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Studio di Psicologia e Psicoterapia (logo)


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Fondamenti di psicologia giuridica

->Reati e minori->Violenza e adolescenza

Violenza e adolescenza

Conclusioni


Ho trattato, in questo lavoro, sia di una nuova modalità di approccio al fenomeno della violenza, sia della necessità di una collaborazione interdisciplinare tra lo psicologo e l’uomo di Legge.

Riguardo al fenomeno della violenza, ho sostenuto che si tratta essenzialmente di un problema di prevenzione che, in ambito giuridico, consiste, di fatto, nella presa in carico del problema quando si manifesta nella età adolescenziale. La prevenzione della violenza si attuerebbe quindi in forma di intervento precoce; a tal fine sarebbe opportuno che il Tribunale per i minorenni riprendesse in considerazione quella competenza rieducativa di cui parla l’Art. 25 del r.d.l. 1404.
La metodologia di elezione sarebbe quella dell’indagine familiare come pre-condizione al momento psicodiagnostico e alla scelta del progetto rieducativo. Il percorso rieducativo dovrebbe essere poi documentato da una sorta di “monitoraggio familiare”. Il trattamento di psicoterapico di elezione dovrebbe comprendere una esperienza di gruppo.
Il problema della prevenzione della violenza sarebbe dunque essenzialmente un problema di giustizia minorile.
Ho sostenuto infine, anche se implicitamente, che non sono necessarie, innovazioni legislative (data la gamma di leggi esistenti), quanto un rimaneggiamento soprattutto in termini di principi; la discrezionalità del giudice è del resto così ampia e così molteplici le modalità di intervento alternative alla pena, che potrebbe anche essere sufficiente un aggiornamento delle conoscenze psicologiche e dei conseguenti parametri orientativi e di valutazione.
Riguardo all’obbiettivo della collaborazione interdisciplinare, occorre, a mio avviso:
  1. procedere sulla strada della specializzazione in psicologia giuridica puntando su psicologi clinici che posseggano una buona conoscenza dell’ordinamento giuridico;
     
  2. promuovere cultura psicologica (mirata sulle fattispecie) tra gli uomini di legge, in primo luogo tra i magistrati;
     
  3. promuovere incontri di discussione e di dibattito sui temi della giustizia, in modo che la collaborazione interdisciplinare avvenga concretamente ad ogni livello: legislativo, penale, civile e penitenziario.

di Renato Voltolin