Omosessualità e giustizia (Renato Voltolin)
Il problema delle cause e delle condizioni
Fino ad ora ho parlato di quello che avviene nel percorso di sviluppo: crisi, oscillazioni affettive, distorsioni percettive, deviazioni, fissazioni ecc., che anziché condurre alla eterosessualità portano, a seguito di una sorta di ideologia distorta e negativa della sessualità, alla scelta omosessuale; ma ho trattato delle cause solo in riferimento alle dinamiche interne al soggetto, a prescindere dalle interrelazioni familiari, ipotizzando come possibile che ciò possa avvenire anche senza una precisa imputabilità ai comportamenti ed agli atteggiamenti reali dei genitori o degli educatori. Un bambino può, semplicemente a motivo di una scarsa tolleranza della frustrazione o a motivo di una accentuata tendenza alla aggressività, reagire sproporzionatamente anche a piccole frustrazioni normalmente tollerabili.
Tuttavia ciò non significa che i genitori e le esperienze a cui va incontro il bambino non abbiano una influenza, spesso notevole e a volte determinante, sull’andamento del processo evolutivo e sui suoi esiti.
Da queste considerazioni possono sorgere spontanee due domande.
La prima è la seguente: «Perché, un soggetto diviene omosessuale ed un altro, poniamo, isterico o ossessivo?»
Inoltre: «Quali sono le cause e le condizioni esterne (ambiente e relazioni familiari) che influenzano o a volte determinano la scelta omosessuale?»
Se siamo costretti ad ammettere che la scelta della omosessualità in alternativa ad altri compromessi psichici (nevrosi, sintomo psicosomatico ecc.) è un fatto che è ancora misterioso e probabilmente lo sarà sempre (allo stesso modo in cui il chiederci perché un soggetto si ammali di una malattia fisica piuttosto che di un’altra è destinato a non trovare risposta) molto sappiamo invece sulla «igiene mentale» che può prevenire delle difficoltà psicologiche; così come possiamo dire molto sulle condizioni sfavorevoli.
Se la scelta sessuale dipende dalla natura dell’identificazione, quest’ultima dipende anche dal comportamento e dall’atteggiamento dei genitori, sia del genitore preso quale modello che di quello che costituisce, per così dire, l’antecedente edipico alla base della scelta oggettuale.
Esemplificando la questione, potremmo dire che due sono i fattori che influenzano la scelta identificatoria del bambino: la sua immagine genitoriale fantasmatica (falsificata dal gioco delle proiezioni) e la immagine dei genitori reali composta da quello che il genitore è e quello che il genitore fa; cioè dai suoi comportamenti e dai suoi atteggiamenti. E’ evidente che stando così le cose, un genitore omosessuale non è affatto un buon modello identificatorio, sia che la sua omosessualità sia manifesta, sia che rimanga latente.
Allo stesso modo un genitore che si faccia odiare dal figlio dello stesso sesso, o sia troppo temuto dal figlio di sesso opposto, così come un clima familiare in cui si genera odio o disistima piuttosto che amore, stima, fiducia e speranza, influenza negativamente l’identificazione e può portare alla scelta omosessuale o alla scelta eterosessuale perversa.
La differenza è che la scelta eterosessuale perversa è più occultabile della scelta omosessuale, dato che la prima si cela dietro una apparenza di normalità.
Una domanda altrettanto interessante è quella che riguarda le influenze esterne extra familiari, vale a dire sociali, e si tratta di una domanda che ha una pressante esigenza di risposta, per il fatto che il fenomeno dell’omosessualità è in espansione al punto di aver dato luogo ad un vero e proprio «movimento gay».
Come mai, cosa fa si che nonostante la prevalenza dell’eterosessualità nei rapporti di coppia, nelle nuove generazioni , sono sempre più coloro che preferiscono una scelta sessuale così decisamente difforme a quella dei loro genitori?
La domanda così posta è troppo generica, ma dopo quanto detto, possiamo trasformarla in modo che, questa volta, sia possibile una riflessione sul problema. Potremmo infatti riformularla chiedendoci «Perché un soggetto può essere così impaurito o così ostile alla eterosessualità da preferire la scelta omosessuale?
Qui sta l’aspetto più spinoso della questione, perché implica una sorta di ribaltamento delle responsabilità.
Se accettiamo che la scelta omosessuale, oltre che da dinamiche intrapsichiche, dipenda anche dalla qualità della eterosessualità «vigente», dobbiamo a questo punto riconoscere che all’aumento del fenomeno omosessuale non è estranea la pessima qualità di quest’ultima, che sembra legittimo considerare sempre meno idonea a veicolare esperienze d’amore.
In altri termini la recrudescenza della omosessualità dipende anche dal livello di degenerazione e quindi di perversione della eterosessualità attuale.
Parafrasando Freud che diceva di chiedersi non tanto perché la gente è malata ma perché, stando così le cose (la società), vi sia ancora molta gente sana, potremmo dire che, dato lo stato, data la qualità, della eterosessualità attuale, c’è da chiedersi come mai vi siano ancora tanti soggetti eterosessuali, a meno che la scelta eterosessuale sia di natura perversa e quindi rappresenti essa stessa una scelta altrettanto distorta, e forse più ancora, di quella omosessuale.
Se l’eterosessualità è sempre più di natura perversa e pornografa si potrebbe arrivare a dire che è più sano (o meno malato) l’omosessuale che non l’eterosessuale, pur consentendo la natura nevrotica della scelta omosessuale.
Certamente questo discorso forse esula dall’argomento «omosessualità e giustizia» ma fa certo luce sul problema.
Dato però che recentemente un giudice ha affermato non costituire necessariamente reato, o aggravante ( ho solo letto la notizia sui giornali) il fatto che un adulto, con precedenti pedofili, abbia fatto vedere ad un minore delle videocassette pornografiche, forse la disgressione non è del tutto fuori tema.
Pur avendo sollevato, la suddetta sentenza, legittimo scalpore, tuttavia il giudizio non dovrebbe sorprendere più di tanto, dato che altrimenti sarebbero, alla stessa stregua, condannabili tutti i genitori che permettendo ai loro figli di assistere ai film che circolano liberamente in TV e che inducono una ideologia sessuale chiaramente distorta (amplessi diuturni vere e proprie maratone sessuali, con baci che ricordano il famoso film «La grande abbuffata» di Ferreri)
A questo punto sembra chiaro che se è assurdo pensare che la scelta omosessuale, fondata com’è su una confusione del senso di identità, possa essere considerata una scelta sessuale altrettanto legittima di quella eterosessuale, è altrettanto assurdo non prendere in considerazione, allo scopo di affrontare la questione delle cause, che parte abbia la visione imperante della eterosessualità nel determinare o favorire questa confusione.