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SVILUPPO AFFETTIVO EMOZIONALE

Le teorie riguardanti lo sviluppo delle emozioni o degli affetti, possono essere raggruppate in due categorie: teoria della differenziazione, teorie differenziali.
La teoria della differenziazione sostiene che le diverse emozioni si differenziano durante lo sviluppo in base a più complesse interpretazioni cognitive di uno stato di attivazione emozionale specifico e indifferenziato che rappresenta l'unica reazione innata nell' essere umano. Un'emozione o affetto è sempre il risultato di un interazione fra componenti affettive e componenti cognitive e lo sviluppo affettivo emozionale sarebbe legato a quello cognitivo e sociale che permette di dare un senso all'attivazione specifica delle circostanze esterne.
La teoria evolutiva delle emozioni proposta da Stroufe 1979 si divide in vari stadi:
  • 1) Stadio (prime settimane di vita) compare il sorriso endogeno o spontaneo, presente nel corso del sonno che rappresenta uno stato di benessere e costituisce un precursore del vero piacere, in quanto essa deriva solo da livelli di attivazione ottimali e non da interpretazioni cognitive, in senso positivo di questi; compaiono i precursori (attivazione prive di interpretazione cognitiva) di altre emozioni, trasalimento davanti a stimoli forti e inattesi (che anticipa la circospezione), dolore espresso nel pianto (paura) pianto rabbioso (rabbia vera) in seguito a costruzioni fisiche (collera).
  • 2) Stadio (fino al 3 mese): l' infante si apre al mondo ed entrano in funzione meccanismi di controllo dell'attivazione, quali la focalizzazione dell' attenzione ,attività motoria, sorrisi, vocalizzi di controllo, interesse, curiosità, affetto. Verso la 5° settimane c'è l' attenzione coatta precoce, cioè la prolungata osservazione accompagnata da uno stimolo improvviso (viene definita il precursore della paura).
  • 3) Stadio (3 a 6 mesi) compare il sorriso esogeno o sociale cioè in risposta a quello delle persone circostanti, che è fondamentale nello sviluppo del bambino, sarebbe il 1° organizzatore; in questo stadio si può parlare di vere emozioni, con un contenuto emotivo piacere, disappunto, rabbia, circospezione. Tali emozioni non dipendono più dalle caratteristiche dello stimolo, ma dalla lettura, cognitiva da parte del bimbo.
  • 4) Stadio (7 a 9 mesi) l' interazione col mondo diventa maggiore e le emozioni continuano a differenziarsi in modo più sottile, quindi appaiono gioia, paura, collera, sorpresa.
  • 5) Stadio (9 a 12 mesi): si manifesta la paura dell' estraneo, compare il cosiddetto 2° organizzatore; e questa è la conseguenza cognitiva, l' estraneo fa paura perche' viene riconosciuto come estraneo. Periodo in cui si sviluppa l' attaccamento, cioèl' instaurarsi di profondi legami affettivi con chi si prende cura del bimbo. Egli riesce a provare emozioni ambivalenti e può comunicarle con intenzione.
  • 6) Stadio (dopo i 12 mesi): il bambino sperimenta la sua possibilità di agire sul mondo esterno ed è combattuto fra il desiderio di protezione e aspirazione dell' autonomia, dunque ci sono emozioni come: esultanza, gioia, ansia umore irato e petulanza ( negativismo e oppositività), tutto costituisce il 3° Organizzatore, cui il bimbo dimostra di essere se stesso nei confronti degli altri; ha una completa conoscenza di se stesso (vergogna, affetto).... verso i 36 mesi, il bambino ha elaborato un' immagine di sé e quindi valuta il comportamento rispetto ad essa , ci sono (orgoglio, amore, senso di colpa).
La Teoria differenziale si basa sull' esistenza di emozioni prototipiche, presenti su base innata molto precoce e di una mediazione e maturazione cognitiva per svilupparsi al raggiungimento di stadi dello sviluppo cognitivo. Quest' ultimo proposto da IZARD che distingue 3 livelli:
  • 1° LIVELLO (1° e 2° mese di vita): legato all' esperienza "sensorio affettivo", e le emozioni espresse servono ad instaurare una buona comunicazione madre bimbo ed esprimere i bisogni. Le emozioni principali sono: tristezza legata a sofferenze e bisogni fisiologici acuti, alla separazione della figura materna si svilupperà cordoglio, interesse, sorriso, trasalimento e disgusto.
  • 2° LIVELLO (dal 3° al 9° mese): associato ai processi percettivo affettivi, compare il sorriso sociale e discriminazione fra gli esseri umani e la consapevolezza nel dare e ricevere piacere, quindi sorpresa, capacità di reagire alle informazioni in ingresso, collera, paura.
