Life... "favoletta"
C’era una volta, tanto tempo fa, un gregge di pecorelle che conduceva una vita tranquilla e serena, fra pascoli e ovile, senza farsi domande e senza dar troppo peso alle cose, a meno che queste non si presentassero in maniera evidente, disturbando la loro quiete.In questo gregge, un giorno, capitò per caso una cagnetta col suo piccolo cucciolo femmina.
La cagnetta non stava bene, aveva qualche problema, non sapeva bene chi fosse e così vedendo che il suo pelo folto e candido somigliava a quello delle pecorelle, si inserì nel gregge. I membri dell’armento, che non facevano troppo caso alle cose, fecero loro posto e continuarono a pascolare. La cagnetta ogni tanto sembrava stana e le pecorelle in fondo si divertivano a prenderla in giro, ma non capivano nulla del suo disagio. La cucciolotta, invece, ci soffriva tanto e cercava di far dimenticare al resto del gregge le bizze della sua mamma comportandosi come una vera, brava pecorella: brucava l’erba, belava indolente e seguiva mestamente il gruppo.
Ma, in realtà, il sapore dell’erba non le piaceva molto, a volte, al posto del belato, veniva fuori uno strano suono rauco e la voglia di correre per i prati e scatenarsi a giocare con le farfalle era fortissima!!! Quanto dolore provava, a quante cose doveva rinunciare per mantenere il suo posto in quel gregge, che seppure non sentisse suo amico, era l’unica realtà che conoscesse.
Così divenne grande, imparando a reprimere i propri naturali istinti e covando inconsapevolmente da un lato un desiderio di rivalsa e di rancore nei confronti di quel gregge, dall’altro un forte senso di colpa poiché realizzava che erano state le condizioni della sua mamma (poverina, non poteva fargliene una colpa) a renderle la vita difficile.
Nel gregge incontrò un compagno, che fra tutti le sembrava il meno diverso da lei, o per lo meno il più sopportabile e lo sposò. Ebbero anche dei figli (i misteri della natura) e la loro vita scorreva non proprio tranquilla, con alti e molti bassi; lei aveva sempre da rimproverargli qualcosa e lui stava sempre più fuori casa per assicurare alla famiglia del cibo, ma anche perché non ci sapeva proprio stare con sua moglie ed i loro figli.
All’inizio i cuccioli sembravano come tutti gli altri, certo più vivaci, ma per questo la mamma era orgogliosa, tanto orgogliosa.
Lei non aveva mai scoperto di non essere una pecora eppure sentiva che i suoi figli erano diversi dal gregge, i suoi figli erano cuccioli di cane. Non sapeva dare un nome a tutto questo, ma sapeva quanto lei aveva sofferto e cercava disperatamente di preservare la sua prole da tanto dolore, ma nel tentativo di proteggerli, senza rendersene conto, cominciava a trasmettere loro i sentimenti di rivalsa e rancore verso gli altri, verso, persino, il loro stesso padre, il quale ignaro, prestava il fianco a questo atteggiamento con le sue assenze ed il nervosismo delle sue rare presenze causato, probabilmente, anche dall’ostilità che aleggiava in casa.
I cuccioli respiravano a pieni polmoni il caldo fiato della mamma e quel dolore nascosto diventava un filo spinato attorno al loro cuore, e questo filo spinato si stringeva attorno al loro piccolo, pulsante organo che altro non chiedeva che di essere liberato e di poter battere con tutta la serenità e la naturalezza cui aveva diritto.
Crescevano i cuccioli, ma anche fra di loro c’era un clima di astio e competizione, per le coccole della mamma, per la considerazione del loro papà, per un po’ di calore semplice e caro, senza rabbie, senza delusioni. Un amore rassicurante che non facesse sentirli in pericolo anche in casa. La loro mamma li amava, quanto li amava!!!!
Ma aveva imparato ad amare da pecora e non le era mai riuscito benissimo, ma, mentre con suo marito poteva bastare, con i suoi cuccioli di cane non poteva funzionare.
Qualcosa che non andava c’era: il primo cucciolotto cominciava ad incicciottirsi sempre più, divorava tutto con voracità, il secondo non era mai soddisfatto, di niente, neanche di sé stesso e sembrava ribelle, salvo sposare (prestissimo) un pecora che somigliava molto al suo papà. Il terzo sembrava costantemente su di un altro pianeta, aveva un mondo suo che, per fortuna, sembrava dargli serenità, il quarto viveva sempre come se qualcuno volesse togliergli qualcosa, era guardingo ed invidioso e per lui ogni pretesto era buono per litigare.
Ma furono gli ultimi due a sopportare maggiormente il peso dei dolori di quella famiglia, o per lo meno, furono quelli sui quali gli effetti furono più evidenti.
Per quanto la mamma sentisse i disagi dei suoi piccoli, viveva nel terrore di restare sola, quindi, se da un lato ci teneva a farli sentire diversi dagli altri e a dar loro la forza di andar via per far meglio, dall’altro era terrorizzata all’idea di restare di nuovo sola con gli “estranei” da cui aveva ricevuto tanto dolore.
Raramente aveva parlato ai suoi piccoli della sua infanzia, ma nei rari racconti aveva sottinteso la presenza nella sua vita di personaggi cattivi che avevano approfittato della debolezza della sua mamma e avevano fatto loro del male. Aveva anche raccontato il tentativo di una fuga, ma la sua natura vivace aveva mal disposto chi si era prestato ad aiutarla; entrambi non avevano compreso l’importanza di quel gesto ed il beneficio che gliene sarebbe derivato.
