Attenzione

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Studio di Psicologia e Psicoterapia (logo)


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Fondamenti di psicologia

->Attenzione & Percezione
ATTENZIONE E PERCEZIONE

Nell’ambiente in cui viviamo ci sono degli stimoli e delle informazioni che noi recepiamo attraverso le vie sensorie.
Oltre agli stimoli esterni, noi siamo in contatto anche con gli stimoli interni come immagini, pensieri ed emozioni.
Noi non siamo in grado di analizzare tutti gli stimoli che ci colpiscono, le idee e le immagini che si producono nella nostra mente ma
siamo in grado di analizzare solo una piccola quantità degli stimoli che provengono dall’ambiente esterno e interno.
Il compito dell’attenzione è di operare continuamente una selezione degli stimoli che costantemente riceviamo.
L’attenzione è considerata come un filtro che permette al soggetto di prescindere dai molti stimoli che lo colpiscono, per considerarne solo un numero limitato che è in grado di elaborare. Però questa situazione è difficile per le persone sorde che utilizzano un apparecchio acustico: quando, ad esempio, si trovano in un ambiente chiuso e affollato, riescono con difficoltà ad ascoltare le informazioni importanti per la continua interferenza d'altre voci o rumori.
Variabili esterne
Indipendentemente dalla nostra volontà, noi siamo catturati da certe caratteristiche dello stimolo che attirano l’attenzione. Queste possono essere identificate nella grandezza, forma, posizione, colore, ecc…
Hanno inoltre analoghe proprietà quegli stimoli che riescono a produrre un contrasto con il sistema di riferimento in cui sono inseriti: es. un elemento in movimento su uno sfondo statico (le stelle cadenti risultano sullo sfondo statico della volta celeste) o, al contrario, un elemento statico su uno sfondo in movimento (la cima di una montagna circondata da nuvole in rapido movimento).
Variabili interne
Le condizioni psicofisiche dell’individuo agiscono direttamente sull’attenzione. Ad esempio, a scuola, nell’ultima ora di lezione, l’insegnante è costretto a richiamare l’attenzione degli allievi perché mostrano di essere stanchi e distratti.
Invece, quando ci sentiamo in forma, riusciamo ad impegnarci a fondo nelle attività che svolgiamo. Quindi l’attenzione è concepita come una quantità limitata che utilizziamo in vari modi e in differenti livelli ed è collegata con il sistema d'attivazione.
La capacità limitata dell’attenzione è collegata alla quantità di essa che, nelle condizioni ottimali di attivazione fisiologica, può essere più o meno distribuita nelle attività che svolgiamo. Ad esempio, mentre mangiamo possiamo parlare oppure mentre camminiamo possiamo ripassare gli argomenti di un'interrogazione scolastica. Invece, se c'impegniamo in attività difficili oppure nuove è molto più difficile dedicarsi ad altri compiti.
Per mantenere la capacità d'attenzione e a prevenire la fatica mentale esistono due modi: concedersi periodi frequenti, anche brevi, di riposo e perseguire il compito in modo attivo, controllando indipendentemente l’andamento e variando le nostre strategie nei modi e nei tempi che riteniamo opportuni.

IL NEURONE E LA SINAPSI
Il neurone costituisce il tipo fondamentale di cellula nervosa, ed è il responsabile della ricezione degli stimoli e, della loro conduzione verso altre cellule nervose. Ogni neurone è formato da un corpo cellulare che contiene il nucleo e la maggior parte del citoplasma con i suoi organuli. Dal corpo cellulare si diramano uno o più prolungamenti, i dentriti, ai quali giunge lo stimolo nervoso che proviene da un’altra cellula nervosa. Un particolare prolungamento è l’assone, che ha il compito di propagare lo stimolo nervoso verso un altro neurone.
La sinapsi è quel punto in cui due neuroni si toccano. Nella sinapsi i due neuroni non vengono a contatto perché sono separati da uno spazio intersinaptico e perciò il segnale dell’impulso nervoso viene trasmesso da un neurone all’altro tramite i neurotrasmettitori. Su ogni spina dendritica sono presenti dei recettori specializzati che segnalano l’emissione del neurotrasmettitore che induce l’impulso nervoso anche nel neurone cui appartiene il dendrite dove sono posti.

