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Pedofilia e giustizia (di Renato Voltolin)

La Pedofilia



Prenderemo ora in considerazione la Pedofilia come oggetto specifico di indagine.
Possiamo cominciare col chiederci: che cosa contraddistingue la Pedofilia dalle altre perversioni? E ancor prima: in cosa consiste specificamente la Pedofilia ?
Freud, nello scritto su Leonardo da Vinci sostenne l’ipotesi che l’adulto tende, nel caso della Pedofilia, a trattare il bambino allo stesso modo e prodigandogli le medesime cure che egli stesso avrebbe voluto dalla propria madre; vale a dire che Freud sostenne che la Pedofilia si fonda sull’identificazione con la madre. Egli però non aveva ancora scritto il suo saggio sul narcisismo, né gli altri importanti saggi che mostrano come egli si rese conto che il rapporto pedofilo ha una struttura molto complicata, nella conformazione della quale (come ho gia mostrato) l’aggressività e il sadismo hanno una parte assai rilevante.
Oggi sappiamo che nella Pedofilia entrano in gioco tutta una serie di elementi che potremmo così sintetizzare:
  1. La vittima, il bambino, rappresenta il più delle volte il soggetto stesso, ma può anche rappresentare il rivale, il bambino della madre.
     
  2. I sentimenti e le pulsioni che entrano nella relazione sono sia di natura libidica (sessuale) che aggressiva.
     
  3. Il sentimento del pedofilo può oscillare da un vero e proprio «innamoramento» a un piacere sadico così esasperato da sfociare in una azione omicida.
     
  4. Il ruolo del pedofilo nella scena di seduzione può essere molteplice ed alternarsi di continuo: cioè il personaggio rappresentato dal pedofilo nella sua azione perversa, può essere sia quello del se stesso bambino, sia quello del fratello rivale (nato o non nato che sia), sia quello materno che quello paterno. Vale a dire che il pedofilo mette in scena una rappresentazione familiare complessa.
     