  • 3° LIVELLO (dopo il 9 mese): dipende da processi cognitivo affettivo, ciò è il risultato dell' apparire di nuove emozioni: vergogna, timidezza, paura, anticipazione ansiosa contribuiscono a favorire una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie debolezze, la colpa costituisce un senso di responsabilità personale.
Per attaccamento si intende un forte legame che si instaura fra un essere vivente che si percepisce debole e un'altro che e' capace di dargli conforto, aiuto e sostegno. L’etologo KONRAD LORENZ (1935), sull'imprinting degli animali e delle ricerche dello psicoanalista inglese JOHN BOWLBY (1907-1990) sui bambini separati dalla madre.
Lo studioso di comportamento animale Konrad ha dimostrato nei piccoli delle anatre appena usciti dall'uovo a seguire il primo oggetto in movimento.Tale meccanismo e' efficace, perché in natura il primo oggetto che il pulcino vede e' mamma anatra e sceglierà chi seguire.
L'imprinting viene detta così perché determina un'impronta, una forma che modella il comportamento del pulcino dopo una sola esposizione allo stimolo, l'oggetto in movimento e' una palla e il pulcino la seguirà.
I fenomeni dell'imprinting si verificano solo nei "PERIODI CRITICI" cioè fasi precise dello sviluppo entro quali deve avvenire un determinato evento affinchè l'imprinting possa formarsi.
Processi analoghi sono presenti nei mammiferi e non solo negli uccelli. Negli uccelli lo stimolo che fa' scattare la scelta e la fissazione della figura materna e' il movimento; nelle scimmie e' un corpo morbido e peloso, il processo di attaccamento non dipende dalla madre, ma deriva dal fatto di presenza di caratteristiche innate e preferenziali che fanno scegliere come attaccamento in possesso delle qualità; per esempio se delle scimmiette venissero spaventate da qualcosa esse correrebbero subito dalle madri pelose e morbide.
Nei neonati umani invece e' stato possibile individuare la preferenza e la sensibilità a configurazione di stimoli, che sembrano predisposti su base innata per permettere loro di selezionare l'oggetto più adatto a diventare la figura di attaccamento "MADRE". Bowby ha dimostrato che il bambino in situazioni pericolose produce dei comportamenti innati ad ottenere la vicinanza rassicurante della mamma. La figura e' diventata tale sulla base dell'interazione di meccanismi innati presenti nel neonato e nella madre che fanno si che il piccolo rivolga la sua attenzione ed emetta segnali nei confronti di stimoli che hanno una configurazione e che la madre rispondi.
Tale processo produce la comparsa delle emozioni nel bambino <<gioia>> quando c'e' la figura della madre,<<paura>> quando si allontana,<<rabbia>> quando l'assenza continua.
Queste sono importanti sia per la formazione della sua autoconoscenza e del suo sè, sia in un futuro ancora lontano per lo sviluppo di una personalità equilibrata. Il modo con cui la figura materna risponde alle richieste di attaccamento del bambino e' essenziale per uno speciale tipo di attaccamento e per lo sviluppo della sua sicurezza.
MARY AINSWORTH e collaboratori hanno individuato diversi tipi di attaccamento con la situazione della STRANGE SITUATION che consiste nel valutare il tipo di attaccamento che un bambino ha sviluppato nei confronti della madre; ci sono infatti tanti gruppi:
  • Gruppo A:(attaccamento ansioso evitante); i bambini non protestano quando la madre si allontana, essi si mostrano indifferenti e continuano a giocare da soli, quando la madre fa' ritorno essi la evitano. Le madri non si dimostrano disponibili alle loro richieste, sono ostili e mostrano rifiuto nei loro confronti.
  • Gruppo B:(attaccamento sicuro); i bambini sono capaci di tranquille esplorazioni dell'ambiente quando la madre e' presente, piangono e protestano quando va' via, ma ridiventano sereni quando essa ritorna. Queste madri si dimostrano disponibili solo quando tali richieste vengono fatte dal figlio.
  • Gruppo C:(attaccamento ansioso resistente); i bambini protestano in caso di separazione dalla madre, ma non riescono a tranquillizzarsi, continuando a piangere anche quando essa fa' ritorno, sforzandosi di rimanere vicino alla madre. La disponibilità delle madri a rispondere alle richieste dei figli appare poco prevedibile e coerente, esse sono iperprottettive ed esercitano un eccessivo controllo sui propri figli non facendogli fare esperienze.
  • Gruppo D:(attaccamento disorientato - disorganizzato);questi bambini non manifestano un chiaro orientamento nel loro attaccamento, se si avvicinano alla madre lo fanno con la testa girata oppure si bloccano, presentando momenti di fissità dello sguardo e dei movimenti che ostacolano una normale condotta di attaccamento. Le madri si presentano in modo disturbato, nei loro confronti si comportano in modo<<spaventato e spaventante>> o soffrono di gravi stati depressivi o traumatici.