IL PROBLEMA DELLA PERCEZIONE
Agli inizi della civiltà l’uomo effettuò considerazioni nell’ambito della sensazione e della percezione ma con diverse metodologie impiegate dall’odierna psicologia.
Egli dovette confrontarsi subito con il mondo della natura e cercare di conoscere le leggi, al fine della sopravvivenza e di una migliore qualità di vita.
Questo confronto indusse ben presto l’uomo a porsi anche numerosi altri problemi:
  • L’ORIGINE DEL MONDO E DELL’UOMO, che fu risolta in un senso Metafisico-teologico;
  • LA SPIEGAZIONE SCIENTIFICA DEI FENOMENI NATURALI. Fu ben presto evidente ai vari scienziati delle epoche più antiche che doveva esistere una spiegazione dell'effettiva casualità delle cose.
  • IL RAPPORTO UOMO-MONDO, considerato come ricerca delle modalità funzionali delle conoscenze umane.

La risoluzione di questo problema trovò gli studiosi schierati su due posizioni opposte: quell'empirista, affermava che il processo conoscitivo consiste nella semplice percezione dei dati offerti dal mondo naturale, ridimensionando l’intervento strutturante delle capacità intellettive; quella idealista di contro sosteneva che l’uomo ha in se le leggi di comprensione della natura.
PERCEZIONE E SENSAZIONE
La sensazione si riferisce al puro ricevimento di impressioni dall’esterno mentre la percezione consiste nell’interpretazione di tali stimoli esterni, nel loro riconoscimento nell’attribuzione a essi di un senso, di un significato.
Quindi la percezione è il processo mediante il quale stimoliamo informazioni sul mondo sul quale viviamo.
La sensazione si verifica quando, in un sistema sensoriale, uno stimolo fisico si trasmette mediante l’accettazione nervosa in precise aree del cervello, dette aree proiettive primarie. Col termine soglia s'intende la quantità minima di stimolazioni necessaria per ottenere una reazione. Si distinguono due tipi di soglie: assoluta, quando ci si riferisce alla più piccola quantità di stimolazioni in grado di essere percepita; differenziale, quando ci riferiamo alla più piccola differenza d'intensità percepibile fra due stimoli.
FUNZIONALISMO
Il funzionalismo mette in rilievo l’importanza della funzione della mente come mezzo d'adattamento dell’individuo all’ambiente. Lo studio delle percezioni è stato uno dei temi favoriti da questa scuola. In quest'ambito di ricerche, gli psicologi funzionalisti privilegiarono fattori rapportabili al singolo individuo e al momento funzionale che questo attraversa.
PSICOANALISI
Questa scuola non si è mai interessata dei processi percettivi ma è più interessata alle problematiche della motivazione.
GESTALT
L’organizzazione gestaltistica avviene secondo forme ben precise, chiamate leggi. Lo scienziato Wertheimer fece un esperimento che consisteva nel proiettare successivamente su uno schermo scuro due sbarre luminose, l’una distanziata dall’altra di circa un centimetro.
Se l’intervallo fra la proiezione dell’una e dell’altra era intorno ai 60 millisecondi si otteneva un movimento apparente, per questo dall’osservatore non apparivano due sbarre successive ma un'unica sbarra che si muoveva dalla prima alla seconda posizione;
Se l’intervallo di tempo era superiore ai 200millesecondi, il fenomeno scompariva e si vedevano due luci che si accendevano in successione;
Se l’intervallo era al di sotto dei 20millesecondi si vedevano, invece, due stimoli stazionari completamente.
Su quest'osservazione Wertheimer e i suoi colleghi poterono sostenere che la percezione non deriva semplicemente da una somma di sensazioni elementari, ma intervengono processi, che dipendono dalla situazione nella sua totalità.
COMPORTAMENTISMO
Secondo il comportamentismo, la percezione è l’effetto degli stimoli esterni sul cervello del soggetto, che viene modificato in modo passivo senza alcun'elaborazione dei dati in ingresso.
COGNITIVISMO
Gli psicologi cognitivisti mostrano l’importanza delle nostre conoscenze per attribuire significato e percepire gli oggetti coi quali veniamo in contatto.
E quindi, per i fenomeni percettivi, la percezione è strettamente collegata con il pensiero, con le nostre conoscenze.
Per poter percepire occorre riconoscere un dato oggetto esterno e tale riconoscimento avviene sulla base di una sovrapposizione o confronto tra le informazioni che ci provengono dall’esterno con le informazioni che derivano dall’interno, contenute nella memoria a lungo termine.

