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Dr. Prof. Giorgio Burdi

Settimanale Psicologo Bari : A volte diventiamo per l'altro dei contenitori di sofferenza da riempire e da distruggere e da uccidere per eliminare illusoriamente di botto il dolore

05/09/2013[Indietro]

 Settimanale Psicologo Bari : A volte diventiamo per l'altro dei contenitori di sofferenza da riempire e da distruggere e da uccidere per eliminare illusoriamente di botto il dolore

Una vera e propria trincea di guerra nel combattimento contro la malattia mentale




Vale il rispetto della privacy di un paziente a discapito della 

vita dello psicoterapeuta ?

Una vera e propria trincea di guerra nel combattimento 

contro la malattia mentale.

Trentasei volte uccisa la collega psichiatra presso il centro di salute mentale sconvolge noi e l’intera città di Bari. Il Sindaco dichiara lutto cittadino



       Prova a contare uno, due, tre quattro.... fino a trentasei, è interminabile, non finisce mai sferrare fino a trentasei volte la coltellata, trentasei volte uccisa un' amica che ha dedicato la sua esistenza all' aiuto di chi ha rappresentato la sua fine. 


Diventiamo dei contenitori di sofferenza per l' altro, da distruggere, da uccidere.

Quanta ferocia verso chi è stato sintetizzato nel ruolo di contenitore dei propri drammi, e diviene poi caprio espiatorio degli stessi fallimenti divenuti follia.


Alla luce di quanto è successo presso il CSM di via Tenente Casale a Bari, luogo del delitto in cui un tossicodipendente ha ucciso con 36 coltellate l' amica collega Psichiatra Paola Labriola, durante uno dei colloqui, mi chiedo quanto e se la privacy di un paziente possa valere di piu’ della salute o della tutela dell’incolumità del medico/terapeuta che lo ha in cura.


A volte siamo in una vera e propria trincea di guerra nel combattimento della malattia mentale.


Mi riferisco ad uno dei tanti articoli del codice deontologico che impone per chi svolge la professione di medico o  psicoterapeuta, di rispettare giustamente l' articolo sulla privacy.

In realtà, non si menzionano in alcun regolamento le misure preventive di sicurezza che dovrebbero essere messe in uso in strutture sanitarie, in particolar modo nei centri di salute mentale .


Cosi’ come è nota la presenza di metal detector in luoghi pubblici come  tribunali o areoporti, dovrebbero essere utilizzate le stesse misure cautelative in strutture sanitarie dove si conosce già in partenza la tipologia dell’utenza.


Non basta la professionalità e la dedizione di chi ha deciso di occuparsi del disagio degli utenti per riportarli in uno stato di equilibrio psicologico funzionale per sé e per il contesto socio/familiare in cui gli stessi sono inseriti per contenere il malessere e a renderlo innocuo.


Chi è del mestiere conosce le dinamiche della mente umana ed il profondo rapporto che si instaura durante un trattamento, rapporto che puo’ scatenare reazioni non controllabili da parte di chi e con chi è già di per sé fuori controllo.


Dal mese di agosto 2013 è stata resa obbligatoria la stipula, da parte del libero professionista, di una polizza per coprire i suoi eventuali danni recati al paziente durante i trattamenti, quasi annoverando il professionista tra i malvagi gestori di del potere a lui riconosciuto di onnipotenza, dimenticando come e quanto il professionista diventa spesso molto facilmente vittima circoscritta della violenza o del plagio di quei pazienti fortemente disturbati o altamente manipolativi.


La giurisprudenza non si è mai preoccupata di obbligare i professionisti a stipulare una polizza che tuteli loro. 

La legge tutela i deboli, ma dobbiamo chiederci per davvero, ma chi sono i veri deboli ?


Il fatto del giorno non è altro che la punta di un iceberg ed è la rappresentazione tangibile e conclamata di quante violenze può subire chi sta cercando di aiutare un altro essere umano. 


Si rende necessaria una responsabilizzazione da parte delle autorità competenti circa la decisione di presidiare le aree lavorative ad alto rischio.


Questo non previene di certo, da parte dei pazienti, agiti impulsivi o premeditati in altri luoghi pubblici, ma potrebbe dare un forte e chiaro segnale dell’importanza ai disagi psicologici di natura psichiatrica che non vanno sottovalutati e per i quali sarebbe necessario, anche a livello burocratico e legislativo, alleggerire tutta la trafila necessaria per prenderli in cura prima che altre tragedie possano essere commesse.


Cara Amica Paola, ti vogliamo bene e ci auguriamo che il tuo sacrificio non sia inutile, ci faccia riflettere ed adoperare in modo pragmatico, al fine che il Tuo e il nostro aiuto sia proficuo a tutti e reale in questa tragica ascesa verso il reinserimento di chi soffre di disturbi mentali.