  5. La personalità del pedofilo è una personalità «scissa», in cui gli aspetti positivi e quelli negativi sono mantenuti separati tra loro e tra loro estranei. Tali aspetti possono prendere alternativamente il dominio della personalità del soggetto.
Quello che domina prevalentemente la personalità del pedofilo che ha a che fare con la giustizia è certamente l’aspetto negativo, distruttivo, cinico; ma spesso tale aspetto è per così dire limitato ad una parte specifica della personalità del soggetto che, per il resto, vive i suoi rapporti interpersonali in un modo del tutto normale e persino socialmente bene integrato.
Per quanto riguarda la vittima del pedofilo, questa può essere una vittima occasionale, episodica, vale a dire utilizzata solo per soddisfare un impulso, un desiderio del momento. Oppure può essere utilizzata come personaggio che fa parte di una rappresentazione che ha una durata nel tempo. Il pedofilo mette in scena una sorta di psicodramma nel quale egli è attore e regista. Egli può trattare per un certo periodo il bambino in maniera amorevole come farebbe una madre che si occupa amorevolmente del suo bambino; e improvvisamente rappresentare un padre con cui il figlio instaura un rapporto omosessuale o anche un padre in collera che sadicizza il bambino punendolo per la sua ostilità nei suoi confronti. Oppure il ruolo assegnato a sé e al bambino può anche essere univoco, stabile, rigido, come nei casi più gravi di schiavizzazione.
I personaggi rappresentati sono dunque sempre personaggi del «mondo interno» del pedofilo (il se stesso bambino o adolescente, il padre interno, la madre interna ecc.).
E’ a motivo di questa varietà di contenuti rappresentazionali che non è possibile parlare di una personalità pedofila nel senso di una precisa configurazione di personalità, né è sempre possibile individuare la parte della personalità che sta proponendo o meglio riattualizzando la sua rappresentazione inconscia, né tale rappresentazione può essere sempre intuita prima che venga posta in essere, dato che il pedofilo può emergere come tale solo in determinate situazioni od occasioni, spesso mantenute oculatamente segrete.
Il protagonista di un famoso caso giudiziario, riferendosi all’omicidio della sua piccola vittima, un bambino di quattro anni, racconta:
«Allora non avevo ancora l’idea di fuggire con uno o due bambini. Volevo fuggire da solo.......più tardi incominciai a pensare di fuggire con un bambino di quattro-cinque anni, che avrei rapito. Fu così che cominciai a comperare anche gli indumenti e il necessario per il bambino»
Il pedofilo, poi omicida, era un figlio adottivo la cui madre lo aveva abbandonato pressoché alla nascita affidandolo ad un istituto. Egli lamentò inoltre la mancanza del rapporto e la scarsa comunicazione con il padre e la madre adottivi. Egli imputava la sua solitudine ai genitori adottivi, anche se tale solitudine aveva radici ben più lontane, risalendo sia all’abbandono materno, sia alla mancanza del padre naturale. Infatti, la sua fantasia «abbandonica» includeva implicitamente anche la figura di quest’ultimo che forse, se avesse a suo tempo sostenuto adeguatamente la madre, avrebbe potuto evitargli le vicissitudini culminate nella istituzionalizzazione nel befotrofio. Se il nostro soggetto fosse stato sottoposto ad un trattamento psicoanalitico i personaggi rappresentati attraverso la sua relazione pedofila, avrebbero potuto avere un nome preciso. Il bambino con cui voleva scappare rappresentava (almeno in un primo tempo) lui stesso in una fantasia di accudimento da parte di un genitore «ritrovato». Il fatto che le pratiche effettuate sul piccolo fossero di natura orale (fellatio) richiama poi la dimensione dell’allattamento in una nuova fantasia narcisistica, anche se la sua natura, dato che si tratta di materiale «di seconda mano», non è determinabile con precisione. Poi tutto cambiò, con le tragiche conseguenze per il bambino che tutti conosciamo.
Quello che mi interessa far notare è che, nel caso citato, si evidenzia il fatto che la struttura pedofila ha origini molto lontane; in questo caso, come ho già detto, ha a che vedere con un abbandono materno. Inoltre la coazione ad agire può rimanere a lungo allo stato latente, anche se un osservatore esperto avrebbe potuto individuarne i segni premonitori durante il periodo adolescenziale. Questo per indurre a fare lo sforzo di considerare questo soggetto come «diventato pedofilo» in riferimento alla sua storia di bambino abbandonato pressoché dalla nascita e che si trovò isolato, una seconda volta, anche nei confronti dei genitori adottivi. Se ci rendiamo conto che si tratta di un dramma rimasto inalterato nel tempo e nella mente del soggetto anche se diventato «cronologicamente» adulto, dovrebbe essere possibile contenere la nostra indignazione entro limiti più ragionevoli, anzichè assumere la natura di giudizio senza appello e senza attenuanti, e spesso senza il minimo spazio per la pietà o la commiserazione.
Non dimentichiamo poi che il padre adottivo in questione, era un professionista affermato (un medico) e la madre una insegnante, quindi persone che non avevano la scusante di appartenere ad un ambiente degradato, e che con il loro comportamento hanno riaperto ferite oltremodo profonde.
La Pedofilia è dunque una situazione complessa che assume la connotazione di una vicenda umana drammatica vissuta dal soggetto dapprima solipsisticamente e successivamente rappresentata nella realtà esterna. Che si tratti di un problema antico quanto il mondo è provato poi dallo spazio che ha avuto, oltre che nella mente dei filosofi (Platone) anche nella mente degli artisti di ogni tempo.
E’ nota, a tale proposito, la figura del pedofilo Humbert, il protagonista di «Lolita» di Nabokov. Humbert desidera eliminare la moglie (e il caso gli è favorevole), per poter sedurre indisturbato la di lei figlia dodicenne. Del resto egli ha sposato la donna proprio per poter stare vicino a Lolita «fuoco dei miei lombi». La bambina rappresenta in questo romanzo la parte infantile del protagonista che le permette di realizzare la inconscia fantasia di un rapporto narcisistico col padre. Le donne sono utilizzate da Humbert solo come paravento, ma sono profondamente disprezzate e considerate come prive di ogni attrattiva. Humbert è però continuamente perseguitato da un personaggio «interno» proiettato all’esterno sullo scrittore Quilty che gli porterà via Lolita, del resto abbandonandola poco dopo, e che lui sarà spinto ad uccidere finendo così in carcere quel ciclo esistenziale che sembra caratterizzare tipicamente la vita del pedofilo. Solo l’eliminazione di Quilty (l’aspetto odiato dell’immagine paterna) sembra permettere ad Humbert di rinunciare alla relazione pedofila alla quale era ricorso nel tentativo di mantenere in vita il rapporto col padre; anche se dovrà espiare il suo atto col carcere.
