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Pedofilia e giustizia (di Renato Voltolin)

Cap 2 ***



Ho trattato fin qui della natura e del significato della patologia pedofila e di come questa assuma forme e modalità di comportamento così diversificate da rendere assolutamente improponibile una definizione univoca di «pedofilo» tout court, senza altri approfondimenti. Ogni caso di Pedofilia è infatti collocabile all’interno di una spettro, una scala di gravità dagli estremi molto ampi, sia in termini di pericolosità sociale sia in termini di grado di ricuperabilità del soggetto; tale collocazione dipende dal conflitto tra amore e odio e dalle forme che esso assume nella personalità del soggetto; inoltre tutto dipende dal fatto se il problema rimane delimitato nel mondo interiore del soggetto piuttosto che imboccare la strada della esteriorizzazione ed essere quindi agito in relazioni esterne.
Tutto ciò ci permette di affermare fin d’ora che un giudizio equitativo non può prescindere dall’idea che ogni caso ha le sue specifiche peculiarità, e che la conoscenza delle dinamiche che lo sottendono non può che essere di grande conforto per una adeguata discriminazione.
Ma veniamo al compito più delicato della questione, quello che consiste nell’occuparsi della vittima.
Sappiamo che non esiste una adeguata «cultura» giuridica della vittima, in quanto la Giustizia si occupa più di punire il reo che del risarcimento della vittima che avviene, semmai, sotto forma di indenizzo patrimoniale.
Il principio fondamentale che dovrebbe entrare tra i compiti dell’Ordinamento Giudiziario è quello del restitutio in pristinum statum e questo diventa quanto mai doveroso quando la vittima è un minore.
Ma il discorso sulla vittima del pedofilo è molto più ampio di quanto si possa pensare. Può trattarsi infatti di una vittima in qualche modo «designata», nella misura in cui è stata lasciata senza difesa o addirittura «esposta» alla seduzione pedofila; può trattarsi di una vittima «connivente» in quanto abbia avuto parte attiva nelle trame sessuali che hanno portato al fatto; può essere infine un «capro espiatorio» di disfunzioni familiari le cui responsabilità vengono poi dirottate sul pedofilo. Infine, e correlato con tutto ciò, vi è il delicato problema della credibilità della vittima, vale a dire della realtà e dell’attendibilità delle accuse di Pedofilia
Procedendo con ordine comincerò a trattare del problema che ho definito della «Pedofilia occulta».