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Studio di Psicologia e Psicoterapia (logo)


Contenuti centrali

La Dinamica di Gruppo:
 
Lo studio della dinamica dei gruppi deriva essenzialmente dal lavoro di K.Lewin e abbiamo fatto cenno al significato che lo stesso Lewin intende dare a questo termine

Per Lewin il comportamento del gruppo dipende dai campi psicologici dei singoli componenti, che, interagendo assieme, danno vita ad un campo globale, all’interno del quale si stabiliscono le modalità e i canali della comunicazione e tutti gli altri fenomeni che sono tipici di ogni gruppo e che saranno oggetto della nostra analisi.
 

La Coesione


La coesione è, di fatto, testimone della vita del gruppo.

Lewin la definisce, come la totalità del campo di forze che mantengono uniti i membri del gruppo.

Lo studioso francese L.Festinger ritiene che la coesione sia data dall’attrazione che il gruppo esercita sui singoli membri e che, dal canto suo, sia in funzione delle motivazioni che i membri trovano nella partecipazione alla vita del gruppo e delle gratificazioni che ne traggono.

La coesione molto forte riesce a controllare l’individuazione, che costituisce il fenomeno che agisce in senso contrario. Coesione e individuazione, infatti, sono tra loro inversamente proporzionali.

Il grado di coesione e quello di individuazione determinano il livello della capacità normativa che il gruppo è in grado o meno di possedere e di esercitare sui componenti, fino ad arrivare, per fare un esempio, alla coesione narcisistica, in base alla quale ogni membro del gruppo rinuncia, di fatto, alla propria identità e ai propri interessi per identificarsi totalmente con il gruppo.

La coesione narcisistica, per insistere sull’esempio, può provocare il fenomeno della cosiddetta formazione autostereotipa, in base alla quale i componenti del gruppo, costruendosi un’immagine del gruppo stesso secondo modalità totalizzanti, tendono ad isolarsi rispetto alle persone che non ne fanno parte.

Questo, purtroppo, può portare facilmente anche a fenomeni di aggressività nei confronti di altre persone o di altri gruppi. Scrive S.Freud: “Chiaramente non è facile per gli uomini rinunciare al soddisfacimento di questa loro tendenza a essere aggressivi; senza di essa non si sentirebbero tranquilli. Il vantaggio di un ambito piuttosto circoscritto di civiltà, il quale consente alla pulsione di sfogarsi animosamente contro coloro che ne sono al di fuori, non è affatto disprezzabile. E’ sempre possibile riunire un numero anche rilevante di uomini che si amino l’un l’altro fin tanto che ne restino altri per le manifestazioni di aggressività. Mi sono interessato una volta del fenomeno per cui comunità limitrofi e affini tra loro anche per altri versi si osteggiano e si scherniscono a vicenda, come gli Spagnoli e i Portoghesi, i Tedeschi del sud e del nord, gli Inglesi e gli Scozzesi, e molti altri. Denominai questo fenomeno “narcisismo delle piccole differenze”, il che non contribuì molto alla sua spiegazione. Sappiamo ora che si tratta di un comodo, relativamente innocuo soddisfacimento dell’inclinazione aggressiva, in virtù del quale è facilitato l’accordo fra i membri di una comunità”.

 

L’appartenenza


La coesione del gruppo facilita il senso di appartenenza, mediante il quale ogni membro si sente integrato nel gruppo stesso, secondo modalità che generano, solitamente, gratificazione.

Il sentimento di appartenenza cresce quando nel gruppo sono presenti alcune condizioni, come la facilità e la frequenza del contatto (più numerosi sono gli scambi tra i membri, più l’individuo si sentirà parte del gruppo), l’accettazione delle norme, la valorizzazione dei caratteri comuni del comportamento a scapito di quelli individuali, la capacità del gruppo stesso di soddisfare i bisogni dei membri.

A proposito di questi ultimi, lo psicologo sociale insegna che esistono alcuni tipi di bisogno che l’individuo cerca generalmente di soddisfare attraverso l’appartenenza ad uno o più gruppi. Si tratta del bisogno di sicurezza, del bisogno di affiliazione e del bisogno di prestigio.

Il primo dipende dal fatto che ogni individuo è ben consapevole che non gli è data la possibilità di risolvere i problemi del vivere senza l’aiuto degli altri e la collaborazione con loro;il bisogno di sicurezza nasce dall’esigenza che ognuno possiede, e che è stata ben analizzata dalla psicologia dinamica, di dipendere da qualcuno, sia esso reale o immaginario; il bisogno di prestigio, infine, dipende dal desiderio di ogni persona di essere apprezzata e valorizzata dagli altri.
 
 

La stabilità affettiva


La coesione del gruppo è notevolmente facilitata anche dalla stabilità affettiva. Abbiamogià fatto cenno al fatto che i componenti portano nel gruppo i loro bisogni e il desiderio-necessità che essi vengono soddisfatti.

Per garantire la stabilità affettiva è tuttavia necessario che le richieste nel senso della soddisfazione di questi bisogni non siano troppo forti e troppo pressanti e che, di conseguenza, si creino le condizioni dell’impossibilità di soddisfarli, ciò che comprometterebbe, in modo a volte irreversibile, la stabilità affettiva stessa.

La situazione migliore per garantire la coesione è data dal gruppo che riesce a creare equilibri affettivi sicuri, mediante il contenimento delle richieste più contraddittorie, ma nel contempo, il coinvolgimento di tutti sul piano emotivo.
 
 

L’equilibrio operativo


La stabilità affettiva, e quindi la coesione, dipendono molto anche dalla distribuzione del lavoro fra i membri del gruppo.

È fondamentale che non si creino condizioni per cui alcuni membri debbano sobbarcarsi continuamente i compiti più difficili e più pesanti. Ciò diventa normalmente causa di tensione, a scapito dell’equilibrio dei rapporti.

Il modo migliore per ripartire i compiti è quello democratico,che tenga conto, per quanto è possibile , dei desideri, dei bisogni e delle attitudinidi ciascuno.

La ripartizione democratica dei compiti non significa, quindi, appiattimento dei ruoli,ma valorizzazione del contributo di tutti, sia pure in forme differenti.

Molto dipende, in questo senso, dalla figura e dalle capacità del leader. L’equilibrio operativo costituisce una caratteristica che condiziona notevolmente il rendimento del gruppo, di cui diremo subito sotto.