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Il terapeuta e il paziente


Qualsiasi intervento di psicoterapia dipende largamente dalla personalità dello psicoterapeuta.
Diceva gia W.Griesinger, nel secolo scorso, che chi ha scelto, come professione, di curare il prossimo, deve avere “…grande professionalità , un ricco vissuto, disposizione gentile, grande pazienza, autocontrollo, essere particolarmente libero da pregiudizi, comprendere la natura umana, amare profondamente il suo lavoro”.
Lo psicoterapeuta deve, prima di tutto, saper ascoltare il paziente.
Per questo, egli deve essere in grado di saper controllare efficacemente i propri sentimenti e i propri bisogni, non deve essere preda di tensioni derivanti da un vissuto personale non sufficientemente organizzato nel senso della sicurezza e dell’equilibrio emotivo-affettivo, deve essere obiettivo e benevolo, ma anche spassionato, come si diceva, ed emotivamente distaccato.
Solitamente chi sceglie di fare lo psicoterapeuta come professione possiede una sensibilità particolare per i problemi dell’uomo e per la realtà umana in genere, maturata sulla base di esperienze personali spesso difficili se non addirittura dolorose.
I migliori psicoterapeuti sono probabilmente proprio coloro che si sono dovuti confrontare con difficoltà proprie e che sono riusciti a superarle, avendo maturato contemporaneamente la consapevolezza di quanto è successo ed essendo riusciti quindi ad operare quel distacco emotivo dal proprio vissuto che consente di affrontare quello degli altri con lucidità e compostezza.
Il rispetto per la sofferenza del paziente nasce quindi dall’esperienza delle difficoltà personali, che mette in atto un preciso interesse per quanto il paziente riferisce e un profondo rispetto per ciò che egli è, per ciò che pensa, per le convinzioni che ha maturato, che possono essere molto diverse rispetto a quelle dello psicoterapeuta stesso.
Questi non deve mai portare nella cura le proprie ideologie o, peggio, imporre i propri valori morali.
Il paziente ha bisogno che qualcuno lo aiuti a chiarire e a risolvere i suoi problemi, non altro.
Per questo lo psicoterapeuta deve essere molto flessibile anche nell’uso delle tecniche terapeutiche e nel metodo adottato.
Ogni paziente porta una realtà assolutamente unica ed irripetibile ed è da questa che occorre partire per l’azione terapeutica.
Non si deve quindi adattare la realtà del paziente alla tecnica o al metodo adottati, ma si deve fare esattamente il contrario, senza eccessivi timori di diventare “eretici” o pericolosamente “eclettici” dal punto di vista metodologico. La rigida fedeltà al proprio credo teorico terapeutico, risulterebbe essere pericolosissimo, infruttuoso e terroristico . Ciò che diventa importantissimo ed assoluto per uno psicoterapeuta, è sapere e ricordarsi, qualora dovesse per alcuni istanti dimenticarselo, di essere dinanzi alla PERSONA .
Chi possiede una preparazione professionale adeguata, sia dal punto di vista teorico che da quello tecnico, e quindi grande chiarezza rispetto ai diversi approcci terapeutici, solitamente non ha di queste paure soprattutto non tenta di nascondere la propria impreparazione o la propria difficoltà nei confronti del paziente e del suo problema dietro il paravento della “coerenza” metodologica.
L’azione psicoterapica diventa quindi efficace se viene condotta da un professionista preparato, ma occorre non dimenticare che occorrono anche certi requisiti nel paziente.
Anzitutto egli deve essere cosciente di essere portatore di un disturbo e che è necessario un lavoro per liberarsene, e che non esistono interventi , rimedi e soluzioni “magiche” e che solo la sua assiduità alle sedute e la sua pazienza, insieme a quella dello psicoterapeuta , gli permetterà il superamento dei suoi problemi.
Per questo occorre che sia ben informato sul senso e sul significato della psicoterapia, su come si lavora, sull’impegno che comporta, sui risultati che si possono ottenere, sulla spesa che deve essere affrontata . E che non esistono e non possono esistere le psicoterapie rapide e quelle gratuite, perché l’onorario rappresenta innanzitutto l’impegno che il paziente dovrà avere per cambiare insieme al riconoscimento di essere seguito professionalmente da un esperto.
Tutto questo perché egli maturi la giusta motivazione e si crei il più corretto clima di fiducia e di collaborazione, che consente a chi è portatore di sofferenze di “lasciarsi andare”, di confidare, di confrontarsi e di superare con determinazione i problemi, soprattutto quelli più difficili e più dolorosi.