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COMUNICAZIONE E LINGUAGGIO

La comunicazione può essere definita come un trasferimento di informazioni da un’emittente a un ricevente, per mezzo di messaggi.
Il fattore più importante della comunicazione è l’informazione.
L’informazione è qualsiasi cosa in grado di cambiare,in qualche modo,il comportamento di chi la riceve.Queste informazioni si trasformano in un messaggio,in quanto espresse in un codice,cioè in una serie di modalità di espressioni e di regole che,nota a entrambi gli interlocutori, permettono di trasmettere in modo comprensibile l’informazione di partenza. Tale codice può essere nella sua forma più esplicita il linguaggio verbale,ma può essere anche la scrittura, i disegni ecc.; la scelta del codice è un’operazione molto importante:esso deve essere conosciuto da entrambi gli interlocutori ,perché il messaggi possa trasmettersi dall’uno all’altro, Esempio:un cinese e un francese, che parlano solo la propria lingua e non conoscono quella dell’altra, incontreranno grossi ostacoli nella comunicazione.
L’informazione, tradotta in un codice, viaggia in un canale che è situato tra l’emittente e il ricevente. Quando parliamo ,è costituito dall’aria, che trasporta le vibrazioni sonore delle nostre parole.
Il canale ha una capacità limitata, quindi non può produrre più di un numero massimo di messaggi per unità di tempo; invece l’aria, che è il canale attraverso cui passano le nostre comunicazioni verbali, può contenere un certo numero di onde sonore, ma anche questo è limitato, perché, a un certo punto se le fasi di comprensione e di decompressione di queste onde si sovrappongono, esse si annullano a vicenda.
Il messaggio può essere disturbato dal rumore, es:il frastuono del traffico cittadino, il suonare del clacson, provocano il rumore, che disturba il normale flusso di comunicazione. In genere,per rumore si intende qualsiasi disturbo del processo di comunicazione, che influisce negativamente sulla trasmissione del messaggio dell’emittente al ricevente. Se due persone parlano insieme, i loro due messaggi inevitabilmente si cancelleranno reciprocamente;quando poi, alla fine il messaggio arriverà al ricevente, si renderà necessario l’ascolto e quindi la capacità e l’intenzione di decodificare il messaggio. Alla fine di tutto ci rendiamo conto, che parlare e ascoltare non sono esperienze cosi semplici.
L’analisi rappresenta la comunicazione come un processo semplice, unidirezionale, che parte dall’emittente e arriva al destinatario.
La comunicazione è un processo transazionale, in quanto l’emittente influenza il ricevente, ma è anche influenzato da quest’ultimo.Essa quindi provoca il formarsi di circuiti di retroazione o feed-back a causa dei quali ogni persona influenza, ma è anche influenzata, dal comportamento di ogni altra.
FEED-BACK “ritorno all’indietro”,è una relazione dell’effetto sulla causa che ha modificato in modo tale,che la causa viene a essere modificata. Nella comunicazione interpersonale il feed-back è, come abbiamo già detto, l’informazione che il destinatario invia di ritorno all’emittente come risposta a un messaggio ricevuto. In questo modo il comportamento individuale non è più riferibile all’individuo singolo,ma al contesto dei rapporti nei quali l’individuo vive. Introduciamo ora i cinque ASSIOMI:
  • IMPOSSIBILITA’ DI NON COMUNICARE:immaginiamo di essere seduti in treno. Vicino a noi ci sono alcune persone che stanno in silenzio, e pensano a fare altro. Queste persone, stanno zitte, comunicano che non hanno intenzione di parlare,quindi è impossibile non comunicare.
  • OGNI COMUNICAZIONE E’ CARATTERIZZATA DA UN ASPETTO DI CONTENUTO E DA UNO DI RELAZIONE: l’espressione “concludi al più presto questa ricerca!” ha un significato letterale esplicito, ma può averne tanti altri, quante sono le modalità di rapporto che intervengono fra gli interlocutori.
    Esempio:se l’espressione, viene usata da un insegnante nei confronti di un alunno, vorrà significare” devi concludere questa ricerca, perché è tuo dovere farla, come alunno”. Se invece viene usata da un alunno nei confronti di un altro alunno, il significato cambia e potrà essere:”siamo soliti a scambiarci favori, ora ho bisogno che tu concluda la mia ricerca il più presto possibile”. Se la stessa espressione viene usata fra colleghi vorrà significare”insomma non concludi mai in tempo le tue ricerche e quindi io ne vengo sempre penalizzato, finisci al più presto!”.Il senso dell’espressione cambia a seconda del tipo di rapporto che intercorre fra gli interlocutori.
  • PUNTEGGIATURA DELLA SEQUENZA: ” io evito di vederlo perché lui si comporta in modo aggressivo” e “io divento aggressivo con lei perché mi sfugge sempre”. Sono descrizioni di una stessa situazione circolare; acquista due significati diversi, addirittura opposti. Ognuno ritiene l’altro causa del proprio comportamento, e quindi essi punteggiano, cioè fanno iniziare il discorso in momenti diversi, a secondo di ciò che vogliono rimarcare.
