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Il training autogeno


Anche questa tecnica, per certi versi vicina all’ipnosi, non può essere compresa tra quelle che abbiamo descritte o come centrate sul rapporto terapeuta-paziente o sulle procedure tecnico-sperimentali.
Si tratta di un approccio che deriva dal lavoro dello psichiatra tedesco J.Schultz .
Il paziente è portato gradualmente ad apprendere delle tecniche di tipo autoipnotico, che si concretizzano in esercizi di rilassamento, di tranquillizzazione e di presa di coscienza dello schema corporeo.
L’azione terapeutica consente di risolvere stati di tensione e di stress, attivando modificazioni psichiche e somatiche in grado di garantire maggiore equilibrio e serenità.
Due sono i cicli di esercizi previsti: quello inferiore e quello superiore.
Il primo ciclo è orientato prevalentemente sul corpo, il secondo sulla psiche.
Quando si parla di training autogeno ci si riferisce comunemente agli esercizi di grado inferiore. Quelli di grado superiore,che portano sensazioni molto particolari, vengono in genere sconsigliati, soprattutto se usati al di fuori di ricerche sottoposte a rigido controllo da parte di persone veramente competenti.
Lo stesso Schultz affermava che per mettere in pratica gli esercizi superiori “…bisogna essere molto prudenti, bisogna possedere un valido senso critico e una profonda conoscenza sia dell’individuo che del metodo; senza questa precauzioni è molto facile incorrere in gravi errori e arrecare molto danno all’individuo stesso”.