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Studio di Psicologia e Psicoterapia (logo)


Contenuti centrali

Psicoterapia

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Gruppo analitica

->Rete di Comunicazione
 

La rete di comunicazione


La coesione e l’efficienza del gruppo sono condizionate da un altro importante fattore che riguarda le reali possibilità di comunicazione fra i membri e i modi che la caratterizzano.
Secondo gli psicologi sociali i principali modelli di comunicazione sono i seguenti:

  1. a catena
    Secondo questo modello,ogni membro del gruppo comunica con quello che gli è immediatamente vicino. Esiste il pericolo reale, in questa situazione, che le varie informazioni passando da un soggetto all’altro, possano essere modificate nei loro contenuti, creando equivoci, errori, “dicerie” poco raccomandabili per la stessa coesione del gruppo;
     
  2. a Y
    In questa struttura si nota una parte del gruppo che riesce a stabilire fra i membri una comunicazione efficiente, che fa capo al soggetto contrassegnato con il numero 3, mentre i numeri 5 e 6 sono in una situazione di emarginazione e di dipendenza, il 5 dal 4 e il 6 dal 5.
    Dal numero 4 verso il 5 e dal 5 verso il 6 la comunicazione corre lo stesso pericolo, nel senso della distorsione, che abbiamo notato nel modello a catena;
     
  3. a cerchio
    Nel modello a cerchio ogni componente è in rapporto comunicativo diretto con tutti gli altri. Si tratta, quindi, di una modalità soddisfacente per tutti, ma con il rischio, dato che manca un “centro” chiave, di diventare dispersiva. Sembra infatti che questo tipo di organizzazione sia la meno efficiente;
     
  4. a ruota
    Il “centro”, inteso come persona-chiave, è invece presente nel modello a ruota.In questa situazione le informazioni, essendo trasmesse direttamente, corrono meno il rischio di essere distorte e la probabilità di errori è sicuramente più bassa.
    Soprattutto nei piccoli gruppi questa modalità è la più affidabile.
 

Il rendimento


A proposito di efficienza, intesa come insieme di prestazioni singole, occorre ribadire che essa dipende da una ricca e corretta comunicazione fra i componenti, ma non solo. Occorre anche che tutti accettino un certo indirizzo di lavoro, una certa metodologia operativa, certe soluzioni, che, pur se proposti da una sola persona o da una sola parte del gruppo, devono incontrare l’adesione vera e reale, e quindi non soltanto in apparenza, dei vari membri.
Ci sembra utile, a proposito di buon rendimento del gruppo, riportare le conclusioni delle ricerche dello psicologo industriale americano Douglas McGregor:

  • L’atmosfera è informale e rilassata.
  • C’è una notevole quantità di discussioni cui partecipano praticamente tutti, ma che riguardano sempre e solo il compito del gruppo.
  • L’obiettivo del gruppo è ben compreso e accettato dai vari membri. L’obiettivo viene discusso a fondo e fino a che non viene formulato in modo tale che i membri possano impegnarsi a perseguirlo.
  • I membri si ascoltano reciprocamente. Viene prestata attenzione ad ogni proposta. Non sembra che i membri abbiano timore di apparire sciocchi proponendo un’idea creativa, anche se sembra arrischiata.
  • C’è disaccordo. I dissensi non sono soppressi o soffocati da una prematura azione di gruppo. Le ragioni vengono esaminate accuratamente e il gruppo cerca di risolvere i contrasti, piuttosto che schiacciare chi non è d’accordo.
  • La maggior parte delle decisioni viene presa in base ad un tipo di consenso in cui ognuno è, in linea di massima, d’accordo e disposto a procedere. Raramente si ricorre a votazioni: il gruppo non accetta di comunicare un lavoro unicamente perché è stato approvato dalla maggioranza.
  • La critica è frequente, franca e relativamente serena. Talvolta si hanno anche attacchi personali, aperti o impliciti.
  • I vari membri sono liberi di esprimere i loro sentimenti e le loro idee sia sul problema sia sul modo di agire del gruppo.
  • Quando la decisione è presa, vengono dati e accettati incarichi precisi.
  • Il presidente del gruppo non lo domina, né, d’altra parte, il gruppo manifesta esagerata deferenza nei suoi confronti. Di fatto, la funzione di guida si sposta di volta in volta secondo le circostanze. Non si nota lotta per il potere quando il gruppo agisce. Il problema non è chi deve controllare, ma come far sì che il lavoro venga eseguito nel modo migliore.
  • Il gruppo è consapevole della propria azione.