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La Consulenza Tecnica di Ufficio oltre il sistema familiare



Sebbene di recente il tema della consulenza tecnica d'ufficio sia stato ampiamente trattato nella letteratura psico-giuridica, sono ancora numerosi i nodi da sciogliere circa il background teorico cui i periti fanno riferimento e le tecniche che conseguentemente utilizzano.
L'attenzione per l'aspetto relazionale accomuna, almeno a livello ideale, gran parte degli psicologi e degli psichiatri che vengono interrogati dai giudici perché forniscano un loro parere tecnico relativo a casi che presentano aspetti problematici, tali da rendere complicato pervenire ad una decisione circa l'affidamento dei figli. Tuttavia, l'analisi della dimensione relazionale spesso è solo una dichiarazione d'intenti alla quale non fa seguito la scelta di strumenti d'indagine adeguati per rilevare gli aspetti più propriamente relazionali. Spesso, infatti, le consulenze tecniche d'ufficio vengono condotte attraverso l'utilizzo di strumenti diagnostici in grado di produrre dati circa le caratteristiche di personalità dei singoli individui coinvolti nel processo di separazione, ma che lasciano inesplorato il terreno costruito congiuntamente rappresentato dalla relazione. Indubbiamente, in alcuni casi, l'esame degli aspetti personologici assume un'importanza notevole, si pensi alle situazioni in cui vi è il dubbio di un grave scompenso psichico del genitore; ad esso, però, deve necessariamente seguire l'analisi di ciò che rappresenta il proprium della separazione, l'aspetto relazionale.
Nella conduzione della consulenza tecnica d'ufficio è necessario fare riferimento a procedure e strumenti che consentano di raccogliere informazioni provenienti dai vari livelli che caratterizzano la vicenda familiare e che, quindi, possono rendere ragione della sua complessità. L'esigenza di fare riferimento in sede peritale alla prospettiva sistemico-relazionale, in modo da considerare l'individuo congiuntamente al proprio sistema familiare, è stata sottolineata da molti autori; ciò nonostante, alla rilevanza attribuita agli aspetti sociali della famiglia spesso non fa seguito la considerazione del rapporto d'interdipendenza che essa intrattiene con il sovra-sistema nel quale è inserita.
Se è vero che l'individuo, in quanto parte di un sistema, non può essere considerato indipendentemente dal suo contesto di riferimento primario, quello familiare, allo stesso modo la famiglia fa parte di un sistema più ampio che, inevitabilmente, ha delle ripercussioni sul suo funzionamento e perciò anche sulle strategie riorganizzative messe in atto nei momenti critici. La famiglia intrattiene con l'ambiente un rapporto d'interscambio reciproco e dall'ambiente, popolato da gruppi, organizzazioni ed istituzioni formali ed informali, può ricevere supporto in quei momenti che, per la loro natura, richiedono una mobilitazione di energie superiore alle capacità del sistema.
Il supporto che le reti sociali possono offrire alla famiglia durante la separazione agisce a vari livelli: emotivo, affiliativo, strumentale, informativo. In particolare, riteniamo che il supporto di tipo informativo possa avere implicazioni rilevanti per l'esito del processo di separazione, condizionando fortemente uno degli aspetti considerati criteri-guida nella decisione circa l'affidamento: la continuità genitoriale. Il supporto informativo agisce sull'elaborazione dell'evento critico che può essere definito meglio, e perciò più adeguatamente affrontato, grazie al contributo cognitivo di chi lo offre (Francescato, Ghirelli, 1988).
Vari autori, in linea con i suggerimenti scaturiti dalle ricerche più recenti, hanno sottolineato la necessità di prendere in considerazione, tra le variabili che incidono sull'adattamento post separazione, le percezioni, le rappresentazioni, i significati che i soggetti attribuiscono agli eventi. Alle variabili cognitive viene attribuito il ruolo di mediatori e fattori esplicativi delle reazioni messe in atto dalla famiglia per pervenire ad un equilibrio adatto alle nuove esigenze del sistema. Le persone che vivono l'esperienza della separazione attraversano momenti in cui sono centrate più su se stesse che sulle proprie funzioni genitoriali, perché la rottura del vincolo coniugale e il conseguente venire meno dell'unità-coppia cui a lungo si è fatto riferimento, richiede l'impegno per la rielaborazione dell'immagine di sé e della relazione. Dietro le dinamiche tese a squalificare o disconoscere l'ex-partner e ad avere un rapporto esclusivo con i figli, è ravvisabile il tentativo di difendere se stessi: in tal modo, infatti, è possibile acquisire sicurezza circa la propria validità di genitore, evitando così la catastrofe personale. In molti casi almeno uno dei due ex coniugi non riesce ad accettare la separazione e continua a sperare in una riconciliazione o, comunque, concentra molta energia psichica sulla figura dell'ex partner per "odiarlo" o per provare nostalgia. Il rischio di comportamenti di questo tipo è tanto più elevato quanto più non si riesce a porre in atto un divorzio psicologico costruttivo e quanto più si rimane ancorati all'immagine precedentemente rappresentatasi del partner e della relazione. Di fatto, in questi casi la separazione non viene accettata e non si perviene a ridefinire il proprio ruolo e quello dell'ex coniuge, necessariamente mutato rispetto a quello ricoperto precedentemente alla rottura del vincolo. Questo può ritardare il raggiungimento degli accordi relativi all'affidamento dei figli e, più in generale, rallenta il raggiungimento di un nuovo equilibrio, causando il protrarsi di lunghe battaglie, legali e non, con lo scopo di uscire vincenti dalla lotta. Il supporto di tipo cognitivo offerto dall'ambiente sociale, in particolare da figure quali mediatori familiari, psicologi, psicoterapeuti, ma anche da agenti informali come parenti ed amici, può intervenire proprio in questa transizione verso una nuova immagine di sé, dell'evento critico, della figura dell'ex partner. Il raggiungimento di una modalità organizzativa che consenta il mantenimento del legame genitore non affidatario - figli e, seppure in forma diversa, tra i due genitori, è subordinato alla ridefinizione delle relazioni che, una volta superati gli inevitabili momenti di difficoltà, dovrebbero prevedere spazi di collaborazione per adempiere le comuni funzioni genitoriali. Questo processo cognitivo si realizza quotidianamente nell'interazione con altri che contribuiscono quindi alla costruzione di un nuovo significato della propria vicenda relazionale.