L’OCCHIO E LE SUE STRUTTURE
L’occhio è l’organo della vista e ha sede nella cavità orbitale del cranio e si compone del globo oculare e d'alcuni annessi: i muscoli oculari, le ciglia, le palpebre, le congiuntive e l’apparato lacrimale.
Il globo oculare è protetto nella parte anteriore dalla palpebra ed è di forma sferica, un po’ appiattita dall’alto verso il basso.
La parete del globo oculare è formata da tre membrane tuniche sovrapposte e concentriche.
Nella prima tunica, detta esterna, si distinguono due parti: la sclerotica e la cornea.
Nella seconda tunica distinguiamo: la coroide, che ha la funzione di camera oscura, il corpo ciliare e l’iride.
Nella terza tunica la parte più importante è quella posteriore, la retina ottica, che contiene i fotorecettori, vale a dire le cellule che sono sensibili alla luce e quindi permettono la visione.
Fra tali cellule assolvono la funzione di primaria importanza i coni, responsabili della visione dei colori, e i bastoncelli, che reagiscono alle differenze nella gamma nero-bianco.
I bastoncelli reagiscono in condizioni di luce debole, hanno soglia bassa e sono quindi i recettori che ci permettono la visione notturna, mentre i coni sono concentrati al centro della retina, nella zona fovea, hanno soglia alta e ci permettono la visione diurna.
I raggi luminosi attraversano uno spazio interno circoscritto dalle tre tuniche parietali e colmato dalla cornea, dall’umore acqueo, dal cristallino e dal corpo vitreo.
La cornea è una membrana trasparente, convessa in avanti, costituita da cinque strati, attraverso la quale la luce penetra all'interno dell'occhio. Dietro la cornea c'è una cavità, camera anteriore che contiene un liquido trasparente e acquoso, l'umor acqueo, che la separa da una struttura, il cristallino, che rappresenta la "lente" dell'occhio. Dietro il cristallino, il bulbo oculare contiene una sostanza gelatinosa trasparente, l'umor vitreo, racchiusa da uno strato membranoso sottile, la membrana ialoidea.
I muscoli oculari, lavorando insieme, hanno anche l'importante funzione di far convergere entrambi gli occhi sullo stesso punto, in modo che le immagini percepite dai due occhi coincidano. Lavoro dei muscoli oculari garantisce anche, permettendo il continuo spostamento degli occhi, la fusione delle immagini da essi percepite, la valutazione visiva delle dimensioni, della tridimensionalità e della distanza dell'oggetto osservato.
L'occhio possiede altre strutture che svolgono funzione protettiva e sono localizzate esternamente al bulbo oculare. La più importante è costituita dalle palpebre, una superiore e un'inferiore: queste sono due pieghe rivestite da cute verso il lato esterno e da mucosa verso quello interno. Le palpebre possono chiudersi per azione dei muscoli, in modo da coprire il bulbo oculare e proteggerlo dall'eccesso di luce o da lesioni meccaniche. Le ciglia, una frangia di corti peli che crescono sul margine delle palpebre, fungono da schermo, tenendo lontane le particelle di polvere e gli insetti quando le palpebre sono parzialmente chiuse. All'interno delle palpebre si trova la congiuntiva, una sottile membrana protettiva che riveste anche la parte visibile della sclera.
Sostanze Ciascun occhio è dotato, inoltre, di un organo a secrezione esterna, la ghiandola lacrimale, posto al suo angolo esterno. La secrezione salina di queste ghiandole lubrifica la parte anteriore del bulbo oculare quando le palpebre sono chiuse, eliminando eventuali particelle di polvere o altre estranee presenti sulla superficie dell'occhio.
La psicologia della percezione visiva
Molte ricerche hanno mostrato come il processo percettivo umano sia un processo globale, che coinvolge diverse funzioni ed è guidato da apprendimenti passati, da aspetti cognitivi, emotivi e motivazionali.
Bisogna considerare che le considerazioni effettuate dagli studiosi della Gestalt nei riguardi della percezione visiva possono essere applicate anche ad altri campi percettivi.
Fra i fenomeni più interessanti proposti dall’indagine gestaltistica troviamo quelli chiamate illusioni percettive, cioè particolari percezioni che non trovano esatta corrispondenza con i dati reali in un esame approfondito del fenomeno stesso. Esse traggono origine o da una mancata percezione d'elementi realmente esistenti, o dalla percezione di elementi in realtà inesistenti, o dalla percezione inesatta di elementi imparzialmente presenti.
Un altro fenomeno più importante è quello dei fenomeni di costanza percettiva, i quali ci permettono di inferire le caratteristiche essenziali di un oggetto e i suoi rapporti proporzionali con altri oggetti al di là dalla percezione immediata.
Gli studiosi della Gestalt hanno individuato numerosi fattori d'unificazione e organizzazione del campo percettivo. Ecco i sei fattori principali:
  • Vicinanza: per questo tendiamo a raccogliere in unità le parti più vicine di un insieme;
  • Somiglianza: quindi si tende a raccogliere in gruppi gli elementi simili;
  • Forma chiusa: perciò sono più facilmente percepite come figure le superfici delimitate da margini chiusi piuttosto che quelle con contorni aperti;
  • Forma buona o destino comune: per questo si riuniscono più facilmente quelle parti di una figura che offrono una buona continuità di direzione e non sono frammentarie ma equilibrate;
  • Moto o destino comune: per cui siamo portati a cogliere come unità quegli elementi che si muovono insieme in modo simile;
  • Esperienza: per cui le nostre percezioni attuali sono condizionate da quelle passate.

