Lucia
Prima di cercare di spiegare le mie dinamiche relazionali vorrei approfittare per dirle alcune cose che vorrei conoscesse anche se poi non so in realtà se saranno utili a lei o a me o a nessuno dei due. Quando ero piccola (dai 3 agli 8 anni) ero con uomo, oggi direi un giovane di forse venti anni. Questa persona mi portò in una fattoria che ricordo bene. Rispetto a tutto quando dirò o dei ricordi molto chiari.
C’era una specie di grande cono rovesciato tipo pozzo molto largo e poco profondo,lui prese una gallina e la buttò dentro. Questa gallina nella caduta si era sicuramente spezzata una zampa perché zoppicava e tentava di risalire, ma la parete di questo “cono” era liscia per cui la gallina riscivolava indietro. Questo giovane mi aveva preso in braccio per sporgermi affinché io vedessi la gallina e in tutto questo tempo e per tutto quello a venire aveva sempre un sorriso sulle labbra. Io percepivo che la situazione era pericolosa, capivo che c’era del pericolo anche per me, ”sentivo”che era meglio per me non reagire e stare zitta e assecondarlo, ma provavo una grande pena per quella povera gallina che si sforzava tanto e inutilmente a risalire. Poi questa persona mi ha portato in una piccola stalla dove c’era una o due mucche, si è seduto e sempre con quel sorriso sulle labbra ha iniziato a mungere la mucca. Io vedevo questa mammella dalla quale schizzava una striscia di latte e mi disturbava quel gesto che il ragazzo faceva. Poi mi ha detto di provare. Ricordo che io ho tentato di rifiutarmi (non ricordo se parlavo, ricordo solo il tentativo di sottrarmi ad avvicinarmi alla mucca), ma poi anche in questo caso intuivo che dovevo assecondarlo e così ho fatto. Il latte non usciva allora lui si è avvicinato e ha preso la mia mano e insieme abbiamo toccato la mammella della mucca che ricordo ancora essere viscida, disgustosa sensazione per me. Poi mi ha portato in stanzetta accanto alla stalla, c’era un lettino, mi ha adagiato sopra e si è messo su di me, sempre con quel sorriso impietrito. Aveva il suo viso sul mio si muoveva, ma io non capivo. All’improvviso ho sentito un gran dolore, dello stesso tipo di quando stava nascendo mia figlia. Poi più niente. (Oggi direi che forse ero svenuta) Ma ho capito solo dopo, negli anni cosa era accaduto. Ricordo ancora di essere salita sul calesse insieme a lui e il ragazzo portando il dito alla bocca mi ha sussurrato” non lo dire a nessuno” ed io ho fatto così per tutto il resto della mia vita.
Stranamente di quel ricordo ciò che mi turba ancora oggi non è mai stata la violenza sessuale quanto la sofferenza di quella povera gallina che io non ho potuto salvare. Mi scusi se ho abusato della sua richiesta per dirle questa cosa, ma non avrei avuto il coraggio nemmeno se fossimo stati da soli a confidargliela. Rispetto le mie dinamiche relazionali preciso che in me vi è uno sdoppiamento nel senso che sul lavoro o in altri contesti non personali, non le ho mai applicate o almeno così credo.
Cerchiamo di spiegarle: quando ero ragazza mi sono spesso innamorata, ogni volta che avevo un ragazzo credevo che questi fosse il mio grande amore. Ero presa totalmente da lui, mi sono sempre annullata per i miei amori.
L’altro di fronte a questo mio modo assolutistico di amare, alla mia devozione (ha presente le gheishe?) veniva disorientata, se si spaventava fuggiva ed io ero nella disperazione più nera avrei voluto morire fino a si e no un paio di mesi poi ero nuovamente attratta da qualcuno o comunque dimenticavo. Se invece la mia passione, la mia dedizione il mio mettere al centro dell’universo l’altro, il mio risvegliare nell’uomo quel senso di maschilismo che credo ancora piaccia molto agli uomini, lo coinvolgevano al punto che io percepivo essersi innamorato di me, allora scattava in me un meccanismo di rifiuto.
Questa persona non mi piaceva più. Si svuotava di contenuti diventava indifferente ai miei occhi e questo accadeva appena percepivo questo senso di sicurezza emotiva. E non ero capace di aspettare, di capire se la relazione poteva ancora funzionare. Diventavo insofferente, volevo la mia libertà,l’altro mi appariva soffocante. Quindi dovevo lasciarlo e subito. Quando però lo avevo fatto, se capivo che lui non pensava più a me, o se stava avendo interessi per altre ragazze, sentivo nuovamente di amarlo con tutto il cuore e cercavo in tutti i modi di riconquistarlo e la storia si ripeteva all’infinito.
In qualunque situazione mi trovassi non ho mai finto. Questa situazione è durata fino a che mi sono sposata e tanto sono riuscita a farlo, perchè me lo sono imposta: avevo deciso di sposare mio marito perché un bravo ragazzo, semplice senza queste contorsioni mentali, e anche con lui ci sono stati questi meccanismi o meglio non ho mai amato come è avvenuto con gli altri.
In questo caso sono stata opportunista. Sapevo che se lo lasciavo data la mia età (mi sentivo vecchia) non mi sarei più sposata. E fino al giorno del mio matrimonio avevo una forte voglia di lasciarlo. In chiesa ero triste, rassegnata, ma appena sono entrata nella sala dove ho festeggiato l’evento è accaduto ciò che non avrei mai immaginato. All’improvviso ero felice, felicissima di essermi sposata e con lui. Con una persona serena, solare, semplice, lineare. Questi meccanismi psicologici sono spariti dentro di me. Pur non provando quel trasporto quella passione per mio marito ero felice di avere finalmente anch’io una famiglia, dei figli, ecc,ecc. Se le cose non hanno funzionato con non sono dipese dai miei meccanismi mentali (perché non gli avevo più, tanto che gli avevo rimossi), ma da un altro aspetto che si andava sostituendo dentro di me: man mano diventavo autoritaria (non ricordo di esserlo stata mai prima) pretenziosa, mi sentivo intellettivamente, e intellettualmente superiore (questa mia onnipotenza e costante in me anche sul lavoro. Mi sento la ”più” in tutti e in quasi tutti i contesti. A tale proposito: “ non mi lodi perché su di me ha un effetto strano: aumenta il mio senso di superiorità verso gli altri e non voglio. Nel mio gruppo, nel nostro gruppo. E poi mi fa perdere la mia spontaneità ed io non voglio essere la più vera e sincera possibile. Torniamo un attimo a quei meccanismi relazionali di cui parlavamo prima: come avevo, detto con il matrimonio non gli avevo trovati, ma continuavo inconsapevolmente con Margherita. Quando quella sera, come sa, ho percepito di aver recuperato l’affetto di mia figli, all’improvviso mi è stata indifferente, con la differenza, grazie a Dio, di essere andata nel panico, appena mi sono resa conto di provare esattamente quella sensazione di disamore che provavo ogni volta in passato . Le ho raccontato quell’ episodio e altri relativi al rapporto con mia madre ( questi ultimi posso dirli sicuramente in gruppo ) perche’ spero o mi illudo che possano essere la causa della mia incapacità reale di amare e possa io quindi guarire.
Non so se le sarà utile tutto questo, grazie per avermi dato questa opportunità, l’abbraccio, Lucia.