Per Perversione si è sempre inteso riferirsi ad un comportamento sessuale deviante, nel senso o della scelta dell’oggetto sessuale, o dello scopo finale. E’ perverso, secondo la visione più accreditata, ogni scopo diverso da quello che consiste nel ricercare il piacere finale, vale a dire l’orgasmo, nell’atto del coito (perversione dello scopo); così come è considerata perversa ogni scelta oggettuale che non sia riferita ad una persona del sesso opposto (perversione dell’oggetto), cioè ogni rapporto che non sia eterosessuale e con persone sessualmente mature (certamente quest’ultima affermazione provocherebbe oggi grande clamore nell’ambiente omosessuale).
Occorre anche dire, per amore di giustizia, che anche il rapporto eterosessuale può essere di natura perversa, nella misura in cui il partner sessuale non viene considerato una persona, ma un mero oggetto di piacere. Per quanto riguarda la Psicoanalisi, che costituisce indubbiamente la scienza più aggiornata in materia, Freud scoprì che la pulsione sessuale esiste già nella prima infanzia, anche se all’inizio essa ha scopi e oggetti diversi da quelli a cui il soggetto tende nella pubertà e che realizzerà più o meno compiutamente a partire dalla età adolescenziale.
La sessualità infantile, secondo Freud, può avere nel corso dello sviluppo, tre possibili destini:
- Quello di essere convogliata sotto l’egida della sessualità genitale.
L’individuo può, in tal caso, soddisfare la sessualità infantile residua (che Freud chiamò «polimorfo-perversa» o anche «pre-genitale», e che comunque sopravvive in ciascuno di noi accanto alla sessualità adulta) in parte nei così detti «giochi sessuali preliminari», cioè quei comportamenti sessuali che precedono il coito vero e proprio, in parte tramite la «sublimazione», cioè la trasformazione dell’attività sessuale in forme simboliche socialmente accettate (attività creativa, lavorativa, sportiva ecc.)
- Quello di sfociare in un disturbo mentale per il frapporsi di seri ostacoli al suo normale soddisfacimento (odio, angoscia e paura).
In tal caso l’individuo diventa nevrotico (o portatore di altre patologie) con difficoltà psichiche e sessuali (impotenza, inibizioni, fobie ecc,), che oltre a impedirgli l’evoluzione sessuale normale, esitano in sintomi o inibizioni.
- Quello di essere soddisfatta direttamente, nelle sue forme infantili pre-genitali e «parziali» (orali, anali, sadiche, voyeristiche ecc,).
La sessualità infantile in tal caso sembra «imporre» le sue esigenze e le sue pretese di soddisfazione, senza accettare condizione alcuna; relegando, per così dire, la sessualità genitale ad un ruolo secondario e financo assente.
Non si tratta più, in quest’ultimo caso, di una sessualità infantile utilizzata come «piacere preliminare», ma di una sessualità che si impone come una attività sessuale sostitutiva e che pretende una soddisfazione diretta e nelle forme pre-genitali.
E’ questa sessualità che caratterizza la categoria dei perversi, alla quale appartiene il pedofilo, anche se la natura della sessualità infantile di quest’utltimi si manifesta ed è sottesa da fantasie del tutto particolari e specifiche.
Possiamo riassumere la questione della sessualità, dicendo che la sessualità infantile che sopravvive in ciascuno di noi, ha forme molteplici di espressione e di soddisfazione, e convive in modi diversi e con diversa importanza accanto alla sessualità adulta. Rispetto a quest’ultima, in certi casi vi partecipa in una sorta di collaborazione; in altri casi le contende il terreno della soddisfazione, con esiti compromissori (sintomi); in altri casi vi si sostituisce decisamente, annullando o escludendo le forme di soddisfazione adulta, sia concreta che simbolica.
Ma perché, ci si può chiedere, vi è questa difficoltà da parte della sessualità infantile di farsi da parte, o meglio di evolvere, di diventare secondaria, subordinata alla sessualità adulta? Che cosa spinge il soggetto a pretendere e, in certi casi, a preferire la soddisfazione infantile a quella adulta? Che cosa porta un soggetto a preferire una concezione della sessualità così spesso associata addirittura a comportamenti sado-masochisti?
«Perchè c’è del marcio in Danimarca» risponderebbe Amleto.
Si tratta di vecchi attriti, vecchie ruggini, antichi risentimenti e gelosie nei confronti dei genitori, mai assopiti e tuttora attivi. Sentimenti che del resto albergano, sia pure in forme meno intense in ciascuno di noi.
