Si ritiene, a questo punto, funzionale la presentazione di un «caso» specifico attraverso il quale esemplificare alcune caratteristiche che possono essere ritenute le più comuni, pur nell'estrema variabilità soggettiva, nelle situazioni di separazione coniugale.
L’obiettivo è quello di evidenziare le reazioni spontanee più frequenti nei genitori divisi e nei loro figli.
Prendiamo quindi in esame la situazione di Francesca, una bambina di dieci anni, graziosa e vivace che frequenta l'ultimo anno della scuola elementare. E’ la madre, una signora ancora giovane e dall'aspetto piacevole alla quale la bambina è affidata dopo la separazione dei genitori avvenuta tre anni fa, a richiedere una consultazione psicologica per comprendere la natura di alcuni comportamenti della figlia a suo avviso preoccupanti.
Della propria relazione con l’ex coniuge e dei motivi della separazione la signora non riferisce, tranne alcuni accenni a rapporti tuttora tesi («quando ci sentiamo per telefono si litiga sempre...») e alla loro difficoltà a comunicare.
Con il figlio maggiore dodicenne e con il convivente, presente in famiglia da alcuni mesi, i rapporti vengono invece descritti come tranquilli, di accettazione reciproca.
E’ proprio Francesca a creare problemi! «E’ molto vivace e in continua agitazione - riferisce la signora - un peperino: disubbidiente a casa, litigiosa a scuola, soprattutto con i compagni maschi con i quali si confronta».
Già dalla scuola materna la bambina manifestava un carattere un po’ prepotente: «attaccabrighe, combinava guai». Ed ora è «violenta nei giochi, provocatoria, impulsiva, agisce senza riflettere, non accetta rimproveri»... insomma una bambina difficile da controllare da parte della sola madre. La signora si sta implicitamente lamentando della mancanza di una funzione paterna e del fatto che la figlia sembra sfidarla ad assumere un ruolo autorevole che competerebbe al padre.
Il rendimento scolastico è, nel complesso, sufficiente, ma viene considerato inferiore alle reali possibilità della bambina.
Negli aspetti di apprendimento scolastico Francesca diventa passiva, poco propositiva.
Viene rimarcato soprattutto il suo scarso impegno: si distrae, lavora malvolentieri, è restia ad eseguire i compiti che, solitamente, rimanda il più possibile, attendendo il ritorno della madre.
La scarsa motivazione e la poca autonomia nello studio costringono la madre a situazioni di aiuto definite «stressanti», termine utilizzato per definire la fatica del comunicare.
Penso che forse la difficoltà sta nel comprendere il significato reale di quanto la bambina propone. La richiesta di accudimento che Francesca rivolge alla madre attraverso la dipendenza nel lavoro scolastico può sottendere, infatti, un bisogno di accoglimento affettivo che la signora non riesce a cogliere nella sua essenza.
Tale incomprensione può derivare, come vedremo meglio in seguito, dall'adesione della madre ad un ruolo che non le è proprio: l’assumere una funzione «regolativa» con modalità tipicamente paterne, determina in lei atteggiamenti rigidi che soffocano la spontaneità.
L’istintiva capacità di capire i bisogni e dare risposte adeguate, stabilendo un rapporto empatico, risulta, di conseguenza, sacrificata.
La signora sottolinea anche la difficoltà nei rapporti della figlia con il padre, conseguente, a suo giudizio, alla preferenza che l'ex coniuge manifesterebbe per il figlio maschio, rispetto alla femmina.
La bambina sembrerebbe risentire del rapporto di solidarietà e confidenza che intercorre tra padre e fratello, con sentimenti di esclusione.
Le informazioni date sul rapporto padre/figlia sono brevi, ma indicative del tentativo di addebitare in qualche modo lo scontento di Francesca a manchevolezze nel comportamento del padre stesso.
Già dal primo colloquio, risulta evidente la tendenza della signora a «isolare» il problema in Francesca: individua con molta precisione gli aspetti considerati «disfunzionali» nell'agire della bambina e discordanti rispetto a una situazione familiare descritta come «normale».
La conflittualità, se pur riconosciuta, è tenuta «distante», relegata nel passato o, comunque, nel rapporto con l'ex coniuge che «fa parte» del passato. E' Francesca a turbare un clima familiare ora complessivamente sereno.
