La psicologia analitica
Deriva dalla teoria di C.G. Jung di cui pure abbiamo scritto. Se la psicoterapia secondo la scuola adleriana può essere applicata anche a gruppi e a coppie, quella junghiana è assolutamente individuale.
Per Jung il senso dell’esistenza umana si esprime nel processo di individuazione. “L’individuazione è in generale il processo di formazione e di caratterizzazione dei singoli individui,
e in particolare lo sviluppo dell’individuo psicologico come essere distinto dalla generalità, dalla psicologia collettiva.
L’individuazione è quindi un processo di differenziazione che ha per meta lo sviluppo della personalità individuale”
L’analista Junghiano ha quindi costantemente presente, nel suo lavoro, l’importanza di aiutare il paziente a riconoscere e a valorizzare i tratti più caratteristici della sua personalità,
distinguendoli e disancorandoli da canoni della cultura entro i quali il soggetto si trova ad essere e a vivere.
Il paziente deve mettere a fuoco con chiarezza l’idea che egli, e non altri, è il vero artefice della sua esistenza e della sua realtà e che qualsiasi situazione umana, anche la più
complessa e dolorosa, può essere modificata.
L’individuo “malato” è colui che ha imparato ad assumere atteggiamenti unilaterali e quindi, in sede diagnostica, lo psicoterapeuta deve cercare di comprendere quali siano i bisogni che
gli stessi atteggiamenti soddisfano.
Il terapeuta junghiano, come del resto quello freudiano ha il compito di avvicinare il paziente alla consapevolezza dei rapporti esistenti tra le varie istanze della psiche, aiutandolo soprattutto a comprendere
e a sopportare la tensione che caratterizza i rapporti stessi.