Una volta acquisito, questo tende a rimanere stabile nel tempo, a riflettersi nella costruzione di strutture cognitive ed affettive, in grado di regolare aspetti diversi del comportamento.
Il bambino sviluppa e consolida nei primi mesi della sua esistenza il suo concetto di sé, cioè un’entità autonoma indipendente dal mondo circostante che e' composto da agenti individuali. Influenzata dalle teorie psicoanalitiche classiche, riteneva che il neonato si presentasse al mondo in uno stato di indifferenziazione, egli non percepiva la distinzione fra sé ed il mondo, vivendo in una sorta di <<onnipotenza>>.
Lo studioso americano DANIEL STORN (1985) ha messo in evidenzia come il neonato si sia differenziato dal mondo e già è capace di avere relazioni sociali. In questo processo di individuazione, i processi dello sviluppo cognitivo, emozionale ed affettivo sono interconnessi, legati all'interazione e comunicazione della madre. Questa forma d'interazione comunicativa madre - bimbo e' opera dell'inglese COLWIN TREVARTHEN e collaboratori che hanno studiato espressioni di sentimenti, emozioni e interesse fra madre e bimbo.
Hanno mostrato che fin dalla sesta settimana di vita avvengono delle vere e proprie <<PROTO CONVERSAZIONI>> in cui si scambiano emozioni guardandosi negli occhi. Dopo la nascita, il neonato si orienta dall'odore della madre, dalla sua voce, dalle sue carezze e dalle manipolazioni; sà imitare espressioni emotive: (con bocca e mano). La mamma risponde allo sguardo e al comportamento con dei discorsi, con tonalità, ritmi ecc.. quindi sono intuitive. Tali discorsi sono controllati dal neonato, interrompendo il contatto con la madre.
E' importante che madre e figlio interagiscano in modo diretto, coordinato; il piccolo non e' felice se vede dinanzi a sé in uno schermo il viso di sua madre che ride e parla contenta; tali azioni non sono la conseguenza delle sue, cosi il piccolo diviene angosciato e impaurito. A 2 mesi il bimbo sà riconoscere la madre per la voce e l' aspetto, a 3 mesi comincia a voler esplorare l'ambiente, a 4 mesi il bambino diviene capace di dirigersi verso qualcosa e afferrarla, a 5 mesi il sè si esprime più chiaramente (specchio). Se la madre rimane seria, il bimbo cerca con vari scherzi di farla ridere. Verso i 7 e 8 mesi comincia ad apparire la paura degli estranei, c'è il gioco della confusione, il senso di sè ormai è strutturato, pronto ad ampliarsi; dopo il 1° anno, della capacità del linguaggio e della <<deambulazione autonoma>>. Con la crescita successiva, del concetto di sé diviene più articolato e differenziato; col passare degli anni i bambini riescono a comprendere di essere diversi in momenti differenti e che una certa caratteristica può essere valutata da due persone in modo positivo e negativo. Negli anni della scuola, i bambini si concentrano su ciò che pensano gli altri e ciò permette loro di superare "l'egocentrismo"; il sè del bambino comincia a dipendere dal "Confronto" con altri bambini e ciò porta ad effetti della costruzione dell' immagine di sè.Il confronto con gli altri porta a modificare la propria autoimmagine, l'immagine di sè, si struttura durante l'adolescenza.
I primi 12 mesi del bimbo sono importanti per lo sviluppo affettivo e cognitivo, per l'elaborazione delle basi per la personalità che consiste nell' adolescenza. Questa è costituita da eventi biologici e sequenza di maturazione cognitiva ed affettiva essenziale.
La maturità sessuale e la completezza dello sviluppo fisico porta al conseguimento dei caratteri sessuali. Tali cambiamenti corporei, uniti alle nuove acquisizioni nelle capacità cognitive ed affettive, costituiscono motivi sufficienti per fare interessante e produttrice di positivi sviluppi. In questo periodo il concetto di sè, dovrebbe giungere a stabilizzarsi e diventare maturo. HARTER ha caratterizzato 3 componenti:
  • "continuità del sé nel tempo":cioè rimane abbastanza stabile negli anni.
  • "unità del sè pur esplicitandosi in reali" e contesti diversi, si é la stessa persona, quando si svolge il ruolo di (capoufficio) e quello di padre.
  • " la mutua e reciproca interazione fra il modo con cui noi vediamo il nostro sé e quello con cui vedono gli altri”; cioè costruendo la nostra immagine in modo che gli altri ci vedono in modo reale.
Guidano (1988) ha costituito 4 aspetti:
  • processi di identificazione; l' adolescenza è contraddistinta da una separazione completa dai genitori, quindi l' adolescenza comprende valori di modelli significativi alla propria realtà.
