Violenza e adolescenza
Pro e contro l'interdisciplinarietà
Credo sia importante anche dire qualcosa intorno alle ragioni più generali per le quali riteniamo, non solo che i tempi per questa collaborazione interdisciplinare tra psicologia e giustizia siano maturi, ma che addirittura questa non sia ulteriormente procrastinabile. Così come varrà la pena di accennare agli ostacoli che interferiscono con la sua realizzazione.
Riguardo al primo punto, sembra che l'ordinamento giuridico stia vivendo un periodo di transizione caratterizzato dal passaggio da una concezione dell'uomo di tipo tradizionale a referenza filosofico-religiosa, ad una concezione dell'uomo fondata sul sapere scientifico. Potremmo anche parlare di un passaggio da un'etica filosofico-religiosa ad un'etica scientifica.
L'avvento di questa nuova "etica" scientifica ha portato spesso a profonde lacerazioni nel corpus sociale. Basti pensare alle recenti battaglie che hanno portato all'introduzione del divorzio, all'affermazione del principio delle pari opportunità tra uomo e donna, alla legge sulla procreazione responsabile, alla legge sulla tutela della privacy, fino alle attuali tendenze a delegare alla così detta "bioetica" principi un tempo chiaramente informati alla morale cattolica, per trovare conferma di questa rivoluzione che ha investito il diritto positivo.
E' evidente che tutto ciò sta imponendo alla psicologia di farsi carico del problema della validazione funzionale di tali innovazioni normative, onde evitare il rischio che pretese innovative si rivelino dannose, in quanto fondate su falsi presupposti scientifici.
In sintesi, i tempi sono maturi perché la psicologia giuridica si affianchi, almeno con pari dignità, a quella filosofia del diritto che da sempre sostiene e razionalizza i principi del diritto positivo.
Vi è poi un altro aspetto, questa volta paradossale, che sollecita la psicologia alla interdisciplinarietà: mentre un tempo la psicologia faticava ad ottenere accoglimento presso la pubblica opinione (vedi, ad esempio, le difficoltà che incontrò la Psicoanalisi nell'affermazione delle sue scoperte), oggi la situazione è capovolta: le richieste di conoscenza e di intervento rivolte dal contesto sociale allo psicologo, sono maggiori delle risposte che egli stesso è in grado di fornire.
Venendo al secondo punto, quello degli ostacoli ad una piena attuazione della interdisciplinarietà, si tratta di considerare fattori sia interni che esterni alla psicologia. Di quelli interni, riguardanti l'attendibilità scientifica della psicologia e la sua specifica competenza giuridica, ho già fatto cenno; aggiungerei che la mancanza di attendibilità scientifica deriva essenzialmente dalla frequente elusione da parte dello psicologo del principio giuridico del contraddittorio che, anche in psicologia, è un elemento sostanziale di oggettività.
Tra gli ostacoli esterni va messa in conto, oltre ad una scarsa informazione in materia di psicologia, anche una certa preoccupazione del magistrato che, ritenuto da sempre "peritus peritorum", teme che venga intaccata, senza una adeguata contropartita, quella "discrezionalità" che è la più preziosa garanzia di uno spazio perequativo sottratto alla rigidità, spesso meccanicistica, della norma.