IL SUONO E LE SUE CARATTERISTICHE.
Il suono è l’energia prodotta dalle vibrazioni di un corpo elastico.
I suoni non sono tutti uguali ma si differenziano tra loro per tre caratteristiche: altezza, intensità e timbro.
L’altezza del suono.
L’altezza è la caratteristica del suono in base alla quale ciò che noi udiamo ci risulta acuto o basso. L’altezza dipende dal numero delle vibrazioni in un minuto secondo, questo numero si chiama frequenza e si misura in Hertz (Hz). Più è alto il numero della frequenza e più il suono è acuto e viceversa.
L’orecchio umano non percepisce tutti i suoni esistenti al mondo, ma solo quelli compresi tra 16 Hz e 20000 Hz.
La musica articola tutto il suo sistema sulle diverse altezze dei suoni; i segni grafici convenzionali che indicano l’altezza del suono si chiamano note e sono scritte su un pentagramma.
L’intensità del suono.
L’intensità è la caratteristica del suono in base alla quale ci risulta forte o leggero.
L’intensità dipende dall’ampiezza delle vibrazioni e si misura in decibel (Db).
Il timbro del suono.
Il timbro è la caratteristica del suono in base alla quale ciò che noi udiamo ci risulta differente se cambia la sorgente sonora.
La propagazione del suono.
Un corpo che vibra trasmette le vibrazioni all’area circostante, dove si propagano in forma sferica e prendono il nome d'onde sonore.
Nell’area il suono si propaga a una velocità di 340 m/s, veloce 1224 Km/h.
L’ UDITO E IL SUO PRINCIPALE ORGANO
L’udito è uno dei cinque sensi, incaricato alla percezione dei suoni. Nei mammiferi l'organo principale dell'udito è l'orecchio, che viene generalmente suddiviso in tre parti: orecchio esterno, medio e interno.
L'orecchio esterno è la parte visibile, esterna dell'orecchio: raccoglie le onde sonore e le trasporta nel condotto uditivo esterno, verso la membrana timpanica che è tesa attraverso questo canale. Quando viene colpita dalle onde sonore, la membrana timpanica vibra e le sue vibrazioni sono amplificate e trasmesse, attraverso l'orecchio medio, dal movimento di una catena di tre piccole ossa, chiamate ossicini. Attraverso una seconda membrana, la finestra ovale, esse passano poi nell'orecchio interno.
L'orecchio interno è un complesso sistema di cavità e di condotti pieni di liquido, chiamati canali semicircolari. L'organo di base dell'udito, l'organo del Corti, si trova in un condotto a spirale, detto coclea o chiocciola. Il movimento della finestra ovale fa muovere il liquido presente nella coclea che, a sua volta, influenza l'organo del Corti. Così, le cellule ciliate localizzate alla finestra ovale vibrano e, attraverso il nervo acustico, inviano impulsi nervosi al cervello. Più forte è il suono e più intensa è la stimolazione nervosa. L'organizzazione spaziale delle cellule ciliate, da cui parte l'impulso, informa il cervello dell'altezza del suono.
IL TATTO
Il tatto è il senso che permette la percezione della pressione, del contatto, della temperatura e del dolore.
I recettori sensoriali del tatto sono costituiti da terminazioni nervose localizzate nella cute. Esse possono essere a estremità libere o incapsulate. Tali terminazioni rispondono ad un tipo specifico di stimolo e non sono distribuite uniformemente nel corpo; la notevole sensibilità della punta.
*L’ ATTENZIONE
Nell’ambiente in cui viviamo ci sono degli stimoli e delle informazioni che noi recepiamo attraverso le vie sensorie.
