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Pedofilia e giustizia (di Renato Voltolin)

Gli scopi del presente lavoro



Come si deduce chiaramente dall’Introduzione, con il presente lavoro intendo occuparmi del problema della Pedofilia cercando di metterne in evidenza tutti quegli aspetti, la conoscenza dei quali dovrebbe fornire al Giudice e all’Avvocato un più equo criterio discriminatorio nei confronti di un reato le cui fattispecie sono estremamente diverse, sia in termini di gravità che in termini di responsabilità.
Inizierò trattando delle Perversioni in generale, tra le quali normalmente la Pedofilia viene nosograficamente collocata.
Tratterò poi della natura e del significato specifico della Pedofilia, mostrando come anch’essa, alla stregua di ogni altro complesso sintomatico, rappresenti comunque un modo per affrontare la sofferenza e la disperazione e sia quindi doveroso mettere da parte ogni indignazione per riservarle quella attenzione e quella comprensione che sono dovute ad ogni persona malata, per quanto odiose e sgradite siano le manifestazioni della sua malattia.
Come corollario di questo aspetto parlerò di quella che ho definito «pedofilia occulta»; intendo cioè mostrare come non siano molti coloro che possono permettersi, nei confronti del pedofilo, di «lanciare la prima pietra».
Prenderò subito dopo in esame quello che costituisce un problema nodale della Pedofilia, quello della scarsa attendibilità delle accuse di Pedofilia mosse dal bambino nei confronti dell’adulto, quando esse costituiscano meri elementi indiziari e non siano inequivocabilmente fondate su elementi probatori oggettivi. Mostrerò anche come vi sia una tendenza a fare del pedofilo un capro espiatorio, scaricando su di lui la propria «cattiva coscienza».