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La dinamica del processo di comunicazione interpersonale


 

Codificazione e decodificazione


Nell'ambito della comunicazione non verbale possiamo distinguere la cinesica, la pIn questa sezione approfondiremo l’analisi delle azioni e dei processi che avvengono all’interno della comunicazione. Abbiamo l’emittente che vuol trasmettere un’idea, e trasforma tale idea in messaggio scegliendo un codice fatto di segni;tale messaggio fa il suo percorso nel canale, poi viene percepito dal ricevente che deve a sua volta trasformare il messaggio. Abbiamo :
FONTE
TRASFORMAZIONE IN CODICE
IL MESSAGGIO PASSA NEL CANALE
TRASFORMAZIONE DAL CODICE
DESTINAZIONE.

La fase B è quella della codificazione dove all’idea bisogna dare una forma perché possa essere comunicata, bisogna scegliere un codice, ed esprimere quell’idea attraverso i segni e le regole del codice stesso. L’emittente può gestire direttamente la codificazione o può utilizzare un codificatore che può fungere anche da trasmettitore.
Il processo di codificazione è molto importante, e se l’emittente andasse incontro a degli errori il messaggio non sarebbe adeguato.

La fase D è quella della decodificazione dove i segni che arrivano al ricevente devono essere trasformati in contenuti significativi per il ricevente stesso, che deve conoscere il metodo di operare la trasformazione, cioe deve conoscere lo stesso codice utilizzato dall’emittente.

Un esempio di codificazione e decodificazione riguarda il modo in cui vengono riprodotti i versi degli animali. I cani abbaiano alla stessa maniera ma noi italiani lo codifichiamo con bau bau, a differenza degli inglesi che lo codificano con woof woof. Se un italiano riproduce il verso, un inglese non lo riconosce.




I nostri sensi: la percezione



Affinché il processo comunicativo si svolga fino in fondo, il ricevente deve mettere in atto i propri sensi per captare il messaggio. Questa azione automatica viene chiamata percezione. Può coinvolgere un solo senso o più di uno che vengono determinati dal tipo di messaggio e dal contesto. Per esempio un messaggio telefonico determina l’uso dell’udito, a differenza di un messaggio gestuale che coinvolge la vista.
L’essere umano ha diversi sistemi sensoriali ognuno dei quali ha i suoi recettori: organi che ci permettono di acquistare informazioni dall’esterno.
Abbiamo i famosi 5 sensi, ed altri molto indispensabili come il dolore, la temperatura, dell’equilibrio.

Dobbiamo però distinguere la percezione dalla sensazione.

La sensazione è quella che viene automaticamente registrato dai nostri recettori e dal nostro sistema nervoso sensoriale. Si tratta di energie che colpiscono i nostri organi e provocano un risultato immediato.

La percezione è un fenomeno più complesso. Comprende in se quello che è la sensazione, ed è un processo attivo, un tentativo volontario di dare un significato agli stimoli che colpiscono i nostri sensi. Il concetto di percezione può essere cosi’ definito: processo con cui l’organismo, attraverso gli organi di senso, riceve ed elabora le informazioni riguardanti l’ambiente circostante.

Noi svolgiamo due attività percettive: la selezione (capacità di prestare attenzione, e ricevere solo alcuni stimoli a cui siamo esposti) e l’organizzazione degli stimoli (capacità di assemblare le unità di stimolo).

Ci sono alcune leggi importanti:
  • Costanza percettiva: anche se gli stimoli che provengono da un oggetto sono diversi, noi in virtù della costanza percettiva riteniamo che si tratti sempre dello stesso oggetto.
  • Costanza della forma: quando un oggetto tende ad essere considerato con la stessa forma anche se lo vediamo da un punto di vista diverso.
  • Costanza del colore e della luminosità: abbiamo la tendenza a riconoscere un oggetto anche se coperto da ombre.
  • Costanza della misura: tendiamo a riconoscere un oggetto con le stesse dimensioni anche da lontano.
Affinché la costanza percettiva entri in azione però dovremmo aver maturato una serie di conoscenze ed esperienze.

