Attenzione

se stai leggendo questo testo significa che il tuo browser non supporta i fogli di stile (CSS). Se stai usando uno screen reader, prosegui con la navigazione, altrimenti segui le istruzioni su come aggiornare il tuo browser.
 
Studio di Psicologia e Psicoterapia (logo)


Contenuti centrali

Informazioni su…

->

Fondamenti di psicologia

->La Motivazione
LA MOTIVAZIONE

La motivazione è la spinta ad agire per soddisfare un bisogno, cioè un processo psicologico, una condizione interna, che produce energia dirigendo il comportamento verso una meta ben precisa.
Le motivazioni sono risposte di un ordine che inizi, da quelle essenziali o fisiologiche,per giungere a quelle più elevate, di crescita e di realizzazione personale.
In Maslow i bisogni fondamentali dell’uomo coincidono con le motivazioni, per cui:
Bisogni fisiologici: sono quei bisogni necessari per la sopravvivenza e cioè bisogni di cibo, di acqua, di ossigeno e di sonno.
Bisogno di sicurezza: di sentirsi difesi dai pericoli, dalle malattie, dall’incertezza, dalle attenzioni, dalle paure e dall’ansia.
Bisogni di appartenere a un gruppo e d'intimità.
Bisogno di stima e di competenza: l’esigenza di avere stima di sé stessi, fiducia nelle proprie capacità,seguito dal bisogno di stima da parte degli altri che ci fa sentire più capaci di esprimere le nostre idee.
Bisogno di crescita e di realizzazioni personali: l’apice della gerarchia dei bisogni, ci troviamo di fronte ad una persona soddisfatta dei bisogni precedentemente elencati, che viene presa dal desiderio di cose più alte,come il bisogno di esplorare,cercare e acquisire maggiori conoscenze (bisogni cognitivi).
E infine il bisogno di avere una vita espressiva, di sentirsi impegnato in qualcosa utile per se e per gli altri.
Possiamo distinguere le motivazioni in: motivazioni primarie e motivazioni secondarie;
Le motivazioni primarie sono di natura fisiologica e coprono bisogni fondamentali per la sopravvivenza dell’individuo e della specie come la fame il sonno e la sessualità.
A questa classe di motivazioni primarie, e quindi innate nell’individuo e non apprese, possono anche attribuirsi alcuni tipi di comportamento:
  • la tendenza all’esplorazione: presente nei cuccioli degli animali e nell’uomo; la tendenza a cercare stimoli nuovi e a “curiosare”, è utile al piccolo,perché ciò gli permette di fare esperienze nuove e,nello stesso tempo,stimolare il proprio cervello alla crescita, per potersi sviluppare adeguatamente.
  • il comportamento di attaccamento: è una comportamento, presente negli animali appena nati e nei bambini molto piccoli,che li spinge a ricercare e stringere a sé l’adulto che svolge funzioni materne.

Anche in questo caso tale spinta verso la madre è utile per il piccolo, in quanto offre cibo, sostegno emotivo e protezione.
Le motivazioni secondarie invece, sono di natura non ben definita,comprendono bisogni più complessi come, ad esempio l’esplorazione dell’ambiente.
Le motivazioni secondarie sono, in genere, acquisite per mezzo dell’esperienza personale e sociale.
Uno studio più approfondito riguardo alla motivazione è stato formulato soprattutto dalla psicanalisi;
Il comportamentismo, invece,determinò un rifiuto,riguardo quegli aspetti non osservabili e misurabili riguardanti il comportamento umano, ma recentemente la motivazione è tornata a costituire un oggetto di studio anche per la psicologia sperimentale e per la psicologia sociale.

LE PRINCIPALI TEORIE DELLA MOTIVAZIO
Considerata l’importanza e la complessità dell’argomento non deve meravigliarci se, tale processo sia divenuto oggetto delle principali teorie delle scuole psicologiche e che molte a riguardo abbiano dato spiegazioni differenti.
STRUTTURALISMO
Wundt propose, la “teoria dimensionale” delle emozioni,dove viene analizzato,sulla base di alcune dimensioni elementari (piacere/dolore), il grado di tensione/rilassamento e di eccitazione.
Con la motivazione, così, ci troviamo di fronte ad una teoria che considera solamente motivi di tipo fisiologico.
FUNZIONALISMO
Questa corrente psicologica ha voluto approfondire l’indagine motivazionale;
Il primo aspetto è stato oggetto di studio da parte di Darwin, mentre l’americano James ampliò la sua indagine alla complessità del rapporto mente-corpo, individuando per primo, oltre ai motivi fisiologici, anche quelli cognitivi, affettivi e sociali.
PSICOANALISI
Freud propose due distinte teorie motivazionali, entrambe però, comprendevano due tipi di motivi o “pulsioni”.
Nella prima concezione egli fa una distinzione fra:
  • Pulsioni libidiche (che significa passione, amore sensuale): si tratta di tutte quelle spinte ad agire che hanno, come scopo il piacere,e come conseguenza, la conservazione della specie.
    Tali spinte sono innate e primitive, che tendono a volere essere soddisfatte a ogni costo e, fondamentalmente, operano a livello inconscio per cui spingono l’individuo ad agire senza che esso se ne renda conto consapevolmente.
  • Pulsioni dell’Io: a differenza delle pulsioni lipidiche, queste sarebbero motivazioni secondarie, apprese nel corso dell’esistenza dell’individuo.

