza queste contorsioni mentali, e anche con lui ci sono stati questi meccanismi o meglio non ho mai amato come è avvenuto con gli altri.
In questo caso sono stata opportunista. Sapevo che se lo lasciavo data la mia età (mi sentivo vecchia) non mi sarei più sposata. E fino al giorno del mio matrimonio avevo una forte voglia di lasciarlo. In chiesa ero triste, rassegnata, ma appena sono entrata nella sala dove ho festeggiato l’evento è accaduto ciò che non avrei mai immaginato. All’improvviso ero felice, felicissima di essermi sposata e con lui. Con una persona serena, solare, semplice, lineare. Questi meccanismi psicologici sono spariti dentro di me. Pur non provando quel trasporto quella passione per mio marito ero felice di avere finalmente anch’io una famiglia, dei figli, ecc,ecc. Se le cose non hanno funzionato con non sono dipese dai miei meccanismi mentali (perché non gli avevo più, tanto che gli avevo rimossi), ma da un altro aspetto che si andava sostituendo dentro di me: man mano diventavo autoritaria (non ricordo di esserlo stata mai prima) pretenziosa, mi sentivo intellettivamente, e intellettualmente superiore (questa mia onnipotenza e costante in me anche sul lavoro. Mi sento la ”più” in tutti e in quasi tutti i contesti. A tale proposito: “ non mi lodi perché su di me ha un effetto strano: aumenta il mio senso di superiorità verso gli altri e non voglio. Nel mio gruppo, nel nostro gruppo. E poi mi fa perdere la mia spontaneità ed io non voglio essere la più vera e sincera possibile. Torniamo un attimo a quei meccanismi relazionali di cui parlavamo prima: come avevo, detto con il matrimonio non gli avevo trovati, ma continuavo inconsapevolmente con Margherita. Quando quella sera, come sa, ho percepito di aver recuperato l’affetto di mia figli, all’improvviso mi è stata indifferente, con la differenza, grazie a Dio, di essere andata nel panico, appena mi sono resa conto di provare esattamente quella sensazione di disamore che provavo ogni volta in passato . Le ho raccontato quell’ episodio e altri relativi al rapporto con mia madre ( questi ultimi posso dirli sicuramente in gruppo ) perche’ spero o mi illudo che possano essere la causa della mia incapacità reale di amare e possa io quindi guarire.
Non so se le sarà utile tutto questo, grazie per avermi dato questa opportunità, l’abbraccio, Lucia.