Ci sono altre leggi comuni che caratterizzano la percezione, riguardano l’organizzazione dei singoli stimoli in insiemi.
  • Principio della vicinanza: tendiamo a percepire insieme gli elementi che sono tra loro più vicini nello spazio e nel tempo.
  • Principio della somiglianza: tendiamo a collegare tra loro gli elementi simili.
  • Principio della chiusura: in una configurazione di stimoli, tendiamo a colmare le lacune per avere la visione di un insieme completo.
  • Principio della buona forma: tendiamo a raggruppare gli stimoli in ordine di simmetria per percepire figure conosciute.
  • Principio della continuità: tendiamo a percepire alcune caratteristiche piuttosto che altre.
Abbiamo poi le illusioni percettive di movimento che vengono particolarmente sfruttate dai mezzi di comunicazione come il cinema e la televisione: mentre nella pellicola ci sono solo dei fotogrammi fissi noi abbiamo l’impressione che le immagini si muovano, perché ci vengono proposti cosi’ velocemente che la nostra vista non li distingue come separati.

In ogni caso la comunicazione risulta più’ efficace se i sensi coinvolti sono più di uno.

Le condizioni socio-psico-fisiche dei comunicanti


Ogni comunicazione può cambiare a seconda delle persone che la effettuano. Può essere adeguata se avviene tra comunicanti con certe caratteristiche, può non essere adeguata se le caratteristiche sono differenti.
Tali variazioni costituiscono possibilità che combinate insieme formano le unità socio-psico-fisiche.
Dal punto di vista sociale ogni individuo occupa una posizione chiamata status.
Compongono a determinare lo status le seguenti componenti:
  • età
  • sesso
  • posizione familiare
  • livello di istruzione
  • occupazione
  • reddito
  • residenza
Vediamo che spesso le comunicazioni sono differenti, se pensiamo semplicemente anche ai programmi televisivi che sono distinti in categorie, cartoni animati per bambini, propagande elettorali per gli elettori ecc..

Dal punto di vista psichico ogni essere umano ha comportamenti diversi dall’altro. Ognuno di noi si atteggia in maniera diversa a seconda delle circostanze come:
  • l’umore
  • le emozioni
  • la vergogna
  • i sentimenti
  • l’ansia
  • l’invidia
  • l’imbarazzo
Un esaminando davanti ad una commissione d’esame proverà sicuramente disagio a differenza di una comunicazione con il proprio partner che può variare dall’entusiasmo, alla gelosia, alla noia ecc..

Dal punto di vista fisico esistono condizionamenti più stabili o momentanei. La comunicazione è senz’altro più efficace se i comunicanti godono di buona salute. Ci sono pero’ alcune persone svantaggiate nella comunicazione come quelle colpite da menomazioni, veri handicap che spesso incidono sulla comunicazione.
Tutti noi comunque siamo soggetti a variazioni momentanee delle condizioni fisiche, possiamo accusare stanchezza, dolore o possiamo essere in forma smagliante: le nostre abilità comunicative varieranno di conseguenza.
 

Le motivazioni e la loro intensità



Perché viene effettuata una comunicazione?
Partendo dal presupposto che l’uomo cerca il soddisfacimento dei suoi bisogni è spinto tramite pulsioni profonde ad avere delle motivazioni. Per esempio un bambino che ha fame deve dire che vuole mangiare e magari sceglie una merendina perché ha visto la pubblicità in TV, o perché la mangia il suo amico ecc..
Maslow ha parlato di bisogni fondamentali e bisogni di maturazione. Tutti questi bisogni spingono l’uomo a comunicare. Certo soddisfiamo le fame e la sete solo bevendo e mangiando, ma è con la comunicazione che noi abbiamo cibo e bevande.
Per non parlare dei bisogni di maturazione che si basano sulla comunicazione (chiedere affetto).
Importante è anche l’intensità di una comunicazione, si può essere coinvolgenti o no. Per esempio prendiamo un impiegato che lavora per l’ultimo giorno in un azienda, si presenterà svogliato dissolto dai problemi con la dirigenza ecc..
Le motivazioni sono infine la base energetica della comunicazione, senza di esse nessun messaggio intenzionale verrebbe inviato.
 