Oltre agli stimoli esterni, noi siamo in contatto anche con gli stimoli interni come immagini, pensieri ed emozioni.
Noi non siamo in grado di analizzare tutti gli stimoli che ci colpiscono, tutte le idee e le immagini che si producono nella nostra mente ma siamo in grado di analizzare solo una piccola quantità degli stimoli che provengono dall’ambiente esterno e interno.
L’attenzione è considerata come un filtro che permette al soggetto di prescindere dai molti stimoli che lo colpiscono, per verificare solo quattro sapori fondamentali: il dolce, il salato, l'acido e l'amaro. Grazie, tuttavia, all'integrazione cerebrale di stimoli e informazioni di natura diversa, ad esempio sulla consistenza, la temperatura e l'odore, gli esseri umani sono in grado di distinguere una gamma di sapori più vasta e complessa dei quattro gusti fondamentali.
Le circa 10.000 papille gustative presenti nell'uomo sono distribuite in modo irregolare sulla superficie della lingua, creando chiazze, sensibili a classi specifiche di sostanze, che forniscono le sensazioni gustative. Di solito il dolce e il salato sono percepiti in punta, l'acido ai bordi e l'amaro alla base della lingua.
Le sostanze presenti negli alimenti vengono prima sciolte dall'umidità della bocca; poi, attraverso i pori presenti sulla superficie della lingua, penetrano nelle papille gustative, dove entrano in contatto con le cellule sensoriali. Quando un recettore è stimolato da una di queste sostanze, invia impulsi nervosi al cervello. La frequenza della ripetizione dell'impulso informa il cervello dell'intensità di un sapore.
LA DEPRIVAZIONE SENSORIALE
Alcuni studiosi, per studiare gli effetti dell’isolamento sensoriale sull’uomo, predisposero la seguente situazione sperimentale: rimanere per cinque giorni in una camera del tutto schermata da ogni fronte di rumore esterno e a temperatura costante, sdraiati su un lettino, con gli occhi coperti da uno schermo traslucido e le braccia avvolte da manicotti per evitare qualsiasi stimolazione sensoriale. In quest'ambiente monotono alcuni si addormentarono, altri dimostrarono segni di agitazione. Sperimentarono un imperioso bisogno di stimolazioni e anche forme allucinatorie visive e uditive. Questi esperimenti furono continuati da Lilly, che accentuò l’isolamento sensoriale immergendo i volontari nudi in una vasca piena d’acqua a temperatura corporea. Dopo un certo tempo il pensiero cedeva il posto a fantasie molto soggettive e ancora ad allucinazioni visive. Gli individui che restano per lungo tempo in ambienti isolati o in attività monotone possono essere colti da analoghi disturbi.
Bisogna tener conto che condizioni di vita monotona possono costituire
Alcuni autori hanno sostenuto che si fosse verificata anche una difesa percettiva, in altre parole, sempre a livello inconscio, ci sarebbe stato prima un riconoscimento dello stimolo, e poi un blocco dello stimolo stesso affinché questo non completasse il suo percorso fino a divenire una percezione conscia.
Attualmente si può affermare che gli stimoli in entrata nel cervello vengono prima filtrati dall’attenzione, ma per poter essere filtrati, in modo da lasciare passare quelli più adeguati, devono essere prima riconosciuti e solo dopo questa fase il filtraggio potrà avvenire secondo vari criteri che possono essere molto diversi fra loro.