La vicenda descritta da Nabokov è certamente più complessa e non è dato qui di trattarne compiutamente; tuttavia vorrei solo ricordare che all’inizio del romanzo veniamo a sapere che all’origine di tutto c’è un duplice abbandono: quello conseguente la morte della madre, avvenuta quando egli aveva tre anni e più tardi, quello questa volta «vissuto» nei confronti del padre. Humbert riferisce:
«....Più tardi, con quella sua incantevole bonomia, mio padre mi diede tutte le informazioni che riteneva potessero essermi necessarie a proposito del sesso»
In un primo momento sembra che il padre possa in qualche modo compensare della perdita della madre. La prospettiva, era infatti di trascorrere un lungo periodo con il padre (egli curiosamente sottolinea «tre inverni»), mentre invece (e qui possiamo rintracciare uno dei fattori alla origine della sua Pedofilia):
« ahimé, l’estate di quell’anno egli viaggiava con Madame de R. e sua figlia, e io non avevo nessuno con cui sfogarmi, nessuno a cui chiedere consiglio»
E’ forse dopo questa cocente delusione che Humbert decide di risolvere narcisisticamente il suo problema, che è essenzialmente un problema di solitudine.
Quello che è curioso è che il protagonista del romanzo di Nabokov muove nei confronti del padre le stesse lamentele del nostro pedofilo omicida; ma questo è dovuto alla misteriosa intuizione che ogni artista sembra possedere nei confronti delle profondità dell’animo umano.
Tutto ciò solo per introdurre una visione della Pedofilia, che vada al di là della superficiale e perciò inutile descrizione che fa di questo problema mentale una quadro di mera, esecrabile, degenerazione. Il personaggio di Humbert conclamato pedofilo, sia pure indirizzato esclusivamente verso le ragazzine puberi, non è un uomo privo di sentimenti né animato soltanto da impulsi sadici. Egli vive il suo dramma come gli altri individui «normali» possono vivere il loro. Nabokov riesce a descriverne i tumulti interiori in modo che il personaggio non è meno reale di quelli che possiamo incontrare nelle aule giudiziarie. Humbert ama e soffre, e la sua sofferenza è acuita dal fatto che la sua perversione, che pur riesce a sopraffarlo, trova comunque le sue ragioni in un disperato bisogno di amore.
Ad un certo punto, Humbert ha anche momenti di ribellione: protesta la dignità del suo sentimento, opponendolo al pregiudizio della pubblica opinione e si appella, sia pure in maniera patetica, alla relatività del limite posto dai diversi contesti sociali tra ragazzina pubere, suscettibile di essere considerata vittima innocente della concupiscenza adulta e ragazza idonea al matrimonio.Egli si appella alle epoche storiche nelle quali la Pedofilia non era demonizzata, ma trovava persino uno spazio di legittimità:
«Lasciate che ricordi al mio lettore che il Inghilterra, con l’approvazione, nel 1933, della legge per la protezione dell’infanzia, col termine «fanciulla» si definisce una giovanetta che abbia più di otto e meno di quattordici anni (dopo questa età diventano ufficialmente ragazze).......Virgilio, che «le ninfette solea cantar in un sol tono», ma che probabilmente preferiva il perineo di un ragazzino.......... e certe spose decenni costrette a sedersi sul fascinum, l’avorio virile nei templi della cultura classica....In certe province delle Indie Orientali, il matrimonio e il concubinaggio prima della pubertà sono ancora piuttosto comuni........Dopotutto, Dante si innamorò pazzamente della sua Beatrice quando lei aveva nove anni, una fanciullina radiosa, imbellettata e adorna di gioielli, adorabile nella sua veste cremisi - e questo accadeva nel 1274, a Firenze, durante un banchetto nel lieto mese di maggio. E quando Petrarca s’innamorò pazzamente della sua Lauretta ella era una bionda ninfetta dodicenne che correva nel vento, nel polline e nella polvere, un fiore in volo sulla splendida pianura che si scorge dalle colline di Valchiusa».
Le componenti in gioco sono molte: il desiderio sessuale, la paura e l’aggressività; ma anche la frustrazione, la nostalgia, la solitudine.
Vi sono forme di pedofilia, che addirittura possono essere alla radice di processi artistici. Vi sono stati coinvolti artisti di grande talento e sensibilità; basti pensare a Lewis Carroll e alla sua passione per le ragazzine che amava fotografare ossessivamente (vengono in mente fatti recenti), passione che sembra aver costituito la motivazione determinante che lo indusse a scrivere «Alice nel paese delle meraviglie» ; o al comportamento pedofilo di Oscar Wilde che siamo propensi, almeno in parte, a perdonargli, al contrario di quanto fece, a suo tempo, il tribunale inglese.
Vi sono forme che trovano, in qualche modo, delle concause ambientali e che mostrano una certa «logica funzionale» anche se certamente non giustificabile.
La Pedofilia è diffusa, ad esempio, non sempre in forme trascurabili, nelle istituzioni «monosessuali». Qualsiasi individuo che abbia trascorso un periodo in un collegio, maschile o femminile che sia, non può negare che aspetti di Pedofilia fossero frequenti nel rapporto allievo-maestro, e ciò persino in ambienti religiosi. Non credo di dire nulla di nuovo se ricordo che una delle preoccupazioni del clero è costituita dal timore di manifestazioni pedofile ed omosessuali nei seminari. Questo significa semplicemente che il comportamento pedofilo può essere causato o sollecitato anche da interferenze esterne con il normale esercizio dell’attività sessuale normale.
E’ possibile che il romanzo «Nel nome della rosa» non abbia quindi, in tal senso, riferimenti esclusivamente medioevali.
Credo che ciò sia sufficiente per rendere conto delle radici della Pedofilia e delle sue complessità psicologiche e per includerla nell’area della psicopatologia piuttosto che della lucida delinquenza.