La meccanica o, meglio, la dinamica della questione è data dal fatto che lo spazio e la considerazione che riserviamo alla nostra sessualità adulta, dipende dal corrispondente atteggiamento che abbiamo assunto nei confronti della sessualità e dell’intimità dei nostri genitori. Poiché è dalla identificazione con tali figure che dipende in gran parte il nostro senso di identità, compresa quella sessuale, ad una avversione e ad una ostilità nei confronti del loro rapporto e della loro sessualità, corrisponderà una ostilità e una avversione nei confronti della nostra stessa sessualità; ciò in funzione di un ineludibile processo di «identificazione».
Non si tratta di identificazioni che hanno a che vedere con la sessualità reale dei genitori, ma con la sessualità così come la immagina il bambino; concezione immaginaria che può essere, almeno in parte, confermata o confutata dal loro effettivo comportamento. Questo ci dice quanto sia grave il fatto che a tali figure genitoriali immaginarie, spesso svalutate e denigrate in funzione del risentimento infantile dovuto alle inevitabili frustrazioni, corrispondano di fatto, genitori non adeguati o addirittura incapaci d’amore.
In breve vi è in ciascuno di noi la tendenza a ripetere, a porre in essere, ciò che noi stessi abbiamo a suo tempo attribuito alle figure significative della nostra infanzia, a realizzare la stessa «trama» sessuale che abbiamo attribuito alle loro vicende interpersonali.
Se scegliamo manifestazioni sessuali polimorfe e perverse al posto di quelle genitali, è come se osteggiassimo quella sessualità tanto odiata nei genitori, e volessimo dimostrare a noi stessi che la sessualità più piacevole è quella infantile o, al contrario, (in caso di perversioni sadiche) che la sessualità non è affatto piacevole o creativa, ma è intrisa di sofferenza e crudeltà. Il bambino che c’è in noi, anzi che soggiorna stabilmente in noi, vuole fare da padrone e questa volta si vendica provando la sensazione di escludere con la nostra stessa sessualità,[AU1] <http://www.psicologiaforense.it/Libretto%203.htm> i genitori odiati. Anche se, ovviamente, si tratta di una ben magra soddisfazione, perché è del tipo «muoia Sansone con tutti i Filistei»
Il processo è alquanto più complicato e anche misterioso. Anche perché non è ancora chiaro, e in nostro possesso, un concetto univoco di «sessualità adulta», anche se al contrario abbiamo invece delle idee chiare sulla sessualità infantile e sul suo essere all’origine di relazioni sessuali infelici e conflittuali.
Che si trattasse di una faccenda complessa fu costretto a constatarlo anche lo stesso Freud nella fase avanzata del suo pensiero (vedi i suoi scritti sul masochismo e sul feticismo), quando le pulsioni sado-masochiste gli apparvero in tutta la loro rilevanza.
Freud, a dire il vero, fece di tutt’erba un fascio della sessualità infantile, chiamandola polimorfa-perversa. Vale a dire che Freud non distinse tra il bambino in cui, nell’inevitabile conflitto odio-amore, prevale la collera e quindi la crudeltà e il bambino che riesce invece a contenere la frustrazione e a controllare la sua rabbia, pur perseguendo forme di soddisfazione sessuale infantili.
Furono altri studiosi post freudiani, che distinsero invece tra sessualità polimorfa e sessualità perversa, cioè tra sessualità infantile «buona» e sessualità infantile «cattiva» (Donald Meltzer); intendendo con la prima indicare la sessualità infantile che, pur rifiutando di valorizzare le forme adulte della sessualità, tende comunque ad una soddisfazione senza eccessi di crudeltà e con la seconda quella sessualità il cui piacere sta proprio nella realizzazione di un rapporto distorto e crudele.
E’ quest’ultima visione della sessualità che caratterizza il soggetto cinico, delinquente, psicopatico, stupratore che prova, nel suo perpetrare la violenza, un profondo senso di trionfo, non sempre collegato ad una soddisfazione sessuale.
Spesso la scelta è infatti quella di togliere di mezzo qualsiasi interesse per la sessualità (quando, ad esempio, un uomo usa violenza ad una donna lesionando i suoi organi genitali ma non violentandola); ciò a motivo di una concezione pericolosa (persecutoria) del rapporto sessuale. Oppure la sessualità viene realizzata in un clima di costrizione (la donna legata, o schiava o sottomessa ecc) o, ancora, viene scelto un soggetto che essendo infantile permette di eludere la paura, come può essere proprio nel caso della Pedofilia, come avremo modo di considerare tra poco.