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La Leaderenza

Il primo problema che riguarda la leaderanza è quello relativo ai requisiti che vengono richiesti al capo.

Scrive E. Spaltro: ”Si è detto che un leader deve avere la capacità di assumersi la responsabilità e la condotta di un gruppo, si è parlato di personalità autorizzataria, di attitudini al comando, ecc. In tutte queste definizioni è evidente la tendenza da obbiettivare, a far cioè dipendere il fenomeno di gruppo “leadership” in una “obbiettiva” caratteristica individuale, in una sorta di capacità biologica. È chiaro che non è accettabile una concezione del genere.La leadership è un fenomeno di gruppo, conseguenza della dinamica di gruppo e non della semplice biologica presenza di determinate caratteristiche in un singolo individuo. Ciò significa che un leader può esercitare il comando solo nell’interno di un determinato gruppo e genericamente in tutti i gruppi possibili”.

Altri autori non sono del tutto d’accordo con quanto Spaltro afferma, pronti a sostenere che importanti lavori di ricerca hanno dimostrato che esistono persone destinate ad assumere il ruolo del capo in qualsiasi gruppo e altre che non lo potranno mai fare.

Come si vede sul problema non è stato ancora raggiunto un accettabile accordo, per cui è difficile fissare le caratteristiche del leader, senza correre il rischio di essere poco esatti e facilmente smentibili.

Si potrebbe tentare di mettere tutti d’accordo affermando che il capo deve possedere sicure capacità di coordinazione e deve essere in grado di farsi accettare dai membri del gruppo. È ovvio, comunque, che anche queste caratteristiche possono essere o non essere valorizzate o possono evidenziarsi o meno a seconda dei gruppi e delle interazioni che li caratterizzano.

Un altro problema che interessa la leaderanza del gruppo è quello che riguarda, come dice ancora Spaltro, i significati razionali e simbolici che un leader riveste per il gruppo.

I membri del gruppo vedono nel capo la persona che soddisfa il bisogno di sicurezza, di unità, di controllo del senso di colpa, di introiezione di un’autorità visibile e con la quale si possa interagire.

È necessario, tuttavia,che questi bisogni vengano via via superati, in modo che la dipendenza non venga fissata in modo irreversibile,rendendo la vita di gruppo molto povera nelle sue dinamiche impoverendo anche la coesione stessa.

Il terzo problema riguarda i ruoli del capo. Il più importante è costituito dall’azione mirante a far prendere coscienza ai membri di ciò che il gruppo è in realtà, compresa la stessa leaderanza del gruppo stesso. Il leader, insomma, non deve essere centrato su se stesso, ma sul gruppo, per portarlo, alla fine, a partecipare alla struttura di potere.

Vediamo schematicamente quale può essere la posizione del leader nei confronti degli altri componenti il gruppo nel corso delle fasi di sviluppo del gruppo stesso.

Prima fase- I membri di un gruppo hanno una relazione individuale con il capo, che è in questo momento elemento di unità (nei grafici che seguono il leader è contraddistinto dalla palina nera).

Seconda fase- Il gruppo è centrato sul leader, ma il leader è centrato sul gruppo; il leader tende a risolvere la situazione di dipendenza del gruppo nei suoi confronti: così soltanto riesce rendere dinamico il sistema di relazioni interpersonali, in modo che si trasformino in relazioni sociali.

Terza fase- Il leader che vive in un gruppo in cui si è instaurata una relazione sociale è parzialmente nel gruppo e parzialmente al di fuori del gruppo. Questa è una fase difficile, perché il gruppo tende a trasformare la propria appartenenza al gruppo in identificazione con il leader,che deve scoraggiare tale tendenza.

Quarta fase- La dinamica di gruppo si svolge ed il gruppo è centrato effettivamente sul gruppo. Il leader è così percepito come sfondo, prima come membro del gruppo, poi come individuo che vigila sul mantenimento dello spirito di gruppo, il quale gruppo è d’altronde capace di agire per conto proprio verso determinati scopi che realizza da solo (relazione sociale in azione).

L’esempio riportato riguardante la particolare posizione del leader nei confronti del gruppo è in relazione ad un tipo di conduzione, come si è notato, centrata sul gruppo, e quindi non direttiva.

Riteniamo che sia questa la posizione più corretta per un operatore sociale, che deve, a nostro avviso impegnarsi particolarmente nella maturazione e nella formazione di relazioni sociali all’interno del gruppo. L’alternativa è data dal leader che centra tutto su se stesso, caratterizzando il gruppo in senso appunto direttivo, se non addirittura autoritario.