La ricerca: famiglie monogenitoriali e famiglie binucleari
Vengono qui presentati i dati emersi nel corso di una ricerca qualitativa che ha coinvolto un campione di 27 famiglie monogenitoriali, omogeneo relativamente all'evento separazione, al sesso femminile del genitore affidatario, al numero dei figli (da 1 a 3) e all'età di questi ultimi (almeno uno con un'età compresa tra gli 8 e i 16 anni).
A ciascuna famiglia, incontrata nel luogo più naturale per essa, la propria casa, è stato somministrato il Disegno Simbolico dello Spazio di Vita Familiare (DSSVF). Tale strumento ha consentito alla ricerca di inserirsi pienamente nell'ottica relazionale sia per il tipo di somministrazione, il DSSVF è stato eseguito congiuntamente dai figli e dal genitore affidatario, sia per il tipo di compito previsto: alla famiglia è stato richiesto di rappresentare se stessa in uno spazio delimitato da confini, oltre il quale è stato possibile collocare altre entità sociali significative che scambiano con essa energie ed informazioni. Ai partecipanti al compito è stato poi richiesto di rappresentare, attraverso delle linee, la relazione esistente con gli altri simboli disegnati (una linea continua per i "rapporti buoni", una tratteggiata per i "rapporti così-così" una linea con una croce sopra per i "rapporti cattivi"). La conversazione intercorsa durante l'esecuzione del compito è stata registrata e poi analizzata attraverso l'analisi del contenuto, in modo da poter individuare le modalità interattive e gli attributi della rete sociale rappresentata. L'analisi dei singoli casi ha permesso di evidenziare la relazione con il genitore non affidatario, il padre, ed il ruolo che l'ambiente sociale di riferimento riveste per il nucleo familiare. Nella maggior parte dei casi è emersa la correlazione tra la posizione attribuita alla figura del genitore non affidatario e il grado di sostegno ricevuto dall'ambiente sociale. Le famiglie che presentano un confine rigido, isolate dal contesto di appartenenza con il quale non intrattengono rapporti significativi, trovano maggiori difficoltà ad attribuire una posizione precisa alla figura paterna. In alcuni di questi casi il padre viene completamente omesso o, se disegnato, in tutti i casi da parte dei figli, la sua figura appare ambigua e la famiglia fatica a trovare un accordo circa la posizione spaziale da attribuirgli e il tipo di relazione esistente con lui. Sono diversi, infatti, i casi in cui all'esecuzione del simbolo rappresentante il padre da parte di un figlio ha fatto seguito un commento della madre, quando non di un altro figlio, tendente a squalificare l'ex partner o la sua relazione con i figli.
Appare diversa la situazione per le famiglie inserite attivamente in una rete sociale riconosciuta come fonte di sostegno. Nella maggior parte di questi casi il genitore non affidatario viene collocato, perlopiù da parte dei figli, in una posizione di vicinanza emotiva al nucleo e, sebbene in un ridotto numero di famiglie, accade che sia proprio la madre a sollecitare i figli perché disegnino il padre. Sembra dunque che il rapporto che il sistema-famiglia intrattiene con il più vasto sistema nel quale è inserita correli con la relazione tra il nucleo parentale in cui sono presenti i figli e la figura del genitore non affidatario. La natura di questa correlazione andrebbe chiarita; probabilmente in alcuni casi sono le difficoltà incontrate nella relazione con il genitore che è uscito di casa a determinare l'attivazione del nucleo monoparentale per la ricerca di fonti di supporto alternative. Tuttavia, alla luce dei presupposti teorici esposti sopra, sembra ragionevole supporre che l'inserimento della famiglia in reti relazionali significative possa offrire un supporto che agisce anche sulla sfera cognitiva e che, dunque, può contribuire alla rielaborazione dell'evento in modo da salvaguardare la relazione parentale. Indubbiamente in sede di consulenza tecnica d'ufficio è necessario pervenire ad una prospettiva che tenga in primo piano la dimensione sociale della famiglia, sia sul versante interno che su quello del legame con il macro-sistema sociale. La possibilità di garantire la continuità genitoriale e quindi di parlare di famiglie binucleari e non monogenitoriali, può essere realizzata attraverso l'esame del (e l'azione sul) livello relazionale della famiglia, ma non trascurando la rete relazionale che contribuisce a dare significato al legame familiare.

a cura di Diego Lasio

Bibliografia
CIGOLI, V., GULOTTA, G., SANTI, G. (a cura di), (1997), Separazione, divorzio e affidamento dei figli. Tecniche e criteri della perizia e del trattamento, Giuffrè Editore, Milano.
FRANCESCATO, D., GHIRELLI, G. (1988), Fondamenti di psicologia di comunità, La Nuova Italia Scientifica, Roma.
GILLI, G., GRECO, O., REGAGLIA, C., BANZATTI, G. (1992), Il disegno simbolico dello spazio di vita familiare, Vita e Pensiero, Milano.