Certo è che il desiderio di mettere da parte scelte, errori e delusioni precedenti è molto forte.
Il considerare le difficoltà attuali della figlia come conseguenza di eventi del passato (il conflitto e la separazione dei genitori) e di situazioni presenti (la relazione attuale tra e con i genitori) non porterebbe, secondo la madre, ad una opportuna chiarificazione, ma verrebbe a vanificare il tentativo di «ricostruzione» del clima familiare.
In quale modo il perenne dissidio tra i coniugi, ora sommerso, ma pur sempre latente in un clima teso e di incomprensione, può influire sulla bambina?
La signora evita difensivamente di porsi il quesito.
Il padre di Francesca richiede, a sua volta, un colloquio per avere chiarimenti in merito ai comportamenti problematici della bambina che, peraltro, egli tende a minimizzare. Si tratta di un uomo di circa quaranta anni, operaio; l'aspetto è piuttosto modesto, un po’ trasandato. Sembra alquanto agitato e si esprime in maniera concitata. Tendenzialmente verboso, dimostra difficoltà nell’ascoltare quanto gli viene comunicato. Ci tiene a mettere in evidenza il proprio attaccamento ai figli: ha rinunciato per loro ad un rapporto sentimentale durato qualche tempo; nonostante ristrettezze economiche concede loro quanto possibile, compreso un viaggio in aereo, per non porli in situazione di inferiorità rispetto ai compagni; cerca di dialogare molto con loro, di dare buoni principi, ecc. Assume, insomma, un atteggiamento materno- sacrificale.
Evidenzia, in antitesi, le carenze della madre nei confronti dei figli: non li ama, antepone ai loro interessi quelli del convivente, è preda di attacchi di ira poco controllabili e, secondo quanto riferito dal figlio maggiore e constatato da lui stesso, li picchia con eccessiva violenza. E’ per tali motivi che dichiara la sua intenzione di chiedere prossimamente l’affido dei figli.
Ne trae risalto il suo atteggiamento riparativo e compensativo: esibisce il tentativo di assumere in sé parti «materne», supplendo alle carenze della madre reale.
Alla signora peraltro attribuisce, pur senza entrare nei dettagli, la responsabilità del loro divorzio, facendo vagamente riferimento a relazioni extraconiugali; nel riferire ciò assume un tono da donna tradita che si lamenta. Rispetto alla personalità dei figli, conferma di avere un rapporto più facile con il maschio che «gli racconta tutto» e manifesta il desiderio di vivere con lui avendo un pessimo rapporto con la madre.
Francesca esprime poco le proprie idee e i propri sentimenti e gli risulta difficile comprenderla, tuttavia cerca di esserle vicino, ad esempio aiutandola nei compiti scolastici. Riferisce inoltre di aver sofferto di disturbi depressivi nel periodo precedente la separazione e di essere uscito dalla depressione rifiutando farmaci e cure e solo facendo leva sulla propria volontà.
Con la velleità di esibire una posizione «forte» (con la «volontà» ha risolto i propri problemi e sarà in grado di modificare la situazione dei figli), sembra voler recuperare una posizione «virile».
Chi sono i genitori di Francesca?
Che questa coppia abbia messo da parte, ma non risolto i propri conflitti emerge già dai primi colloqui.
Nella loro separazione si coglie non tanto un processo maturativo, come riconoscimento di una situazione di fatto non più soddisfacente per entrambe le parti che necessita di soluzione, quanto un processo distruttivo denso di colpevolizzazioni reciproche e di intenti punitivi che perpetuano la conflittualità. Padre e madre sembrano entrambi in difficoltà nell'assumere il proprio ruolo e, nel contempo, preoccupati più di supplire il genitore assente per non farne sentire la mancanza, che di favorire l'esplicazione del ruolo da parte dell'altro. Cosi, nella madre prevale un rapporto regolativo finalizzato ad assumere funzioni paterne mancanti. Tenta di compensare un'assenza che non è solo fisica, ma che corrisponde all'immagine che la signora ha del marito: identificato come una figura svalutata, debole, incapace, non solo è rifiutato come partner, ma ritenuto inefficace nel condividere le responsabilità genitoriali.
La madre si carica di una situazione di gestione familiare molto pesante e, nello stesso tempo, lamenta di «subire» tale carico.