  • COMUNICAZIONE VERBALE E METAVERBALE: la comunicazione verbale, è quelle che avviene tramite il linguaggio verbale, parlato o scritto. Quella metaverbale è rappresentata dal linguaggio non verbale. Per rappresentare una comunicazione funzionale,è necessaria l’adozione coerente di entrambi i linguaggi. Se io dico “sono felice!” con un’espressione del viso allegra, comunicherò immediatamente uno stato di benessere,se invece uso lo stesso termine e mostro un’espressione del viso sofferente, comunicherò in modo ambiguo un stato emozionale diverso;dunque la comunicazione verbale e quella non verbale devono essere ”coerenti” tra loro.
  • INTEAZIONE SIMMETRICA O COMPLEMENTARE: sono relazioni complementari basati sulla differenza di potere, quella tra insegnante e alunno, tra genitore e figlio.
    Le interazioni simmetriche autentiche sono piuttosto rare, perché in qualunque relazione anche tra persone, che sembrano poste su uno stesso livello di potere reciproco,uno degli interlocutori tende a dominare sull’altro in momenti alterni.Finché ciò avviene per breve tempo a tale posizione di dominio viene scambiata spesso fra gli interlocutori,tutto va bene,i guai iniziano quando è solo uno dei due a mantenere costantemente una posizione di potere.
    Una posizione di complementarietà reciproca e bilaterale al contrario di una complementarietà universale a vantaggio di un solo interlocutore.
La comunicazione umana è composta dalla comunicazione verbale e quella non verbale. La comunicazione verbale utilizza un codice formato dalle parole organizzati in frasi secondo le leggi della grammatica. La comunicazione non verbale invece, comprende tutte le forme espressive del nostro corpo: sguardi, sorrisi, espressioni del volto, gesti, ecc.
Nella comunicazione non verbale si è verificato in quest’ultimi anni un cambiamento. All’inizio l’attività gestuale era concepita come l’esibizione di stati emotivi interni all’uomo, oggi invece la ricerca è orientata a indagare sugli effetti determinati dalla comunicazione non verbale, sull’interlocutore e viceversa. E’ dimostrato che il flusso della comunicazione non verbale sostiene e accompagna la comunicazione verbale,svolgendo un importante funzione di regolazione del rapporto interpersonale. Quando incominciamo a parlare con l’altra persona, trasmettiamo informazioni sul piano non verbale finalizzate a presentarci nella nostra identità e a iniziare in modo funzionale il rapporto: curiamo la nostra persona, facciamo più attenzione a come ci muoviamo, ecc.
Esaminiamo rapidamente le principali espressioni della comunicazione non verbale.
  • CONTATTO OCULARE: consiste nel guardare l’altro, nel viso e negli occhi. Esso può venire utilizzato per inviare il rapporto interpersonale, ottenere informazioni, inviare segnali di intimità, ma anche di aggressività e quindi sfida.
  • MIMICA FACCIALE: i movimenti del volto esprimono, predisposizione innata, i vari stati emotivi.
  • GESTUALITA: le mani possono produrre un ampia serie di gesti in combinazione con i movimenti di altre parti del corpo.
  • POSITURA: esistono positure con un atteggiamento di superiorità o inferiorità e atteggiamenti corporei che mostrano ostilità o amicizia.
  • GESTIONE DELLO SPAZIO: la distanza media di una conversazione amichevole si aggira sui 90cm.e diminuisce con l’aumentare dell’intimità.
  • SEGNALI CONNOTTATIVI PARAVERBALI: il tono e il volume della voce e la velocità, hanno un influenza sul messaggio che vogliamo comunicare.
Il linguaggio verbale riveste un ruolo di grande importanza, oltre a permettere di comunicare la regolazione dei rapporti interpersonali,ha anche la funzione di elaborazione delle conoscenze.
L’uomo usa il linguaggio verso l’esterno per comunicare,e l’interno come strumento del pensiero.
Con il linguaggio l’uomo riesce a comunicare informazioni che hanno situazioni nuove,ciò è possibile perché il linguaggio si basa sul principio della combinatoria e,quindi, di costruire il significato per mezzo della combinazione.
LO SVILLUPPO DEL LINGUAGGIO
Secondo SKINNER nella formulazione del linguaggio si verifica “IL RINFORZO”che conduce all’apprendimento e ”L’ESTINSIONE” del comportamento a verificarsi di reazioni negative da parte dell’ambiente.
LEV VYGOSKY accentuò la concezione del linguaggio come sistema di segnalazione, dandogli un ruolo importante sulle funzioni del pensiero e del comportamento.Egli afferma che il pensiero e il linguaggio sono interdipendenti, perché il linguaggio non serve solo a verbalizzare quello che pensiamo, ma esercita una funzione regolatrice sul funzionamento e lo sviluppo del pensiero, Il linguaggio ha una funzione socializzante che rappresenta all’inizio un nuovo processo linguistico - educativo nei confronti di altri individui.
Il pensiero è espresso attraverso il linguaggio, il linguaggio permette al pensiero di esistere.
PIAGET e CHOMSKY sono critici nei confronti dell’imperialismo “corrente filosofica che valorizza l’esperienza”.
SKINNER viene criticato ,perché concepisce il bambino come un organismo vuoto . Al contrario Piaget e Chomsky sostengono che il bambino è un soggetto attivo e che le risorse dell’ambiente, possono essere ricche quanto vogliamo , però da sole non sono sufficienti.
Chomsky ritiene che le strutture chiamate “grammatica universale” siano innate.
Piaget, invece sostiene che il linguaggio non è innato ma è una funzione che fa parte di una organizzazione cognitiva più generale che compare nel bambino a due anni.