  • ricerca di autonomia; i genitori perdono il loro ruolo di possessori di verità e valori indiscutibili, ciò porta al relativismo, che produce in loro insicurezze e li spinge al distacco cognitivo - emotivo dai genitori. Tale ricerca di attaccamento sentimentale è la conseguenza del senso di autonomia e competenza personale.
  • la riorganizzazione adolescenziale del sè; le abilità cognitive dell' adolescente si rivolgono non dalla propria esperienza ma dalle regole, che permettono di comprendere il mondo e le proprie esperienze emotive.
  • identità adolescenziale; l' adolescente cerca di avere un' immagine della realtà, questo lo spinge a limitare le proprie reazioni emotive ad essa. Questo motivo della realtà porta a CHANDER (1975) che ha chiamato senso di solitudine (cioè solitudine che deriva da modalità di conoscenza).In questa fase emerge la sensazione della separazione fra il proprio sé <apparente> e il proprio sé < reale>. Il programma di vita permette di riconciliare molti aspetti. ELKIND ha chiamato questo fenomeno FIABA PERSONALE, cioè convinzione adolescenziale, di possedere pensieri, emozioni , sensazioni uniche per realizzazioni speciali. Questa drammatizzazione ed esagerazione, può portare a un' esaltazione ma anche distorsioni negative. L' adolescenza è il consolidamento del concetto di sè, che costruisce un' identità distorta; viene definita PREMORBOSA ( cioè anticipatrice di malattia).
Per personalità premorbose ( cioè predisposte a sviluppare dei disturbi psicologici e del comportamento), Bowlby ha rilevato che quando i bambini si separano dalla madre, possono sviluppare disturbi depressivi o comportamentali di adolescenza. I problemi che si instaurano nell' adolescenza sono:
  • difficoltà di identificazione col genitore stesso; essa non porta a difficoltà nel fissare un ruolo eterosessuale ma può produrre problemi nella capacità di sviluppare legami affettivi.
  • assenza del genitore di sesso opposto; i giovani sono carenti nelle abilità eterosessuali e nelle fasi del corteggiamento, sono insicuri di sè e temono di rimanere senza compagni.
  • rapporti conflittuali con il genitore di sesso opposto; possono essere la conseguenza di un genitore ambivalente, nascono delle aspettative negative nei confronti dell' altro sesso e diffidenza verso relazioni affettive.
Il fanciullo desidera avere una gamma di comportamenti cui libertà, sesso, alcol e droga.Tali disturbi possono essere interpretati in vari fattori:
  • Fallimento nell' insegnare la tolleranza alla frustrazione: capacità di saper sopportare frustrazioni delle proprie esigenze; ciò è dovuto a cause come:
    • filosofie inappropriate ed erronee dei genitori a proposito dell' allevamento dei figli; ritengono di essere molto severi coi figli, che la comprensione debba precedere e porti al cambiamento comportamentale.
    • l'ignoranza dei genitori a proposito di appropriate abilità di gestione dei bambini;fare i genitori è un difficile mestiere ma ognuno deve impararlo da solo.
    • eventuali psicopatologie dei genitori; la presenza di problemi psicologici impedisce ai genitori di svolgere il proprio compito.
    • interferenza da parte di fonti di stress psicosociale che possono diminuire le loro capacità di gestione dei figli; Genitori stanchi per motivi di lavoro possono essere distratti nei confronti dei figli.
    • trascuratezza e rifiuto da parte dei genitori; le abilità di tolleranza della frustrazione di procrastinare la gratificazione non sono state loro insegnate; essi riveleranno segni di depressione derivante dal rifiuto dei genitori.
    • emozioni e cognizioni disfunzionali da parte dei genitori; essi si attribuiscono la colpa delle sofferenze del figlio, non intraprendono azioni, non sono arrabbiati, reagiscono solo quando sono irritati, cosi il comportamento del giovane viene evitato. Altri presentano ansia da disagio e soglia di tolleranza alla frustrazione. Lo stress derivante dalla onnipresenza del figlio .:
  • Sviluppo bloccato dall' addestramento alla tolleranza della frustrazione: i genitori hanno fatto un buon lavoro nell' allevare i figli, ma una crisi interrompe il processo e i genitori sono troppo presi dai loro problemi per impegnarsi con i figli.
  • Temperamento difficile dei figli: Chess e Thomas (1984) hanno dimostrato che i bambini nascono con comportamenti stabili e consistenti, che essi denominano il temperamento i problemi di condotta non si sviluppano. il temperamento difficile viene descritto come bassa ritmicità a qualsiasi stimolo, fuga dagli stimoli nuovi, facile distraibilità e breve durata all'attenzione, umore al pianto, reazione di opposizione.