La psicoanalisi freudiana
Esistono alcune regole che danno struttura alla situazione analitica. La prima è detta dallo stesso Freud: “fondamentale”.
Mediante essa l’analizzato è invitato a dire tutto ciò che pensa, che prova, che avverte, senza scegliere quanto gli sembra più giusto dire,
senza omettere niente, anche se ciò che gli viene in mente può essere sgradevole da comunicare, o apparentemente privo di interesse o fuori proposito.
La regola fondamentale ha lo scopo di rendere più accessibile il determinismo inconscio, che, a livello cosciente, può manifestarsi proprio attraverso idee
improvvise, disorganizzate e casuali.
Essa pone quindi alla base del trattamento psicoanalitico il metodo della libera associazione, mediante la quale Freud pensava di aver definitivamente superato le
metodologie ipnotiche che venivano praticate prima della psicoanalisi, che non consentivano al paziente di prendere coscienza dei contenuti inconsci che via via emergevano
nel corso del lavoro psicoterapico
Un’altra regola è detta dello “specchio” .E’ fondamentale che il paziente venga messo nella condizione di poter proiettare e trasferire sull’analista stesso,
appunto, come uno specchio, in cui non appaiono altre cose se non le proprie. Necessario soprattutto che il paziente non venga a conoscenza di particolari della vita dell’analista,
che potrebbero disturbare questa operazione di trasferimento, il cosiddetto, appunto, transfert .
Una terza regola che serve ad organizzare il rapporto analitico è quella dell’ “astinenza” , che obbliga l’ analista a non dare soddisfazione alle richieste del
paziente e a non svolgere i ruoli che egli tende ad imporre.
La regola dell’astinenza tende ad evitare che la quantità di libido liberata dal lavoro analitico venga immediatamente reinvestita su oggetti esterni e quindi
scaricata in modo diverso rispetto alla modalità dell’espressione verbale , la sola che consente di mantenere il trasferimento della libido stessa nella
situazione analitica.