Il padre, a sua volta, sembra aver demandato le funzioni paterne: riconosce di fatto la sua scarsa incisività nei processi decisionali relativi ai figli. Per quanto riguarda Francesca, ammette anche la scarsa conoscenza di questa bambina che gli appare enigmatica: quali realtà, quali sentimenti, quali fantasie si celano in quella difficoltà comunicativa che egli riconosce?
E quando «gioca» il ruolo materno, o meglio quello che egli ritiene essere il ruolo materno mancante nella madre stessa (fare per i figli rinunce e sacrifici, cercare la confidenza complice), il suo appare, più che altro, il tentativo di appropriarsi di una famiglia che sente non appartenergli.
Questo reciproco contendersi i propri ruoli, che ha forse radice, ancor prima della separazione, nella convivenza conflittuale, rende problematiche le funzioni genitoriali.
Chi è Francesca?
La descrizione della bambina da parte dei genitori si focalizza su due aspetti apparentemente contraddittori:
- un comportamento, quello riferito, molto più mascolino che femminile; l'aspetto «attivo» di Francesca sembra prevalentemente convogliato in atteggiamenti talvolta provocatori, talvolta oppositivi, ma comunque con tonalità aggressive. Facendo «il maschiaccio», la bambina sembra più identificarsi con il genitore che vorrebbe avere (il padre), piuttosto che con il genitore che dovrebbe voler essere (la madre).
- un atteggiamento poco attivo, dipendente, un po’ «spento» per quanto riguarda la possibilità di affrontare impegni di apprendimento scolastico. Ella assume in sé anche il modello di un padre depresso? O l'immagine di un padre svalutato agli occhi della madre?
In ogni caso la bisessualità di Francesca (parti femminili e maschili) sembra in conflitto, anziché complementare.
Al primo incontro la bambina appare comunicativa e ben disposta a collaborare. Ciò che spontaneamente racconta di sé trova corrispondenza con la descrizione dei genitori. Dichiara di essere venuta per migliorare il proprio carattere, in quanto «si arrabbia facilmente». Quando i compagni «la scherzano» lei «se la prende».
Con il fratello, «lotta» e, a volte, «si scontra» un po’ anche con la mamma. Della scuola riferisce che le maestre sono «serie» e la sgridano spesso, le attività didattiche le appaiono faticose.
Spontaneamente non fa alcun riferimento al padre, al quale accennerà solo in un momento successivo, esprimendo il desiderio che i genitori ritornino insieme o, comunque, di vedere il papà tutti i giorni.
Nel dialogare Francesca appare molto loquace, dà l'impressione di voler «riempire gli spazi», raccontando molte cose restando, però, in superficie, quasi ad evitare di soffermarsi su particolari in qualche modo problematici. La bambina si esprime con proprietà e con logica, dal che sembrerebbe possibile dedurre un ottimo livello di capacità in generale che, viceversa, non riesce ad esprimere a fronte di un compito, test di intelligenza o prova scolastica che sia.
In situazioni problematiche la vivacità di Francesca sembra, infatti, «spegnersi», la bambina pare procedere a caso, senza linee di azione precise e preordinate. Alla prontezza intuitiva, che pure dimostra, non segue un progetto risolutivo funzionale, l'errore non viene utilizzato per individuare strategie più utili, l’atteggiamento è tendenzialmente rinunciatario.
Sembra, quindi, disorientata e «incapace di pensare».
L’immagine di sé appare confusa: sembra che per Francesca sia difficile definire un proprio spazio personale e comprendere veramente che cosa gli altri si aspettino da lei.
Nel rapporto con il padre pare emergere un desiderio di vicinanza maggiore rispetto a quanto espresso nella realtà. La bambina sente di non avere uno spazio reale con lui.
Ma nemmeno con la madre esiste uno spazio soddisfacente: la relazione con lei sembrerebbe infatti caratterizzata da sentimenti ambivalenti, come se Francesca sentisse un forte contrasto tra i suoi desideri di accoglimento e la realtà di una madre presente soprattutto negli aspetti regolativi. Francesca mi appare caricata delle situazioni di conflitto dei genitori e pare contenere la loro confusione di cose non dette. Dimostra peraltro una situazione di incertezza rispetto al clima affettivo, come se, pur desiderando rapporti intensi e significativi, non sapesse se e in chi riporre la sua fiducia, né con chi stringere alleanze.