Le varie funzioni della comunicazione



Se guardiamo la comunicazione considerando i possibili o reali risultati oggettivi parliamo di funzioni della comunicazione.
Esse sono:
  • Funzione espressiva. Comunichiamo per manifestare le nostre sensazioni, i nostri sentimenti, per sentirci sollevati.
  • Funzione di contatto sociale. Comunichiamo per socializzare, e per combattere la solitudine.
  • Funzione strumentale. Comunichiamo per ottenere uno specifico risultato sulla realtà che ci circonda.
  • Funzione di controllo sugli altri. Comunichiamo per far fare agli altri qualcosa che soddisfino le nostre esigenze.
  • Funzioni limitate al ruolo. Comunichiamo per dei doveri o diritti legati alla posizione che occupiamo.
Nella realtà alcune funzioni si possono intrecciare o accavallare.
Abbiamo due categorie più vaste:
  • Funzioni centrate = espletate da comunicazioni da comunicazioni che rispecchiano i valori della società. (onestà)
  • Funzioni eccentriche = sono le comunicazioni che vanno contro certe norme sociali. (mentire)
 

Ottimizzazione e ridondanza



Ottimizzare una comunicazione vuol dire curare la sua chiarezza; a volte si ricorre semplicemente alla ripetizione di esso perché nel primo invio può essere intervenuto un rumore occasionale e quindi necessita di ulteriori tempi di assimilazione.
La ripetizione è un intervento poco “economico” perché vengono moltiplicati i tempi necessari. Ottimizzare di conseguenza non vuol dire solo rendere ben comprensibile il messaggio, ma vuol dire ricorrere alla sua SEMPLIFICAZIONE .
I messaggi interpersonali sono dotati di notevole RIDONANZA. Un messaggio ridondante contiene il numero necessario di unità di informazioni. Di conseguenza, possiamo affermare che la ridonanza e un aspetto comune nei nostri messaggi.
Essa ha due importanti compiti:
  • ridurre l’incertezza per chi riceve il messaggio;
  • neutralizzare l’effetto dei rumori.
 

Fraintendimenti



A volte i nostri messaggi non raggiungono gli scopi da noi desiderati a causa di MALINTESI e FRAINTENDIMENTI.
Quando c’è un malinteso tra persone che comunicano si tende a dare la colpa al ricevente(colui che riceve il messaggio) ma e proprio l’emittente(colui che invia il messaggio) che non ha ben realizzato l’invio di esso. Nelle azioni quotidiane tendiamo a dar tutto per scontato infatti pensiamo sempre che ci sia stata una perfetta ricezione del messaggio.
Esaminando i due pezzi teatrali del francese J. Tardieu notiamo che compaiono annotazioni sulle incomprensioni nella comunicazione. Spiegato il concetto DI “fraintendimento” possiamo dire che l’incomunicabilità e il ripetersi di esso.
Esempi di comunicazione dove si può generare l’equivoco e l’incomprensione sono:
  • nel messaggio, il contenuto in sé non è chiaro né del tutto incomprensibile;
  • non è possibile capire se il messaggio riflette la volontà, il pensiero, le esigenze, dell’emittente;
  • in una sequenza comunicativa l’emittente produce messaggi in contraddizione con l’altro;
  • in una sequenza comunicativa non si sa se c’è un legame fra il primo e i nuovi messaggi.
 