Aveva solo accennato a tutto ciò ma le tracce c’erano, erano nelle sue furie, erano nei momenti in cui li picchiava pesantemente, erano in quelle minacce mentre piangevano terrorizzati “zitto, zitto!!” e giù a picchiare ancora!!! Come se si potesse tacere il dolore!!!!!
L’ultimo dei cuccioli aveva cominciato sempre più a creare un muro fra sé e gli altri, incluso i fratelli, aveva sviluppato un linguaggio incomprensibile dietro cui si celava una grande insicurezza e tanta paura, era divenuto diffidente e a tratti aggressivo. Aveva nascosto l’accesso al suo cuore dietro un spesso strato di grasso ed un atteggiamento di sfida col quale metteva alla prova quotidianamente la resistenza e le reazioni dei suoi. Si rifiutava di incontrare altra gente e passava il tempo libero a divorare le scorte e a dormire. Anche sul lavoro aveva difficoltà a relazionarsi, la sua diffidenza da un lato e l’atteggiamento da “uomo vissuto” indisponevano la gente. Eppure in lui c’erano ancora momenti di vivacità, di gentilezza e generosità, riuscivano a superare il suo sbarramento e a venir fuori, ma, a anche causa delle reazioni quasi mai adeguate della famiglia, finiva col pentirsene e ricacciarle dietro il muro!!!!
Il quinto cucciolo, femmina per la verità, era molto preoccupata e triste per tutto ciò anche perché, non sapeva bene come, ma sentiva di essere stata suo malgrado concausa ed anche vittima essa stessa. Sentiva di non poterlo aiutare poiché in lotta anche lei per venir fuori dalle sue angosce.
Aveva passato la vita a compiacere i suoi genitori, aveva tentato di superare quel muro sottile fra sé e l’amore puro di sua madre ma quel muro si era rivelato tenace e resistente, aveva cercato allora di piacere agli altri, ma i suoi fratelli erano troppo impegnati a difendersi e gli altri, bhè, gli altri erano pecore, erano nemici…
Nel tentativo di farsi amare aveva anche incontrato brutta gente travestita da pecora, ma che si era rivelata della razza dei lupi…… Rivalsa, rivalsa, sarò di più, sarò di più, già, ma più di che cosa?????? Chi era in realtà????? Dov’era finito il belato? Cos’era quel verso rauco, tanto diverso, ma che sentiva appartenerle?? Non voleva più mangiare erba, non poteva più accettare di seguire il gregge, sentiva che i suoi istinti erano altri, ma non li capiva. Avrebbe dovuto superare almeno due generazioni di incoscienza della propria natura. Aveva paura, non sapeva cosa sarebbe diventata, “In fondo nel gregge non si sta tanto male” pensava, ma intanto cominciava a “rigettare” ogni cosa, la rifiutava.
Era spaventata, ma da chi??? Non da loro! Si accorse che loro li rifiutava e li cercava ad un tempo!!!! No!! Aveva paura di sé stessa. Ogni volta che restava sola le sembrava di essere con un’estranea, peggio!!! Di essere sola con il niente!!!!!!!!
Cominciò a scalpitare, voleva fuggire, voleva capire! Pensò che fosse tutta colpa dei suoi e quindi doveva allontanarsi!!!! Si cercò un compagno per la fuga, ma anche lui non era della sua razza.
Per un po’ sembrò andar bene, sino a quando il richiamo della natura del suo compagno li riportò nel gregge, fra pecore e cani che credevano ancora di essere pecore e perciò soffrivano e continuavano a far soffrire.
Tornata nel gregge, l’idea di non farne parte le divenne insopportabile, sentiva che ciò che era avrebbe potuto essere un nemico di quelle pecore e azzannarle, ma anche un loro amico e compagno fidato, lo sentiva ma la confusione era tanta, così spesso prevaleva l’istinto ad azzannarle.
Suo marito era la vittima preferita, prestava il collo e lasciava che i suoi denti lo ferissero ed intanto la frustrazione cresceva, sentiva che così non era giusto.
Lei era diversa, ormai l’aveva capito, era tanto tempo che ci pensava, non sapeva in cosa, non sapeva perché ma cominciava a pensare che queste fossero domande inutili, la vera domanda era “Chi era?”.
Un giorno, stanca di tutto questo rancore senza senso, stanca di tutte le energie sprecate a cercare nemici, stanca di rigettare e rifiutare tutto senza un vero motivo, si cercò un amico che l’aiutasse a capire, lo cercò fuori dal gregge.
Lo trovò e con lui trovò altri amici, che sembravano avvertire forti disagi come lei; a prima vista anche loro sembravano essere del gregge, ma volle avere fiducia nel suo nuovo amico e cominciò ad incontrarli e a parlare con loro.
Ogni incontro aveva un effetto straordinario, sembrava che via via il manto di tutti venisse via pezzo per pezzo. Ogni volta di più scopriva che il vello era solo una copertura che nascondeva altre nature. Cominciava a capire che c’era altro al mondo oltre il gregge da cui proveniva, altro da scoprire, altro di cui far parte, altro con il quale confrontarsi ed altro che le faceva riscoprire anche il bello del suo gregge.
Piano piano rivedeva la sua storia, la storia della sua famiglia e vedeva il tutto come un sistema che può sì creare momenti critici e sofferenze, ma può dare tante gioie e merita di essere conosciuto se vissuto con consapevolezza.
Sentiva una nuova missione, raggiungere questa consapevolezza prima di tutto per sé ed in seguito cercare di aiutare i suoi in questa riscoperta.
Ardua impresa la sua, piena di ostacoli e con notevoli pericoli di ricaduta, ma ho sentito dire, che è ancora in giro e che ci sta provando. Io, dal canto mio, sono con lei!!!