Sulla base di questa distinta pulsione, Freud ipotizzò che la mente umana fosse composta da tre parti:
  • L’inconscio: zona della psiche totalmente irraggiungibile alla coscienza e sede delle pulsioni libidiche, contenente tutti i desideri e le spinte pulsionali primitive e innate;
  • Il Preconscio: zona di passaggio fra l’inconscio e il conscio, che contiene tutti i pensieri;
  • Conscio: parte della mente dove agiscono tutti i pensieri coscienti;

Nella seconda concezione freudiana, che ha avuto una minore accoglienza, si distingue fra:
  • Pulsioni di Eros: (cioè “ amore”): si tratta di un concetto molto simile alle pulsioni libidiche.
  • Pulsioni di Thanatos: (cioè “morte”) si tratta dell’impulso contrario alle pulsioni di eros poiché le prime tende a creare, a produrre, il secondo mira a distruggere, ad annullare.
COMPORTAMENTISMO
Gli autori di questo orientamento furono in genere più interessati a individuare le leggi dell’apprendimento piuttosto che quelle della motivazione, il concetto più specificatamente motivazionale,che è stato elaborato in quest’ottica,è quello di pulsione.
Tale stato di pulsione è soggettivamente spiacevole per l’individuo che cerca di eliminarlo facendo qualcosa.
L’aspetto interessante in questa teoria è il fatto che,non è il bisogno fisiologico a spingere l’individuo all’azione, bensì la pulsione indotta dal bisogno.
Tale risultato viene comunque raggiunto, perché la pulsione viene diminuita e annullata solo quando viene soddisfatto il bisogno.
COGNITIVISMO
Le teorie dello strutturalismo, del funzionalismo, della psicoanalisi e della gestalt, tendono a considerare la motivazione come un processo basato su energie che spingono l’individuo ad agire verso qualche direzione.
In quest’ottica invece, vengono studiati gli aspetti statici e strutturali,cioè quei processi che permettono l’acquisizione di una serie di risposte,che danno all’individuo una “competenza” rispetto al suo ambiente,e quindi possedere un insieme di capacità,per le abilità necessarie,a scegliere quella più adeguata a una particolare circostanza o a un dato problema.
La concezione di motivazione in termini cognitivi proposta da Hamilton, si fonda sui seguenti punti:
  • la motivazione consiste in un comportamento orientato verso gli scopi preferiti.
  • la preferenza di tali scopi deriva da una scelta d'alternative in base ad anticipazione dell’esito in tale comportamento.
  • i processi di scelta e di selezione non sono altro che processi di soluzione di problemi.
  • la soluzione di problemi è un processo cognitivo che si fonda sull’informazione, relativa alle caratteristiche e alle definizioni che l’individuo attribuisce alla situazione,rispetto a come viene prodotta la risposta.
  • le caratteristiche e le definizioni attribuite dall’individuo derivano dai dati immagazzinati nella memoria dell’individuo stesso.
  • in conclusione, la motivazione è il risultato d'operazioni svolte su strutture concettuali, e quindi di elaborazioni cognitive.
LA FRUSTRAZIONE E IL CONFLITTO
La frustrazione avviene nel nostro organismo quando un bisogno non viene soddisfatto,mentre il conflitto,quando un individuo si trova a dover scegliere tra due bisogni.
Il conflitto, al pari della frustrazione, induce ansia nelle persone (meccanismi di difesa).
Reazioni adeguate
Queste si basano sulla convinzione consapevole che, il conflitto e la frustrazione sono inevitabili nella nostra esistenza e, se affrontati nel modo giusto, possono essere occasione di apprendimento e di arricchimento nelle nostre strategie di soluzione dei problemi della vita.
Così, le seguenti strategie possono essere:
  • intensificazione dello sforzo.
  • riorganizzazione dei dati.
  • sostituzione dei mezzi per raggiungere i fini o le finalità stesse.
  • sublimazione: si presenta quando una spinta pulsionale,verso un oggetto non ammesso socialmente,viene riprodotta verso oggetti e mete più accettabili.
Reazioni inadeguate o semplicemente difensive
In questi casi, l’individuo cerca, non di risolvere il problema che genera conflitto o frustrazione ma, di evitare o ridurre l’ansia da esso provocata; in tal modo si difende da esso attraverso i “meccanismi di difesa” (comportamenti che assumiamo per difenderci e ridurre l’ansia provocata da una frustrazione).
Ne citiamo i più importanti:
  • Compensazione.
  • Dissociazione: separa il pensiero da una situazione che crea problema.
  • Fissazione: si presenta tutte le volte che persistiamo a produrre una determinata risposta in una circostanza problematica.
  • Formazione reattiva: si tratta di un meccanismo simile alla compensazione; vengono esaltati e sviluppati certi aspetti di personalità o di comportamento che costituiscono l’esatto opposto di aspetti o comportamenti che il soggetto rifiuta in se stesso.
  • Negazione.
  • Proiezione: mediante tale meccanismo alcune caratteristiche negative di noi stessi vengono attribuite sugli altri.
  • Razionalizzazione: avviene in tutti quei casi in cui cercano di dare un’interpretazione o una giustificazione a qualcosa di inaccettabile.
  • Regressione.
  • Rimozione: alcuni pensieri che sono troppo ansiogeni per il soggetto vengono del tutto cancellati dalla coscienza e il loro ricordo diviene impossibile.
  • Spostamento: una meta inaccettabile di una pulsione è sostituita da un’altra accettabile.

Talvolta questi meccanismi di difesa sono momentaneamente utili, in quanto ci permettono di far fronte a una situazione difficile, ma spesso essi possono farci cadere in una condizione in cui, perdiamo di vista la realtà o la deformiamo in modo da perdere il contatto con essa.