L'ascolto



Dice un proverbio danese "l'uomo ha due orecchie e una bocca sola perché dovrebbe più ascoltare che parlare". È una realtà che l'uomo non a un udito particolarmente sviluppato. L'udito come sappiamo è uno dei cinque sensi molto utile per percepire l'ambiente che ci circonda, del resto ascoltare vuol dire raccogliere degli stimoli sonori per poi rielaborarli per comprenderli. "Essere in ascolto" (nel campo comunicativo) significa essere disponibili a recepire la realtà in un modo più o meno aperto a tutto.
Possiamo distinguere il concetto di "ascolto a due livelli che sono:
  • livello interpersonale;
  • livello sociale;
A livello interpersonale notiamo che il valore di una persona viene arricchito dalla sua capacità di "ascolto" ; invece per quanto riguarda l'ascolto a livello sociale, in particolare per le trasmissioni televisive, troviamo L'INDICE DI ASCOLTO che non misura la qualità dell'ascolto ma la quantità delle persone che seguono una determinata trasmissione.
 

Le sequenze interattive



Fino ad ora, abbiamo cercato di esaminare singolarmente la comunicazione ma abbiamo notato che non si può precisare cosi né la sua qualità né la sua durata. Possiamo dire solamente che una determinata comunicazione inizia laddove in emittente invia un messaggio e finisce nel momento in cui il messaggio è stato recepito. Nella realtà, notiamo che non ci sono comunicazioni singole ma sequenze di comunicazione dove una segue l'altra o dove ci sia una sovrapposizione all'altra.
Un esempio tipico di questa situazione è il "DIALOGO". Se consideriamo un dialogo a due persone una dice una cosa e l'altra ne dice un'altra fino a formare una catena. A volte però può succede che uno dei due comunicanti mandi dei segnali per cui il messaggio viene cambiato durante la sua trasmissione.
Tramite le sequenze di comunicazione si instaura un rapporto di scambio chiamato "INTERAZIONE". Per capire una comunicazione è opportuno considerarla durante la sua sequenza. Diverse volte qualcuno ci riferisce uno "spezzone" (cioè una parte del discorso) e noi con poco materiale vorremmo essere in grado di capire tutto e subito sempre e comunque in maniera molto superficiale.
 

Feedback o retroazione



Il feedback è un segnale di ritorno nel senso che consente all'emittente di verificare il buon esito della comunicazione. Si tratta quindi di un dispositivo che segnalando la presenza di variazioni, mette in moto il processo di controllo e consente di modificare un'azione mentre è ancora in corso. In altre parole il feedback si può definire come input che interviene in un sistema permettendo l'autoregolazione di un azione.
Possiamo individuare due tipi di feedback che sono:
  • feedback positivo;
  • feedback negativo.
Il feedback positivo agisce sull'invio del messaggio accentuando le caratteristiche indipendentemente da necessità di riequilibrio.
Il feedback negativo indica se il messaggio sta andando nella direzione giusta e da il via ad interventi che riducono lo scarto fra gli effetti del momento e quelli voluti.
Nel mondo reale un esempio tipico può essere l'interrogazione che avviene a scuola. Dopo la domanda del professore, l'alunno tende a rispondere in maniera coerente cogliendo dei messaggi che gli possono indicare se sta andando nella direzione giusta.
 

La dinamica del processo di comunicazione interpersonale



La nostra vita è fatta di continua comunicazione; per poterla effettuare e comprendere bisogna analizzare le azioni e i processi che avvengono all’interno di questa: codificazione e decodificazione.
Il processo parte dall’emittente che vuol trasmettere un’idea, trasforma tale idea in messaggio scegliendo un codice fatto di segni; questo messaggio fa il suo percorso nel canale e poi viene percepito dal ricevente, che deve trasformare il messaggio in un concetto che abbia significato. È importante che il ricevente conosca lo stesso codice utilizzato dall’emittente.
Perché il processo comunicativo si svolga fino in fondo, è necessario che il ricevente metta in atto i propri sensi per captare il messaggio. Tale azione, chiamata percezione, può coinvolgere uno solo degli apparati sensori di cui disponiamo, oppure ne può coinvolgere più di uno, anche contemporaneamente.
Fra gli specialisti si tende a chiamare sensazione ciò che viene automaticamente registrato dai nostri recettori (presenti nell’occhio, nell’orecchio…) e dal sistema nervoso sensoriale.
La percezione vera e propria è invece un fenomeno più complesso: sulle sensazioni intervengono la nostra attenzione, la nostra esperienza, insomma la nostra psiche nel suo complesso. Intorno a noi esistono miliardi di stimoli che colpiscono i nostri organi di senso, per cui una funzione della percezione consiste proprio nel tentativo di dare un ordine al caos. In questo senso, svolgiamo due attività percettive: la selezione e l’organizzazione degli stimoli. In questi casi ognuno di noi agisce in base alla propria soggettività. Per selezione si intende la nostra capacità di prestare attenzione. Per organizzazione si intende la nostra capacità di assemblare le unità di stimolo in insiemi che abbiano un certo senso.
Nel funzionamento della comunicazione interpersonale, intervengono una serie di variabili individuali che caratterizzano sia l’emittente che il ricevente: ogni persona è diversa e la stessa persona può cambiare a seconda delle circostanze, per cui abbiamo che una sequenza comunicativa può essere adeguata se avviene fra due comunicanti con certe caratteristiche (età, sesso, posizione nella famiglia, livello di istruzione, occupazione, livello di reddito, luogo di residenza, posizione nell’ambito del gruppo sociale).
Per lo studio della comunicazione interpersonale possiamo porci una domanda:
Perché viene effettuata una comunicazione?
Ad una semplice domanda si contrappone una difficoltosa risposta: nella ricerca delle ragioni ci troviamo davanti ad una infinità di possibilità e le ragioni possono essere molte e complicate. In psicologia, si tende a parlare di motivazioni. L’uomo è spinto da “pulsioni” profonde e cerca il soddisfacimento dei suoi bisogni. Esiste una gerarchia dei bisogni; bisogni fondamentali (assumere aria, acqua e cibo; dormire…) e bisogni di maturazione (sentirsi amato; autostimarsi; cercare giustizia, ordine ricchezza…).
Se guardiamo una comunicazione mettendo al centro della nostra attenzione le forze che la originano, parliamo di motivazioni; ma, se guardiamo la stessa comunicazione considerando i possibili e reali risultati oggettivi, allora parliamo di funzioni della comunicazione stessa. In questo caso sorge spontanea un’altra domanda:
A che cosa serve una comunicazione?
Anche in questo caso ci troviamo di fronte a un’estrema varietà. Cerchiamo di identificare alcune categorie:
  • la funzione espressiva
  • la funzione di contatto sociale
  • funzione informativa
  • funzione strumentale
  • funzione di controllo sugli altri
  • funzioni limitate al ruolo.
Come abbiamo già accennato trattando della percezione, la recepibilità di un messaggio viene rafforzata quando si cura ciò che ne facilita il percorso. Si tratta di tentativi di ottimizzazione della comunicazione.
Ottimizzare una comunicazione vuol dire innanzi tutto curare la sua chiarezza.
Nella realtà, molte comunicazioni interpersonali non raggiungono gli scopi per i quali sono state attivate. Infatti, malintesi o fraintendimenti sono all’ordine del giorno. Di chi è la colpa? Di solito si tende a colpevolizzare il ricevente, che sarebbe colui che non ha capito, ma talvolta è proprio l’emittente a non aver ben realizzato l’invio del messaggio.
Per ottimizzare la comunicazione è necessario saper ascoltare.
Ascoltare non vuol dire solo raccogliere stimoli sonori, ma vuol dire anche rielaborarli per comprenderli.
In generale posiamo dire che una comunicazione comincia quando un emittente decide di inviare un messaggio e finisce quando il messaggio è stato recepito. Nella realtà dei fatti, però, abbiamo a che fare con sequenze di comunicazioni, dove una segue l’altra. Un esempio tipico di questa situazione è il dialogo.
In genere, tramite sequenze di comunicazioni, tra i comunicanti si instaura un rapporto di scambio, chiamato interazione.
Un altro aspetto della comunicazione interpersonale è il feedback o retroazione.
Il feedback può essere definito come l’imput che interviene in un sistema permettendogli l’autoregolazione di un’azione. Si tratta di un dispositivo che, segnalando la presenza di variazioni, mette in moto il processo di controllo e permette così di modificare un’azione anche mentre è in corso.